10 gennaio 2017

La terra dei recinti

E' stato un anno difficile e i miei molti blog ne hanno inevitabilmente risentito, su tutti proprio Stipaturi, con un solo post in tutto il 2016. Spero quest'anno che possa andare meglio, iniziando con questa recensione e quindi con il recupero di vecchie bozze mai pubblicate. Ad ogni modo posso assicurarvi che andrò oltre questo primo post del 2017, visto che ne ho già programmati altri!
Quando si pensa alla Calabria, alla sua situazione economica, politica e sociale, le domande senza risposta sembrano infinite, tanto che l'unica risposta sembra non rispondere. Con l'obiettivo di chiarire alcuni "perché" sulla Calabria, Massimilano Capalbo, imprenditore calabrese, scrive La terra dei recinti, che può essere visto sia come un pugno nello stomaco sia come una sveglia, una chiamata alla carica, un'ispirazione per molti, calabresi e non. Questo perché uno dei punti essenziali del libro è come, nel corso dei decenni, l'Italia ha subito una "calabresizzazione", anche se questo punto mi sembra quasi inevitabile, insito nel percorso della democrazia (mi aspetto qualcosa del genere in futuro anche al resto d'Europa, ad esempio).
La speranza, però, si trova nelle idee e nelle iniziative dei singoli cittadini, il più possibile lontano dalle istituzioni. In particolare quelle calabresi sono difficili da coinvolgere, soprattutto a causa della classe politica regionale, interessata a parole ad ogni nuova idea, ma con una prontezza che al confronto un bradipo è uno sprinter inarrivabile.
Nonostante questi problemi e una sorta di "allevamento culturale", quasi un esperimento per la raffinazione dei metodi di addormentamento democratico, i progetti interessanti che cercano di recuperare le conoscenze e il territorio calabrese vengono raccontati nella parte finale del libro, costruito sul campo da Capalbo.
Una lettura interessante e, oserei dire, fortemente libertaria, che spero possa diventare di stimolo e ispirazione.

27 gennaio 2016

Memoria

capacità di raccogliere informazioni sensoriali, immagazzinarle, recuperarle e quindi esprimerle in forma verbale (memoria esplicita o dichiarativa) o attraverso azioni
(dal wikizionario)
E poi succede che, mentre leggi una citazione di Primo Levi, nessuno ti sta ascoltando, nemmeno chi, poco prima, ha invitato al silenzio per far ascoltare tutti. E allora il dubbio diventa certezza: la memoria preferiamo commemorarla, perché esercitarla costa fatica.

10 ottobre 2015

Lo stato nazione secondo Abdullah Ochalan

Per scrivere la recensione/approfondimento su Ferro & piume di Zerocalcare sul numero di Internazionale uscito il 2 ottobre, mi sono andato a tradurre le idee di Abdullah Ochalan (che trovate in un post di Fabristol per libertarianNation) con l'intenzione originaria di utilizzarle in toto all'interno dell'articolo. Alla fine così non è stato, e allora colgo l'occasione per proporre la traduzione qui su Stipaturi
Lo stato-nazione è uno stato centralizzato con attributi quasi-divini che ha completamente disarmato la società e monopolizzato l’uso della forza.
Gli stati-nazione sono diventati dei seri ostacoli per ogni sviluppo sociale.
Poiché lo stato-nazione trascende le sue basi materiali, i cittadini, assume un’esistenza oltre le sue istituzioni politiche. Ha bisogno di istituzioni aggiuntive alla sua propria per proteggere le sue basi ideologiche così come le strutture legale, economica e religiosa. La risultante burocrazia civile e militare, in continua espansione, è costosa e serve per la conservazione del trascendente stato stesso, che a sua volta eleva la burocrazia sopra le persone.
Lo stato-nazione nella sua forma originale mira alla monopolizzazione di tutti i processi sociali. La diversità e la pluralità devono essere combattute, un processo che ha condotto verso l'assimilazione e il genocidio. Non solo sfrutta il potenziale delle idee e del lavoro della società e colonizza le teste del popolo in mone del capitalismo; assimila anche tutti i generi di idee spirituali e intellettuali e culturali con l'obiettivo di preservare se stesso. Esso mira a creare un'unica cultura nazionale, un'unica identità nazionale, e un'unica comunità religiosa unificata. Così impone anche una cittadinanza omogenea. La nozione di cittadino è stata creata come risultato della ricerca di tale omogeneità. La cittadinanza nella modernità non definisce null'altro se non la transizione dalla schiavitù privata alla schiavitù statale.
Supponendo di voler confrontare lo stato-nazione con un dio vivente, allora il nazionalismo sarebbe la corrispondente religione. Essenzialmente, lo stato-nazione è un'entità strutturata militarmente. Gli stati-nazione sono alla fine il prodotto di qualunque genere di conflitti interni ed esterni. (...) L'esercizio fascista del potere è la natura dello stato-nazione. Il fascismo è la più pura forma di stato-nazione.

La vignetta d'apertura è tratta da Ferro & piume

30 luglio 2015

Bamboccioni d'Europa

Con il termine bamboccioni, arrivato agli onori delle cronache alcuni anni fa grazie a un ministro della repubblica italiana, si identificano, almeno in Italia, tutti quegli italiani che vivono con i genitori. Da alcuni dati diffusi lo scorso anno tra la popolazione europea tra i 25 e i 34 anni, un utente reddit (sempre un anno fa) ha realizzato la mappa seguente:

Sono molte le motivazioni che spingono a restare in casa così a lungo. Alcune, forse le principali, sono riassunte da BkkGrl:
  • il prezzo degli affitti;
  • il tasso di disoccupazione;
  • gli aiuti (o per meglio dire la loro assenza) da parte del governo.
A queste aggiungerei anche le problematiche legate alle tasse (le famiglie pagano soprattutto in Italia tasse inferiori rispetto ai singoli quando si staccano dal nucleo originale senza crearne uno autonomo) e, sicuramente per i paesi mediterranei, ma probabilmente per tutti i paesi con una colorazione dal giallo in su, anche il forte attaccamento alla famiglia (o per contro il forte attaccamento della famiglia ai figli...) e dovremmo avere il quadro generale della questione.
Quale delle due situazioni opposte, ovvero tra un'uscita precoce e una ritardata, sia la migliore (o se il meglio, come al solito, si trova nel mezzo) è qualcosa che sta alle sensibilità di ciascuno, ma è indubbio come la maggior parte dei punti su elencati sono legati essenzialmente alla percentuale di ingerenza dello stato nella vita di ciascun cittadino.
via Brilliant Maps