25 dicembre 2008

Buon Natale 2008

L'albero di Natale in Piazza Duomo - Milano, 2008

Un Buon Natale a tutti i lettori di Stipaturi dalla redazione con una foto dell'albero natalizio in Piazza Duomo a Milano.

P.S.: cliccate pure sulla foto...

15 dicembre 2008

Giuseppe Pinelli


Nella notte tra il 15 e il 16 dicembre del 1969 moriva a Milano, in fatti misteriosi, Giuseppe Pinelli, ferroviere anarchico. Cadde da una finestra della questura del capoluogo lombardo, dove si trovava in stato di fermo interrogato riguardo i fatti del 12 dicembre dello stesso anno, fatti criminosi noti come Strage di Piazza Fontana, strage che a tutt'oggi non è stata rivendicata né è stato trovato un colpevole.
Ritornando a Pinelli, i dubbi sulla sua morte, al momento classificata come accidentale, sono molti e dovuti alle incongruenze nelle dichiarazioni ufficiali e nelle smentite. Oltre a rimandarvi alla voce presente su Wikipedia (corredata di foto su Anarcopedia), rimando i lettori alla lettura di Morte accidentale di un anarchico, rappresentazione teatrale di Dario Fo, scritta come risposta alle dichiarazioni ufficiali di cui sopra.
Certo Pinelli era considerato innocente, come risulta dalla lapide ufficiale posta in piazza Fontana (Innocente morto tragicamente nei locali della questura di Milano), questo però non cancella ciò che gli è successo, quello che gli è stato sottratto.
Tra 1 anno ricorrerà il trentennale della morte di Giuseppe Pinelli, un quarantenne che aveva partecipato alla resistenza antifascista e che coltivava il sogno di una società migliore o quanto meno diversa e che, probabilmente, è rimasto vittima di quella stessa società che forse così democratica non era.

12 dicembre 2008

Onda su onda

Giornata importante, quella di oggi. Sciopero generale che ha fatto scendere nuovamente in piazza scuole e università: le città sono state invase dai cortei, sia al sud come al nord. In particolare a Milano il corteo aveva una valenza particolare, cadendo nel giorno dell'anniversario della strage di Piazza Fontana (passando per la piazza, già oggi si notano alcuni fiori deposti alla base della targa posta in memoria di Giuseppe Pinelli): partito da Cairoli (di fronte al castello) per quel che riguarda la testa (scuole e CGIL), successivamente gli universitari, partiti da Cordusio, si uniscono in coda al corteo. La giornata è fresca ma elettrica: c'è allegria tra i ragazzi delle scuole e preoccupazione ma anche maggiori organizzazione e ordine tra gli universitari. Il corteo di questi ultimi viene aperto da un camioncino bardato dai più disparati striscioni, mentre con il microfono si alternano studenti e ricercatori: a un certo punto un "Babbo Natale" inizia una simpatica "asta dei ricercatori": vari dottorandi, post doc e altre figure della ricerca più o meno precarie si alternano sul camioncino per raccontare il loro lavoro e subito dopo il "Babbo" da inizio all'asta con offerte "platoniche", un modo per scimmiottare quello che dovrebbe avvenire quando un giovane finisce il percorso del dottorato di ricerca: le università, gli istituti di ricerca, i privati sono più che disposti a valorizzare un titolo qualificante, all'interno delle loro esigenze.
Più spesso. invece, succede che si diventa muli della ricerca, sottopagati (quando va bene) perché i soldi finiscono non si sa mai bene dove: questo folto esercito si rivolge al governo perché non è certo con i tagli che si risolve il problema, ma andando anche università per università, caso per caso a ficcare il... naso negli affari accademici; chiedendo a rettori, presidi di facoltà e direttori di dipartimento una maggiore trasparenza non solo nella gestione del personale ma anche dei fondi disposizione.
Comunque, al di là dei discorsi ben noti, di cui spesso negli ultimi mesi abbiamo parlato (e che sono stati il filo rosso degli interventi conclusivi in Piazza Fontana), la manifestazione ha avuto un'ampia partecipazione, qualche piccolo successo (bloccati tre tram a Cordusio! - peccato non avere con me il cavetto per inserire la foto con questo post: spero di recuperare prima possibile), sguardi curiosi dai passanti, un po' di disagio per chi usa i mezzi di superficie.
Una bella giornata che, speriamo, possa avere un eco nelle segrete stanze: magari chi governa si ricorderà chi è che compone veramente lo stato.

P.S.: date un'occhiata a questa pagina del sito della camera, in particolare all'articolo 2 di cui vi inserisco il titolo: Trasformazione delle istituzioni scolastiche in fondazioni.
Buona lettura, o forse è meglio dire buona fortuna a tutti!

01 dicembre 2008

Giornata mondiale contro l'AIDS

Lega Italiana per la Lotta contro l'AIDS

11 settembre 2001: 2863 persone sono morte
40 milioni infettati dall'HIV nel mondo.
Il mondo s'è unito contro il terrorismo. Dovrebbe unirsi anche contro l'AIDS.

13 novembre 2008

Dopo Napoli, Cosenza?


E' quello che si staranno chiedendo i cittadini e i politici del capoluogo: in questi giorni di crisi finanziaria del consorzio privato Vallecrati, durante i quali la colpa è stata data ora alla società di raccolta dei rifiuti ora al comune, i cassonetti di gran parte dei quartieri di Cosenza sono straripanti di rifiuti (la foto che correda il post è stata scattata sabato, verso le 14:00), mentre altre zone come via Popilia (per motivi logistici) e Rende (grazie agli accordi presi dal comune sia con Vallecrati sia con Calabriamaceri) sono pressocché pulite.
Sicuramente, visti anche i problemi avuti dalla città di Crotone all'inizio di Ottobre, la situazione tra mezzi di Vallecrati non disponibili, chiusura di discariche, cattiva gestione politica dell'emergenza rifiuti (è questo è il minimo, almeno fino alla conclusione dell'inchiesta su monnezzopoli) è difficile e complicata. Ricordiamo ai nostri lettori che uno dei nostri primi post, datato 5 Ottobre 2008, era dedicato proprio alla spazzatura, e in particolare alla discarica di Lungro: in Ma che... stiamo scherzando? e in Discarica/1 e 2 (Un cumulo di menzogne) si sottolineavano i tentativi di aprire una nuova e insicura discarica nel paese cosentino. Il rischio è sicuramente quello di vedere, in posti sperduti, con la fretta già usata per risolvere/non risolvere il problema napoletano (come hanno confermato Marco Gelardi a Milano durante la presentazione dello spettacolo teatrale Gomorra), l'apertura di dicariche vicine a luoghi abitati o a zone protette.
Nel frattempo la Provincia di Cosenza co-finanzia insieme al comune di Castrovillari la costruzione di un impianto a biogas, annunciato ad agosto e si spera operativo a marzo/aprile dell'anno prossimo. A conclusione di tutto il sindaco di Castrovillari Orlandino Greco ha detto:
A Castrolibero, attraverso l'incentivazione della raccolta differenziata e l'ampliamento della discarica comunale, abbiamo creato condizioni affinché si realizzasse quello che tra qualche tempo diventerà realtà. Oggi vediamo i frutti del nostro lavoro e della nostra volontà di metterci in gioco rispetto ad una questione strategica fondamentale.

Nella speranza che il progetto vada in porto e che, soprattutto, venga gestito in maniera corretta e trasparente (e già questo sarebbe un successo in Calabria), forse potrebbe essere questa la strada da intraprendere per non creare un nuovo caso eclatante come quello di Napoli e portare la nostra regione, e perché no l'Italia, verso una indipendenza energetica e... monnezzara!

31 ottobre 2008

Il rumore di una foglia che cade

Ieri mattina i Precari Invisibili della Ricerca dell'Università della Calabria si sono riuniti innanzitutto per guardarsi in faccia dopo la grande assemblea del 28 novembre. Il movimento sta, obiettivamente, crescendo: il passa parola non funziona solo con i buoni libri!
Passiamo all'assemblea: è stata decisamente ricca di contenuti, a tratti un po' caotica quando le proposte e gli interventi sono stati interessanti e dall'ampia partecipazione. Si sono vagliate le varie opzioni a disposizione (ad esempio la possibilità di divulgare presso la popolazione locale i contenuti della Legge 133/2008 di Tremonti, oltre alla possibilità di coordinarsi con i gruppi simili delle altre università italiane) e dopo una discussione di due ore e più, cui era presente anche una giornalista di Calabria Ora, la prima e più immediata azione è la stesura e l'invio di un comunicato stampa che, volentieri, pubblichiamo in questa sede all'attenzione dei nostri lettori:
Oggi 30 Ottobre 2008 si è riunita l’assemblea dei
PRECARI INVISIBILI DELLA RICERCA dell’UNICAL

Noi siamo quelli che ieri erano studenti; quelli che oggi riempiono i laboratori, che fanno le esercitazioni in aula, che lavorano di domenica per rispettare le scadenze, quelli che seguono i tesisti.
Noi siamo quelli che vogliono avere la possibilità di diventare ricercatori domani, ma che con la legge 133/08 non lo saranno mai.

Noi ci mobilitiamo per contestare:
  • il taglio dei finanziamenti come soluzione ai problemi dell’università e il modo in cui sono stati decisi: ad agosto, con un provvedimento straordinario, in nove minuti;
  • che alla "fuga dei cervelli" ed alla qualità della didattica si risponda con il blocco del turnover, che equivale ad incentivare la fuga all’estero e ad aggravare il rapporto numero studenti su numero docenti che in Italia ad oggi equivale già a 20,4 contro una media europea di 15,3;
  • che di fronte al bisogno di cambiamento dell’università pubblica si emani una legge che non modifica le forme di redistribuzione dei finanziamenti ma che preserva e rafforza i poteri forti;
  • che in opposizione alla proclamata esigenza di svecchiamento dell’Università si impedisca l’accesso a tutti i giovani che vogliono imparare e che sanno fare ricerca;
  • che, mentre si sostiene che questa legge favorisca la meritocrazia, sia stata bocciata l’Agenzia Nazionale Valutazione Università e Ricerca (ANVUR) finalizzata proprio alla valutazione della produzione scientifica di ogni singolo membro dell’Accademia.
Riteniamo che questo sia un attacco alla ricerca, non solo perché l’85% della ricerca italiana si svolge nelle Università Pubbliche ed è ricerca a cui i precari contribuiscono in maniera consistente, ma anche e soprattutto perché la trasformazione in Fondazioni di diritto privato (L.133/08 art. 16 comma 1 e ss) rischia di intaccare la libertà del sapere.

Pertanto ci rivolgiamo a tutti: studenti, dottorandi, dottori di ricerca, assegnisti, contrattisti, collaboratori di ricerca, ricercatori, docenti e personale tecnico-amministrativo, affinché partecipino attivamente alla protesta in corso contro la legge 133 del 21 Agosto 2008.

Vi invitiamo a prendere contatto con noi ed a partecipare alle prossime iniziative di protesta che verranno comunicate su: Ricerca precaria e a partecipare alla prossima assemblea Lunedì 3 Novembre 2008 alle 10:00 a.m. nell’aula CF1, cubo 32C, livello ponte carrabile.

A questo punto è buona cosa farvi un riassunto delle... puntate precedenti riguardanti le agitazioni universitarie di quest'ultimo periodo:
* Una stagione selvaggia
* Rumble Tumble
* Bad Chili

Argomenti correlati:
* Tirocini di ricerca, Regione Calabria
* Tirocini di ricerca: come sta andando (1) e (2)
* Anche in svizzera parlano calabrese

29 ottobre 2008

Bad Chili



Ieri è stata una giornata d'agitazione all'Università della Calabria, con un'assemblea che ha coinvolto larga parte degli studenti, dei docenti e dei precari dell'ateneo cosentino. La lunga giornata inizia con i precari invisibili della ricerca che, all'inizio del ponte coperto, si preparano per avviarsi verso l'aula magna, sede dell'assemblea dell'Università della Calabria. Tra l'emozione e la preoccupazione, ci troviamo con alcuni cartelloni e un grande striscione, Ricerca pubblica italiana - Da consumarsi entro il 31-12-08: molte le persone che passando gettano un occhio curioso, a volte più attento e interessato, allo striscione. Altri, invece, si interrogano se ci sarà lezione in mattinata: e non sono solo studenti, ma anche docenti. L'idea di fondo è e resta comunque ampia libertà di aderire all'assemblea, ma certo sarebbe preferibile la partecipazione di tutti, o almeno questo è quello che sperano i nostri bravi e giovani ricercatori.



Una volta giunti a 10-15 precari invisibili, parte un mini-corteo, che tra la curiosità e l'imbarazzo si avvia verso l'aula magna, la sede dell'assemblea accademica: qui, superato un assembramento posto di fronte all'ingresso dell'aula, si raccoglie un applauso spontaneo non appena entra lo striscione. Dentro, tra il vociare e la confusione, la situazione è in continua evoluzione: il locale è già pieno con persone in piedi o sedute lungo le scale e soprattutto continua a riempirsi, mentre fotografi e televisione iniziano a farsi vedere in giro, raccogliendo le prime istantanee della giornata. Il grande afflusso, però costringe gli organizzatori, ben lieti comunque, a spostare l'assemblea all'esterno, nel piazzale antistante il cubo in cui è posta l'aula magna: è qui che, dopo l'attesa del camioncino che costituirà il palco per la manifestazione di protesta, la gente inizia a riunirsi, sfruttando tutti gli spazi disponibili per appendere gli striscioni. Spunteranno sia sulla facciata dell'aula magna, sia su quella della segreteria, senza dimenticare le balaustre dei ponti coperto e scoperto. E proprio grazie ai ponti e agli spazi intorno alla segreteria si andranno a sisatemare nel corso della mattinata tutte quelle persone che non sono riuscite a sistemarsi nella piazza gremita: il microfono è acceso, la discussione può iniziare.
I primi interventi sono degli studenti: in pratica delle arringhe alla folla, parlando della manovra finanziaria, dei motivi per cui essere contro questi tagli generalizzati. Dopo questi primi interventi sale sul palco il rettore prof. Latorre. Il rettore parla in maniera piuttosto approfondita della manovra, iniziando sin dal taglio dell'ICI che, invece, avrebbe potuto rendere la manovra del governo più leggera di una trentina di miliardi. Secondo il rettore, poi, la manovra esprime strategia di disimpegno dall'istruzione pubblica da parte del governo: basti pensare che un quarto dei tagli previsti in finanziaria cadono tutti su scuola e università. Latorre, infine, invita a utilizzare la calma come mezzo di opposizione alle decisioni dell'attuale governo Berlusconi, di iniziare a interrogarsi anche sul federalismo fiscale che, tanto quanto i tagli, potrebbe portare disagi e problemi alla Calabria. In particolare, però, parlando dei circa 60 milioni di euro di taglio previsti per il 2009, l'invito di Latorre è soprattutto quello di lavorare per convincere il governo a limitare il provvedimento a questo primo taglio, avendo un anno di tempo per scongiurare i più consistenti tagli che partiranno dal 2010. In particolare secondo il rettore:

La sfida sarà far sentire democraticamente la nostra voce e far funzionare l'università.


Il secondo intervento di un certo peso viene da Perrelli, il preside della Facoltà di Lettere, la facoltà che ha guidato questa rivolta, almeno nella nostra università. Temo che loro andranno avanti è uno dei commenti d'esordio di Perrelli, che prosegue dicendo che questo è l'unico movimento sociale di opposizione alla politica neo-liberista della destra. Eppure le difficoltà sono tante: il movimento è comunque minoritario, essendoci da una parte l'opposizione non solo del governo ma anche di quella parte universitaria che ritiene corretta l'azione di governo. A questi va aggiunta l'indifferenza di larga parte del mondo accademico studentesco e docente: Perrelli, infatti, invita la folla a intraprendere azioni di informazione non solo nei confronti della società, ma anche degli studenti e dei professori che non sono intervenuti all'assemblea, ritenendo più opportuno continuare l'attività didattica regolare. Perrelli, quindi, bravo a esaltare la folla come praticamente tutti i "conferenzieri", chiude con quello che può ritenersi lo slogan dell'assemblea:

Siate coraggiosi e siate uniti!


E dopo la sua lezione in piazza sulla storia dell'università in Italia durante la Festa del Cioccolato, ecco giungere sul palco Franco Piperno. Il professore del Dipartimento di Fisica è bravo a esaltare la folla, eloquente, tiene il palco con piglio e autorità, come Perrelli prima di lui. Dopo aver sottolineato l'importanza dell'unità del movimento, come già Perrelli, Piperno ricorda che è in gioco non solo il taglio di 1,5 miliardi di euro, ma la situazione dell'università. Se viene ritirato il decreto, l'università avrebbe ancora gli stessi problemi. Secondo Piperno, il cambiamento deve avvenire dal basso: è importante che la protesta passi dagli studenti, perché sono i meno compromessi nella situazione. E continua: non ho visto i rettori schierarsi contro la riforma precedente, criticando di fatto, come faranno altri negli interventi successivi, la riforma del 3+2, riforma che ha causato la moltiplicazione dei corsi e la conseguente dispersione del sapere. L'intervento di Piperno si conclude con una prima proposta: visti i numeri del movimento, è opportuno chiedere ai presidi delle facoltà dell'Unical l'utilizzo di un'aula per facoltà per realizzare assemblee permanenti, per discutere non solo del provvedimento e dei problemi della nostra università ma anche di quelli delle singole realtà dipartimentali.
Gli interventi successivi sono, bene o male, dello stesso tenore: richiesta di spazi per discutere, inviti al corpo docente a interessarsi, dare corpo alla propria voce, alle proprie idee. Richieste forti di confronto con questo movimento e di intervento effettivo. Un po' fuori dal coro in questo contesto l'intervento di Romolo Perrotta, che promette parole che faranno male a qualcuno, ma che alla fine, obiettivamente, calca ben poco la mano, nonostante le più che condivisibili posizioni: Ridiscutiamo del 3+2 e della stessa istituzione universitaria, invita Perrotta, che poi ritorna sul 3+2 asserendo che la struttura di questo sistema di laurea così come è organizzato fa capo non solo al ministero ma anche alla Facoltà di Lettere e al suo presidente Perrelli. Il succo del suo intervento, comunque, al di là delle polemiche con le recenti dichiarazioni di Cossiga, presidente onorario del master in intelligence che ha iniziato i lavori per la sua nuova edizione proprio in questi giorni, è l'invito a levare ciò che con l'università non c'entra.
Gli interventi si susseguono, quindi, e ognuno inizia a dare voce alla propria rabbia e alle proprie paure sul futuro, e man mano che studenti, docenti, precari (di cui vi abbiamo dato conto ieri) si susseguono sul palco, si nota che il movimento, da un inizio apartitico, si porta verso la direzione tipica degli slogan dei partiti italiani: in effetti l'unico intervento pesantemente politico è quello di Perrelli, con i suoi riferimenti alla politica neo-liberista della destra italiana o con il suo accostamento masse studentesche-operai.
In conclusione, comunque, come proposte operative di protesta ritorna ancora una volta l'idea di Ingegneria di lezioni notturne, cui vengono accostate il blocco della didattica per un tempo limitato (una settimana), la proposizione di didattica alternativa (seminari in piazza), cortei nelle città (dovrebbe essere in preparazione un corteo per le strade di Cosenza per la prossima settimana): alla fine dell'assemblea, comunque, il movimento passa all'azione con l'occupazione (simbolica, a quanto pare e per il momento) di alcune presidenze e con l'installazione di assemblee permanenti in alcune aulee dell'ateneo.
Così alla fine della giornata l'Unical si ritrova in subbuglio e si unisce alla stagione selvaggia che sta attraversando l'Italia, e l'accostamento con il romanzo di Lansdale non è neanche tanto casuale o dovuto a un semplice titolo a effetto: si respira, comunque, lungo il ponte, una tensione profonda, che coinvolge ognuna delle persone che in questa accademia vivono, studiano, lavorano, mentre nelle assemblee permanenti si discute dei provvedimenti del governo e soprattutto di cosa fare il giorno dopo e in quelli successivi. Ogni persona si interroga, si riunisce anche fuori dalle aule per discutere in gruppi più piccoli: la scommessa, in questo senso, che il comitato del movimento è tenuto a vincere sarà, a parere di chi scrive, quella di mantenere il movimento fedele alle idee espresse da Piperno: no ai tagli, ma opporsi comunque a questo status quo che male ha fatto all'università. L'assemblea mattutina, però, risulta alla fin fine ricca di parole, ma in fondo povera nei contenuti, più interessata ad arringare ed esaltare gli animi, come era inevitabile aspettarsi da una riunione di così vaste dimensioni. E' in altre sedi, in consessi più ristretti e più facilmente gestibili che si dovranno trovare le idee e le proposte da portare al governo. Ricordiamo in questo senso che, al di là delle proteste e degli interventi, resta punto di riferimento il rettore e le sue parole: il suo intervento volto a un'azione diplomatica da distribuire nel corso di un anno sembra suggerire o quanto meno confermare l'idea, espressa già in un breve trafiletto su Fatti al cubo, di unirsi alle altre 13 università virtuose d'Italia, quelle che sono riuscite a presentare alla fine dell'anno accademico un bilancio positivo, di trattare in maniera separata i tagli, di scongiurarli proprio come premio per i loro sacrifici. E sicuramente anche questa peculiarità, unita con la territorialità dell'ateneo devono essere dei punti da sfruttare nel confronto con le istituzioni.
Interessante infine notare i frequenti richiami alla ricerca, richiami che non sono mai scesi nel merito. In questo caso, però, nel merito vorrei scendervi, tirando un po' d'acqua al mulino presso cui sono accademicamente cresciuto. Si è detto in questi giorni che le nostre università sono indietro nei ranking europei e mondiali, quello che però non si è detto è che i nostri ricercatori, quelli delle discipline scientifiche (che grazie al 3+2 e alla proliferazione dei corsi hanno per contro visto un maggior calo negli investimenti) sono tra i più preparati e apprezzati d'Europa. E in questa piccola finestra vorrei ricordare che la nostra università, attraverso il Dipartimento di Fisica, è presente attivamente in LHC, l'esperimento di cui si è parlato tanto nelle scorse settimane. Questo dovrebbe alla fin fine essere uno dei motivi, sicuramente il primo, per difendere innanzitutto la nostra università, rendendola simbolo della buona ricerca e della buona didattica, nonostante tutti gli sprechi che anche qui sono presenti.

Nota conclusiva: vorrei fornire, sul finale, alcune precisazioni per il lettore. Innanzitutto mi trovo nella non invidiabile posizione di precario anche se non ufficiale dell'università, nonché della scuola stessa. Questo potrebbe a tratti essere uscito fuori durante il racconto, e se magari non vi è sempre sembrato molto obiettivo, me ne scuso. Mi scuso anche delle non perfette citazioni che costellano l'articolo stesso: ho preferito lavorare alla vecchia maniera, prendendo appunti con un blocco note e la penna, piuttosto che con il classico registratore con cassetta dentro. In questo caso mi scuso sia con i lettori, ma soprattutto con le persone di cui potrei aver citato le parole in maniera scorretta e imprecisa: se ciò è avvenuto, me ne dispiaccio, ma spero comunque di aver reso lo spirito degli interventi e soprattutto della giornata.

28 ottobre 2008

Rumble Tumble


Questa mattina c'è stata, nella piazza antistante l'aula magna dell'Università della Calabria, una grande assemblea di studenti, docenti e precari della nostra università. In attesa del resoconto della giornata, che dovrebbe essere pubblicato domani, vi proponiamo il documento redatto dai precari dell'Unical e letto questa mattina all'assemblea:

Noi siamo quelli che oggi riempiono i laboratori, che fanno le esercitazioni in aula, che lavorano di domenica per rispettare le scadenze, quelli che seguono i tesisti. Noi siamo quelli che speravano di diventare ricercatori domani, ma che con la legge 133 non lo saranno mai. Noi contestiamo questi tagli come soluzione ai problemi dell’università, e il modo in cui questi tagli sono stati decisi: ad agosto, con un provvedimento straordinario, in nove minuti. Noi riteniamo che questo sia un attacco alla ricerca perché l’85% della ricerca italiana si svolge nelle università pubbliche italiane, ed è ricerca indipendente e di qualità, ed è ricerca fatta prevalentemente da noi precari. Noi contestiamo che di fronte ad accuse di invecchiamento dell’università si impedisca l’accesso a tutti i giovani che vogliono imparare e che sanno fare ricerca. Noi contestiamo che alla “fuga dei cervelli” si risponda con il blocco del turnover, che equivale ad incentivare la stessa fuga dei cervelli. Noi contestiamo che di fronte al bisogno di cambiamento dell’università pubblica si emani una legge che rafforza e favorisce i poteri forti. Noi siamo uniti dall’incertezza del domani e dal netto rifiuto di questo provvedimento legislativo. Pertanto ci rivolgiamo a tutti i dottorandi, dottori di ricerca, assegnisti, contrattisti, collaboratori di ricerca, ricercatori, e docenti affinché partecipino attivamente alla protesta in corso. Vi informiamo che la nostra protesta è appena iniziata. Vi invitiamo a prendere contatto con noi, e a partecipare ai prossimi incontri che verranno comunicati su: http://groups.google.com/group/ricercaprecaria
Il prossimo appuntamento è giovedì 30 ottobre ore 10, nello spazio antistante il parcheggio di Lingue.

Forse alla fine saremo come il rumore dei ciottoli di una strada sterrata mentre alcune auto vi stanno passando sopra, ma certo vi terremo informati, per quel poco che ci è consentito!

23 ottobre 2008

Una stagione selvaggia


Non mi riferisco al romanzo di Lansdale, il primo della serie di Hap e Leonard, ma ai movimenti di protesta che stanno sorgendo nei confronti del governo italiano, il governo Berlusconi, a causa da una parte della riforma scolastica firmata dal ministro Gelmini e dall'altra della manovra finanziaria che tocca l'università proposta dal ministro Tremonti. Vediamo un po' nel dettaglio cosa succede nel mondo accademico:

In questi giorni le proteste provengono un po' da tutti gli atenei italiani: soprattutto gli studenti e i giovani ricercatori e i vecchi precari della ricerca animano cortei e occupazioni, cercando di ottenere innanzitutto un confronto con il governo. Ciò che viene maggiormente contestato alla manovra, la legge 133/2008, è la trasformazione delle Università in fondazioni inserita nell'articolo 16 comma 1:

In attuazione dell'articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell'autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione e' adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e' approvata con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1° gennaio dell'anno successivo a quello di adozione della delibera.

E' ovvio che un'università che non vuole diventare fondazione per mantenere, rispetto al privato, l'autonomia decisionale sulla didattica e la ricerca, dovrà affrontare una serie di tagli nei fondi, ultimo dei quali per aiutare le banche a superare quella stessa crisi di cui sono, in parte o in toto questo è opinabile, responsabili (vedi anche la versione completa stampabile della stessa legge):

Il Ministero dell'economia e delle finanze e' autorizzato, anche in deroga alle norme di contabilità di Stato, a sottoscrivere o garantire aumenti di capitale deliberati da banche italiane che presentano una situazione di inadeguatezza patrimoniale accertata dalla Banca d'Italia. Tale sottoscrizione può essere effettuata a condizione che l'aumento di capitale non sia stato ancora perfezionato, alla data di entrata in vigore del presente decreto, e che vi sia un programma di stabilizzazione e rafforzamento della banca interessata della durata minima di 36 mesi.

In particolare:

Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, sono individuate per ciascuna operazione di cui al presente articolo le risorse necessarie per finanziare le operazioni stesse. Le predette risorse, da iscrivere in apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, sono individuate in relazione a ciascuna operazione mediante:
a) riduzione lineare delle dotazioni finanziarie, a legislazione vigente, delle missioni di spesa di ciascun Ministero, con esclusione delle dotazioni di spesa di ciascuna missione connesse a stipendi, assegni, pensioni e altre spese fisse; alle spese per interessi; alle poste correttive e compensative delle entrate, comprese le regolazioni contabili con le regioni; ai trasferimenti a favore degli enti territoriali aventi natura obbligatoria; del fondo ordinario delle università; delle risorse destinate alla ricerca; delle risorse destinate al finanziamento del 5 per mille delle imposte sui redditi delle persone fisiche; nonché quelle dipendenti da parametri stabiliti dalla legge o derivanti da accordi internazionali;
b) riduzione di singole autorizzazioni legislative di spesa;
c) utilizzo mediante versamento in entrata di disponibilità esistenti sulle contabilità speciali nonché sui conti di tesoreria intestati ad amministrazioni pubbliche ed enti pubblici nazionali con esclusione di quelli intestati alle Amministrazioni territoriali con corrispondente riduzione delle relative autorizzazioni di spesa e contestuale riassegnazione al predetto capitolo;
d) emissione di titoli del debito pubblico.

Tutto ciò, come scrivevo, ha portato a una serie di reazioni e di proteste nel mondo universitario: giuste o sbagliate che siano nei modi e nei toni, certo hanno il merito di puntare l'attenzione verso un modo di riformare l'università italiana che non passa attraverso una legge ad hoc ma attraverso una manovra finanziaria, e quindi utilizzando la logica del mercato e dell'economia.
In questi ultimi giorni, poi, molta attenzione è stata prestata alla protesta da parte delle trasmissioni televisive di approfondimento giornalistico: molti gli interventi, molte le opinioni, il tutto al più superfluo. E togliendo il superfluo, vorrei portare l'attenzione sull'intervento conclusivo di Pierluigi Celli, attualmente direttore generale della LUISS, nella puntata del 22 Ottobre di Matrix:
Innanzitutto sottolinea la necessità di effettuare dei tagli in un momento di economia in crisi, e a maggior ragione in un mondo, quello della scuola e dell'università in cui molti e molto diffusi sono stati gli sprechi. Secondo Celli, poi, ci si poteva mettere mano in modo diverso. Soprattutto manca il modello culturale di scuola e università che si vuole prospettare... La ratio non c'è, oppure è difficile trovarla.
Riguardo la destinazione dei finanziamenti aggiunge: Le risorse non possono essere destinate senza alcuna selezione.
Continua poi il suo interessante esame della manovra, durante il quale tutti i presenti restano in silenzio (a dire il vero ogni intervento di Celli è stato ascoltato in silenzio), attaccando in un certo qual modo alcuni aspetti dell'università italiana:

Se viene a mancare un corso di comunicazioni o una facoltà di scienze delle comunicazioni in questo paese non se ne accorge nessuno, probabilmente siamo più contenti

senza poi risparmiare quella ricerca inutile, che serve a poco, in questo momento, all'Italia. In questo caso, però, non fa nomi e cognomi in maniera esplicita, questi li lascio ai lettori che vorranno commentare. Il passaggio più interessante del suo intervento, però, è il seguente:

Guardate invece quello che succede nelle facoltà scientifiche in cui avremmo bisogno di molti più investimenti. Andatevi a guardare le facoltà di matematica, fisica, ingegneria: queste sono le facoltà su cui non si può chiudere gli occhi perché non si può pensare di trattarle allo stesso modo con cui si trattano tutte le altre.

E guardate un po' sono anche le materie che, nelle scuole, diventano marginali nella formazione degli studenti, spesso affidate a insegnanti laureati in tutt'altro.
E le idee di Celli non sembrano discostarsi troppo da alcune idee che in questi giorni ho raccolto in giro per il nostro ateneo, l'Università della Calabria: in particolare un Dottorando di Fisica pone come primo obiettivo quello di responsabilizzare i gruppi di ricerca a tutti i livelli, a partire dai capi, tramite criteri di valutazione sulla ricerca stessa come primo punto per ottenere una università migliore. Non dimentichiamo che il precedente ministro Mussi aveva istituito un organo di valutazione, che non è mai partito.
Tra l'altro il Dipartimento di Fisica si sta interrogando in questi giorni sui possibili modi di protesta: spuntano fuori idee di cortei, blocchi della didattica, ma soprattutto (e sono le idee che in questi giorni dovrebbero diventare fatti) sensibilizzazione nelle scuole e nei comuni della provincia, distribuzione di volantini esplicativi, interventi alla Festa del Cioccolato. L'idea è quella di spiegare come una diminuzione dei fondi potrebbe portare al taglio dei servizi, o a un aumento delle tasse che potrebbe portare a una diminuzione dell'indotto economico che in questi anni è arrivato nell'area urbana di Cosenza-Rende, e tutto questo indipendentemente dalla virtuosità finanziaria e scientifica della nostra università.

(i video della puntata di Matrix citata nel post possono essere scaricati a partire dal sito ufficiale della trasmissione, in particolare l'ultima parte da cui sono estratti gli interventi di Celli)

20 ottobre 2008

Tirocini di ricerca: come sta andando (2)

Un piccolo aggiornamento dopo un lungo periodo di silenzio.
La Regione Calabria ha iniziato a pagare, non tutti i tirocinanti però, ai primi di Luglio circa il 60% del dovuto, nel frattempo, però, era stata allertata della precaria situazione anche la Commissione Europea, che ha recentemente risposto. Vi segnaliamo la risposta proponendovi il testo, gentilmente inviatoci da uno dei tirocinanti, Pietro Giudice:

Oggetto: Tirocini di Ricerca banditi dalla Regione Calabria

Rif.: Suo e-mail del 25 giugno 2008

ho ricevuto copia della lettera che il Libero Comitato dei Tirocinanti delle Università Calabresi ha indirizzato via-e-mail al Commissario Hubner, ed a cui sono stato incaricato di rispondere in qualità di capo dell'unità della DG Occupazione responsabile del POR Calabria 2000-2006, e più in particolare delle azioni finanziate attraverso il Fondo Sociale Europeo come nel caso del bando in questione.

La lettera ha l'obiettivo di attirare l'attenzione della Commissione Europea su alcune gravi disfunzioni riguardanti l'erogazione di borse di tirocini di ricerca, banditi dalla Regione Calabria nell'ambito del POR Calabria 2000-2006, misura 3.7.

Al riguardo desidero informarLa che abbiamo appena inviato una lettera alla regione Calabria, in particolare all'autorità di gestione del POR Calabria, richiedendo informazioni e chiarimenti in merito a questa vicenda.

Non mancherò di tenerLa informato, appena avrò ricevuto risposta dall'autorità di gestione in merito a questo specifico caso.

Philippe Hatt
Capo Unità

E ovviamente, se riusciremo ad avere ulteriori novità, saremo qui a ragguagliarvi della situazione.

P.S.: potete scaricare il pdf originale dal sito del Comitato

11 ottobre 2008

Anche in svizzera parlano calabrese

Federico, Giuseppe, CristinaMentre viene celebrato il Nobel per la pace, la nostra piccola Calabria, lo stivale d'Italia, celebra i suoi miti, o almeno quelli che vorremmo poter indicare come miti, amici, punte di diamante per noi tutti calabresi. In particolare giunge sulle pagine dei nostri giornali locali il contributo del gruppo di ricerca di Alte Energie del Dipartimento di Fisica di Cosenza. Un breve articolo sia sulla Gazzetta del Sud (sul cui sito, se non siete abbonati, potete leggere un breve estratto), sia sul Quotidiano della Calabria, entrambi usciti con articoli sull'LHC e i contributi cosentini all'esperimento.

NON ci sono solo protoni e “Bosoni di Higgs” nella sua vita, ma anche una scuola di tango argentino che frequenta nelle ore, poche, che gli restano libere dal più grande esperimento di fisica che la storia ricordi: l'acceleratore di particelle (Lhc) azionato a Ginevra lo scorso 10 settembre sotto i riflettori di tutto il mondo. Cervellone di casa nostra, Federico Zema è nato 33 anni fa a Reggio Calabria.

Così esordisce il Quotidiano, e nel corso dell'articolo Federico, che sono orgoglioso di considerare buon amico, ci spiega Atlas:

Atlas è come un enorme barile inclinato nel cui asse passa l'acceleratore: al suo centro Lhc fa collidere i protoni e Atlas è pronto a rivelare i diversi tipi di particelle.

E continua:

Atlas può fornire 150 milioni di possibili segnali elettrici a seconda delle particelle prodotte negli scontri e tutto questo avviene 40 milioni di volte ogni secondo. Le schede elettroniche raggruppano tali segnali e attraverso i computer noi siamo pronti a studiare cosa viene fuori.

LHC, però, è diventato famoso anche e soprattutto per la riproduzione delle condizioni del Big Bang e per la ricerca del bosone di Higgs: proprio a tal proposito si esprime più avanti Federico utilizzando queste parole

Il Bosone di Higgs è lontano dalla vita della gente - confessa -ma dal punto di vista della tecnologia è molto importante che questi esperimenti si facciano. Il fatto stesso che l'acceleratore riesca oggi a gestire, con tale precisione, particelle che in un secondo fanno undicimila volte il giro dell'anello, lungo 27 Km, qualche anno fa era impensabile. Le industrie di tutto il mondo hanno fatto la fila per partecipare alla realizzazione di Lhc perché hanno tratto enormi conoscenze che poi spenderanno anche nella tecnologia che usi a casa tua.

Belle parole che danno il senso del lavoro di ricerca della fisica sperimentale moderna nelle alte energie. E spero che in un futuro non troppo lontano potremo celebrare Federico e gli altri ragazzi di Calabria che a Ginevra stanno lavorando a questo importante esperimento. E magari, perché no, come obiettivo personale, proporvi qui o su altri lidi una bella intervista/rimpatriata con Federico e gli altri.
Vi voglio lasciare, però, non già con queste speranze del futuro, ma con un bel racconto sull'accensione dell'acceleratore:

E' stato come ridiscendere sulla luna e non dimenticherò mai quando il direttore Lyn Evans ha cominciato il conto alla rovescia: "Trois, deux, un ... faisceau!". Due flash sono apparsi sul primo schermo, come previsto. La tensione si e' sciolta e il Cern si e' unito in un unico abbraccio.

Il resto potrete leggerlo nella versione pdf della pagina del Quotidiano.

Buona lettura a tutti!!!

23 settembre 2008

Cars, Carrefour e i bambini autistici

Con colpevole ritardo segnalo il post e la vicenda di una madre che, in occasione del Cars tour promosso dalla nota catena di ipermercati Carrefour, porta il figlio autistico, un piccolo appassionato del film e dei suoi personaggi, alla sede di Assago. Qui, come leggerete nel post segnalato, il figlio subirà una brutta umiliazione, che già sarebbe stata brutta se il figlio fosse stato normale.
Potete vedere anche un video, sul classico YouTube, di un'intervista della madre a byoblu:



Ecco la risposta Carrefour, scovata nei meandri dei forum che la catena mette a disposizione dei clienti, in particolare delle mamme:

Buongiorno.

Il Gruppo Carrefour Italia è profondamente sorpreso e sinceramente dispiaciuto dell’accaduto riferito dalla Signora, fatto che non rientra assolutamente nelle nostre filosofie e nei comportamenti dei nostri collaboratori.

Non possiamo che confermare che il nostro costante impegno è rivolto alla soddisfazione dei nostri Clienti, al totale rispetto delle loro esigenze ed aspettative, dai più piccoli ai più grandi.
L’etica è alla base della nostra attività e condizione imprescindibile del comportamento dei nostri collaboratori.

Il tour Disney Cars, realizzato presso il Carrefour di Assago e programmato in altri ipermercati della nostra rete che ne fanno da cornice, rientra pienamente in questo nostro impegno: abbiamo voluto offrire ai bambini ed alle loro famiglie un momento di divertimento.

Affinché i piccoli frequentatori degli ipermercati potessero vivere per un attimo dentro la “favola”, l’organizzazione è stata curata nei minimi dettagli, anche attraverso l’ausilio di società esterne. Tutte le persone coinvolte sono state adeguatamente selezionate ed informate circa la filosofia aziendale ed i comportamenti necessari.

Abbiamo preso contatto con la Signora con la volontà di approfondire l’accaduto affinché ogni responsabilità accertata venga punita con il massimo rigore.

Ci auguriamo peraltro che un singolo sfortunato episodio non pregiudichi il rapporto di fiducia che siamo riusciti a costruire con le migliaia di Clienti che ogni giorno frequentano i nostri punti di vendita e che ci scelgono anche per i valori che contraddistinguono la nostra insegna.

Molti cordiali saluti

Gruppo Carrefour Italia

Leggete il blog della madre per i nuovi aggiornamenti, come la risposta telefonica dei responsabili della catena, di cui avrete comunque avuto qualche notizia se avete visto il video postato sopra.

Ricordiamoci una cosa, prima di commentare: siamo nel Nord Italia, dove gli insegnanti del sud sono appena sopportati dai politici, dove gli esseri umani non vengono bastonati a morte per razzismo ma per difesa del patrimonio personale.
Buona notte a tutti!

30 agosto 2008

I prodi calabresi


Dite al mondo che ieri coi miei prodi calabresi feci abbassare le armi a diecimila soldati, comandati dal generale Ghio. Il trofeo della resa fu dodici cannoni da campo, diecimila fucili, trecento cavalli, un numero poco minore di muli e immenso materiale da guerra. Trasmettete a Napoli, e dovunque, la lieta novella.

(da un telegramma di Giuseppe Garibali a Donato Morelli, possidente di Rogliano, per celebrare la vittoria del 30 Agosto 1860 avvenuta a Soveria Mannelli. Cito dalla wiki: In Calabria i borbonici non seppero offrire una dignitosa resistenza: mentre interi reparti dell'esercito borbonico si disperdevano o passavano al nemico il 30 agosto un'intera colonna, comandata dal generale Giuseppe Ghio, venne disarmata a Soveria Mannelli.)

31 luglio 2008

L'annoso problema dell'assistenza al Sud Italia

Se codesto ciclista è uomo che ama riflettere, potrà fare anche qualche altra osservazione utile: quella ad esempio essere un pregiudizio la credenza che quelle province non sieno, per il resto della nazione, che dei parassiti per la vita nazionale.

La Lega Nord iniziò la sua lotta politica con messaggi del tipo Roma ladrona, con i quali voleva sottolineare come le tasse dei cittadini (in particolare quelli del Nord) andassero ad ingrassare i politici della capitale (quelli del governo, eletti, per intenderci, anche e soprattutto dagli stessi cittadini del Nord), che poi mandavano parte di questi soldi alle regioni meridionali, il tutto per mantenere forte il loro consenso in quelle parti d'Italia. Questa idea, però, è abbastanza vecchia se è veritiera (e non ci sono motivi per non crederlo) l'ultima parte della Premessa di Augusto Guido Bianchi al Diario di un cicloturista di fine Ottocento. Da Reggio Calabria ad Eboli di Luigi Vittorio Bertarelli. Il discorso non semba cambiato neanche oggi, in cui si sente parlare contro gli extra comunitari (ai quali vengono affittati, in nero, gli appartamenti nelle zone periferiche di un po' tutte le grandi città, anche del Nord) e mantenere degli apparenti buoni rapporti con i meridionali (per i quali è spesso difficile trovare appartamenti in affitto, soprattutto se appena arrivati in città e soprattutto se l'affittuario è un meridionale!), salvo poi, alla prima occasione, parlare contro di loro, senza pensare che un buon terzo (se non più) dell'economia settentrionale si regge su gente del Sud. E la situazione tutta è ancora più incredibile se consideriamo che oggi, come allora:

Laggiù vi sono terre fertili e ricchezze grandi: l'occhio si perde spesso fra interminabili uliveti e gli aranceti auliscono quasi ad ogni svolto di strada, mentre vigne dal vino generoso incoronano ogni poggio.

Forse la situazione oggi non è così, ma potrebbe esserlo in maniera ancora più importante nel futuro, con le giuste politiche e con i giusti politici. Certo scopriamo che l'unità d'Italia, tanto vituperata dalla Lega, ha portato più svantaggi che vantaggi al Sud:

Ma tutta questa ricchezza è poveramente pagata: l'olio, il vino, gli aranci e i formaggi caprini non possono sperare in una esportazione, troppo gravosa oggi, in cui le ferrovie con tariffe altissime hanno distrutto altri mezzi meno costosi di trasporti per mare e in cui l'unità italiana ha tolto alle Calabrie quel grande consumatore che era Napoli.

E oggi, alla vigilia di un federalismo fiscale che, se ben gestito dalle regioni del Sud, in primis dalla Calabria, potrebbe portare a un diffuso benessere reale anche nel Mezzogiorno d'Italia, stiamo assistendo (almeno secondo i nostri politici, o basandosi sugli orari di Treni Italia degli ultimi anni, o sul disimpegno sempre maggiore di quest'ultima dalla stazione centrale di Cosenza) anche a un tentativo di indebolire le possibilità di competizione di molte regioni meridionali, che non riescono a risolvere i problemi delle infrastutture, o che spesso, come la Calabria, le smantellano, come la rete su binari delle Ferrovie della Calabria, che ormai servono la regione quasi esclusivamente con il sempre più costoso traffico su gomma. Eppure all'inizio dell'unità d'Italia l'ammodernamento della Calabria sembrava iniziato sotto buoni auspici, almeno per osservatori superficiali:

La Calabria ha avuto ferrovie (che servono più che tutto agli inglesi tisici i quali vogliono recarsi in Sicilia senza passare il mare) e strade (le quali, lo imparino i ciclisti da L.V.Bertarelli, sono fra le buone d'Italia) Ma linee ferroviarie e reti stradali sono come le vene di un anemico: il sangue dell'attività non vi scorre, giacché la Calabria ciò che produce deve consumarlo in casa sua.

E così in un sistema economico che già alla fine del XIX secolo si basava sulla concorrenza, la Calabria resta indietro, langue, stagna in una situazione in cui la moneta non circola:

E così il denaro manca in modo assoluto: quasi tutto si paga in derrate, dal medico al notaio all'avvocato. L'esattore però no: questo vuole essere pagato in denari contanti. E il curioso si è che allorquando un possidente calabrese ha da maritare una figliuola o un figlio che deve fare il volontario, non trova denaro neppure vendendo un fondo, cosicché oggidì in Calabria si possono acquistare terreni al 7, all'8 ed anche al 10 per cento del loro reddito netto.

I calabresi, però, sono gente industriosa, che piuttosto che languire in una regione lasciata ai margini, preferisce lavorare altrove: e così nascono i grandi flussi migratori verso le regioni del Nord o ancor più verso i paesi oltre confini (come la Germania o gli Stati Uniti). Chi resta non sembra avere la forza per cambiare, e in fondo, pur avendola, deve affrontare una situazione politica difficile:

Un paese ridotto in tali condizioni da una politica insipiente, si può chiamare sagrificato, ma non parassita.

Già. Annoso problema quello della politica. Annosi i problemi della Calabria, già ben descritti poco più di un secolo fa da Bianchi, e che ancora oggi, letti a tanti lustri di distanza, sono assolutamente attuali. E forse così si spiega la reazione negativa e unanime dei politici meridionali al federalismo fiscale: da una parte i politici seri, che sanno che senza aiuti per sviluppare le infrastrutture necessarie, al momento attuale tale proposta potrebbe essere controproducente (pensando che tali politici sono, di fatto, casi isolati nella politica meridionale e forse anche nazionale); dall'altra quei politici che sulle promesse costruiscono i consensi, sulla rabbia della gente raccolgono voti, sulla situazione di assistenza che si è creata in tutti questi anni costruiscono il reddito. A ben poco valgono gli stage nella pubblica amministrazione (che tagliano fuori la ricerca), a ben poco valgono tirocini di ricerca che ancora devono essere pagati (adducendo tra i motivi la scarsa preparazione informatica e tecnica degli impiegati regionali), a ben poco valgono i tour in mezzo mondo (Italia inclusa!) per pubblicizzare i talenti calabresi: siamo stati abbandonati anche dalla 'ndrangheta, che ha lasciato nella nostra regione la parte più piccola dei suoi affari, spostati principalmente al Nord Italia e in Europa.
L'unica cosa che, oggi, possiamo fare è lavorare, probabilmente fuori Casa (e per Casa intendo la Calabria) e cercare di non dare più consensi in cambio di favori per noi o i nostri conoscenti, cercare di non votare più per le solite facce (sia che si presentino in prima persona, sia che mandino avanti nuove leve), per le solite idee. Riconquistare una dignità che abbiamo perso, che traspare dalle pagine di un vecchio diario cicloturistico. Fare nostra l'esortazione finale di Bertarelli, esortazione lanciata ai giovani cicloturisti, ma che in fondo potrebbe andare bene anche per noi:

A voi giovani che avete occhi e mente, forza e tempo, a voi che mi avete compreso dico: avanti: la via è aperta!

(Tutte le parti in corsivo sono tratte dall'opera citata all'inizio del post. Tranne l'ultimo corsivo, gli altri sono tratti dalla Premessa di Augusto Guido Bianchi alla stessa opera. Il Diario di un cicloturista è oggi disponibile in una edizione cartonata della Rubbettino a cura di Vittorio Cappelli)

16 giugno 2008

Tirocini di ricerca: come sta andando (1)



Come promesso nel nostro precedente intervento, eccovi le ultime informazioni sulla querelle dei tirocini di ricerca della Regione Calabria: il 12 Giugno un (vasto) gruppo di tirocinanti si è incontrato con il dottor Rossi e con il dottor Zumbo. I nostri ragazzi hanno, così, finalmente avuto delle prime risposte ai cronici ritardi della regione nei pagamenti (ritardi che hanno costretto molti, per non iniziare in ritardo i lavori per cui dovevano essere stanziati i fondi, ad autofinanziarsi!). Cito dall'e-mail che mi è stata inoltrata da Pietro, scritta da Rosy, uno dei poveri ma felici tirocinanti calabresi:

In uno dei moduli che abbiamo compilato a marzo, ci è stata fatta esplicita richiesta, dato che fra l'altro credo che una normativa europea lo prevede già dal 1° gennaio, di indicare il codice IBAN del nostro conto corrente; ma, ed ecco il mostro burocratico che risorge dalle viscere della Terra, il software che la Ragioneria regionale utilizza per trasferire le somme sui nostri (anoressici) conti bancari, utilizza le coordinate tradizionali (ABI, CAB, e numero di conto).

Ovvia la reazione dei nostri:

Quando si sente una cosa del genere, ed assieme ad essa tantissime altre (scarsità di organico - ma non potevate immaginarlo che sarebbe arrivato un carico di lavoro micidiale, e organizzarvi per tempo??? - personale obsoleto, non particolarmente amante delle nuove (nuove???) tecnologie, tipo i computer - ma non potete organizzare un bell'esodo incentivato, o i soliti sindacati che proteggono prevalentemente i nullafacenti ve lo impediscono??? - e altreamenità del genere) viene la voglia di sbattere la testa al muro; ma tant'è, chista è 'a zzita, come si dice da noi.
Non si può far altro che sperare che le tanto sbandierate voci di "mandare a casa i nullafacenti, gli incapaci e i lavativi" che il buon ministro Brunetta emana da qualche tempo, si avverino. E che noi tutti ci troviamo a dialogare, negli uffici pubblici di ogni livello, con gente capace, responsabile e motivata. (Lo so, vivo nel paese di Utopia, poi arrivano i "tavoli con i sindacati" e tutti noi continuiamo allegramente a vivere così).

Riguardo quest'ultima speranza vorrei chiedere a voi lettori: ricordate come finì la storia dei forestali calabresi, che dovevano essere ridotti considerevolmente di numero, e che poi protestarono bloccando la nostra amata Regione? E quale era il governo in quel periodo?
Ma proseguiamo con la lettura dell'e-mail e con il sunto dell'incontro:

Quanto alle cose concrete, abbiamo chiesto assicurazione per avere tempi certi sui pagamenti; le cose stanno, se ho ben capito, nei termini che il lavoro di "preparazione" delle pratiche (ovvero i mandati) che competevano al Dipartimento 11, sono praticamente tutti pronti, o quasi; di essi, già 180 sono arrivati in ragioneria ma circa 50 di questi sono tornati indietro per il broblema IBAN/ABI-CAB di cui sopra.
Oggi il Dipartimento 11, credo nella persona del Dott. Rossi (persona cortese, educata e, mi è parso, professionalmente valida per quel poco che ne ho potuto capire; quantomeno non esibiva la solita sfacciata arroganza di molti impiegati/dirigenti regionali!!! il che è già TANTISSIMO!!!), ha un incontro con i dirigenti della Ragioneria, per vedere di quantificare i tempi; ce lo comunicheranno a breve, credo già entro oggi mi auguro.

Quanto alla richiesta di cancellare le altre fideiussioni, pare che quella che abbiamo già stipulato basti (ma se ho capito male, smentitemi); il vincolo di reddito sembra un punto assai difficile da "smuovere"; in ogni caso, toccherà poi a noi autocertificare tale aspetto, quando sarà ora.

Le scuse pubbliche non ci sono state, non in modo "formale" direi; ma certo vi posso dire che il Dott. Rossi ha affermato che "spera di non dover più affrontare una giornata come questa"; era infatti, per molti aspetti, estremamente in difficoltà perchè sa bene che le cose stanno come noi diciamo. Credo anche che nessuno di loro si aspettasse una "delegazione" così compatta e numerosa; il che la dice lunga sullo stato delle cose in questa terra.

Il resto dell'e-mail è una motivazione e al tempo stesso un urlo per lottare affinché nella nostra terra, nella nostra bella Calabria i diritti delle persone non vengano dimenticati o addirittura venduti per chissà quali astrusi giochi politici. Appoggiamoli, perché la loro lotta è anche la nostra lotta, perché ogni informazione che possiamo diffondere è un passo in più verso una vita più democratica e una Calabria più libera e a misura dei calabresi.
Nel frattempo date un'occhiata alla rassegna stampa del sito dei Tirocinanti.
Buona lettura e buona lotta!

06 giugno 2008

Tirocini di ricerca, Regione Calabria



Nel 2007 la Regione Calabria bandisce un certo numero di tirocini di ricerca, per dare la possibilità ai giovani calabresi di sviluppare dei percorsi di ricerca e perché la vera carta vincente per lo sviluppo di questa regione è la ricerca, come da parole di Principe. Per intanto i nostri ricercatori, coloro che teoricamente dovrebbero usufruire di questi tirocini di ricerca perché ritenuti idonei, hanno inviato una lettera aperta a varie figure istituzionali calabresi e nazionali. La lettera del Comitato è indirizzata al presidente della Regione Calabria on. Agazio Loiero, al vice presidente giunta Regionale Calabria prof. Domenico Cersosimo, al presidente del consiglio regionale Calabria on. Giuseppe Bova, al dirigente generale del dipartimento 11 “Cultura, Istruzione, Università, Ricerca, Innovazione Tecnologica, Alta formazione” Regione Calabria arch. Laura Mancuso, al dirigente del dipartimento 11 settore 3 servizio “Università e Alta Formazione” Regione Calabria dott. Emilio Mastroianni, al magnifico rettore dell’Università degli Studi Magna Græcia di Catanzaro prof. Francesco Saverio Costanzo, al magnifico rettore dell’Università degli Studi della Calabria di Cosenza, prof. Giovanni Latorre, al magnifico rettore dell’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria prof. Massimo Giovannini, ai referenti scientifici dei Tirocini di Ricerca, e per conoscenza al commissario europeo per la politica regionale prof. Danuta Hubner, al Presidente della Repubblica Italiana On. Giorgio Napolitano, al Ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione on. Renato Brunetta, al presidente della III commissione consiliare “Attività sociali, sanitarie, culturali, formative” Regione Calabria dott. Pietro Giamborino, al presidente della II commissione consiliare “Bilancio, Programmazione economica e attività produttive” Regione Calabria dott. Pietro Rosario Amato, al direttore amministrativo dell’Università degli Studi Magna Græcia di Catanzaro dott. Giuseppe Stancanelli, al direttore amministrativo dell’Università degli Studi della Calabria di Cosenza dott.ssa Maria Rita Cappelleri, al direttore amministrativo dell’Università Mediterranea Reggio Calabria dott. Antonio Romeo, ai docenti tutti delle Università Calabresi.
L'avviso dell'invio della lettera è giunto in questi giorni, quindi ancora non ci sono novità, ma appena ce ne saranno, vi terremo sicuramente informati!
Chi vi scrive per ora può dirvi che i finanziamenti per un master sulle ricerche di mercato che la Regione Calabria aveva stanziato per alcuni studenti della nostra regione sono arrivati 3 anni dopo la richiesta degli stessi studenti. Senza tediarvi oltre, eccovi la lettera del Comitato:

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Lettera aperta ai Rappresentanti delle Istituzioni calabresi, ai Rettori e ai Docenti degli Atenei calabresi sulla situazione dei giovani studiosi vincitori dei “Tirocini di Ricerca” banditi dalla Regione Calabria

Questa lettera vuole essere un accorato appello verso tutti gli organi competenti affinché si impegnino per risolvere, una volta per tutte, la situazione (vergognosa) che si è venuta a creare nell’ambito del Bando per l’assegnazione delle “Borse di Tirocinio di Ricerca” (Misura 3.7 Azione A del POR Calabria 2000-2006).
Tale Bando – che coinvolge circa 450 giovani ricercatori di eccellenza (Laureati e Dottori di Ricerca) ed i relativi Docenti Referenti scientifici delle tre Università calabresi – prevede l’erogazione (da parte della Regione Calabria) di Borse di studio con contributo a fondo perduto del Fondo Sociale Europeo, per lo svolgimento di attività di ricerca scientifica presso Atenei ed Istituti di Ricerca (in Italia e all’estero). Ciò doveva avvenire con modi e tempi certi. In realtà il Dipartimento 11 dell’Assessorato Università e Cultura della Regione Calabria ha gestito il Bando con modalità improvvisate e scarsamente efficienti e tempistica incerta ed approssimativa.
Ebbene, ad oggi, la situazione dei “tirocinanti” appare poco felice e profondamente incerta a causa di numerosi problemi e difficoltà descritte di seguito (decurtazione della borsa, assenza di pagamenti, ecc) che, tra l’altro, discreditano l’intero sistema universitario calabrese all’esterno.
Il protagonista in negativo di tutta questa vicenda è l’Assessorato regionale calabrese all’Università il quale avrebbe dovuto far partire il suddetto Bando (in attuazione del Programma Integrato di Voucher e Borse per l’Alta Formazione) almeno due-tre anni fa e invece lo ha gestito con incapacità e lentezza (le une e le altre “ricadute sulle spalle dei ricercatori”). Il risultato conseguito è stato la perdita di milioni di euro (rispediti al mittente) che l’Unione Europea aveva destinato alla Calabria per la crescita culturale e formativa dei suoi giovani: in origine ogni Borsa prevedeva mediamente una copertura di 24 mensilità che sono state poi ridotte a 10 e in altri casi a sole 6!).
I “più brillanti giovani laureati calabresi” (citazione del Bando) hanno sopportato molto, anche troppo, l’arroganza e l’indifferenza dell’Assessorato regionale che, proprio quando dovrebbe erogare l’anticipo della fatidica “Borsa di studio” (se ne parla ormai da circa tre mesi (!), continua a dimostrare incredibili lentezze ed incapacità organizzative. Risulta ormai palese a tutti la scarsa responsabilità e affidabilità con cui l’Assessorato sta gestendo complessivamente il Programma in questione, come dimostrano le false dichiarazioni del Comunicato stampa del 19/02/2008, a cura dell’Assessore Prof. D. Cersosimo, apparso sul sito della Regione Calabria.
Tanti, troppi problemi hanno snaturato i contenuti del “Programma” e reso insignificanti gli obiettivi politici e scientifici: la durata e la consistenza economica della Borsa di Studio sono state più che dimezzate (da 24 mesi a 10 e in molti casi addirittura a 6 mesi (!); l’incredibile slittamento dei tempi di inizio del Tirocinio di Ricerca con conseguenti problemi organizzativi da parte delle università e dei tirocinanti (da ottobre 2007 a marzo 2008); l’obbligatorietà, per ciascun tirocinante, di aprire una polizza di fideiussione, mai prevista dal Bando ne in qualsiasi altra comunicazione ufficiale (!), per percepire la Borsa a fondo perduto (con conseguente spreco di soldi e tempo); errori di redazione dei contratti compiuti dai funzionari regionali che li avevano compilati che hanno reso necessario redigerli nuovamente, mantenendo le medesime date (!), con ulteriore spreco di tempo per i tirocinanti; inaccettabili e colpevoli ritardi nelle erogazioni degli anticipi delle borse di studio necessarie per finanziare le attività di ricerca dei tirocinanti (spesso unico sostentamento economico (!); scarsa professionalità dei funzionari regionali nel gestire la comunicazione tra Referenti scientifici e Tirocinanti e tra questi ultimi e Regione Calabria; inutili
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help-desk di assistenza tecnica che non hanno mai fornito informazioni esaustive; assurdi limiti di reddito per percepire una “banale” Borsa di studio; convenzioni con istituti bancari, mai partite.
Ad oggi, i contratti che i tirocinanti hanno sottoscritto ai primi di marzo 2008 (ma ci sono decine e decine di tirocinanti ancora in attesa di firmare il contratto!) sono stati onorati esclusivamente dai tirocinanti stessi che, solo per passione e spirito di sacrificio nonché per responsabilità nei confronti della comunità scientifica di cui fanno parte, hanno iniziato le collaborazioni scientifiche previste, facendo fare bella figura alle Università Calabresi e, quindi, ai loro docenti e responsabili scientifici, sostenendo da soli e/o con l’aiuto delle loro famiglie costi e oneri significativi per spostarsi in Italia e all’Estero.
Gli stessi contratti non sono ancora stati onorati in maniera altrettanti rigorosa e puntuale dalla Regione Calabria. Infatti, nessuno dei tirocinanti, ancorché il relativo decreto n. 5341 del 08/05/2008 (che non contiene numerosi nominativi di tirocinanti già firmatari di contratto) sia stato pubblicato sul BURC n.20 del 16 maggio, ha ancora ricevuto le somme in anticipazione, e si trova pertanto in gravissime difficoltà (alcuni tirocinanti all’estero ed in alcune sedi italiane stanno organizzando il rientro a casa per l’impossibilità di sostenere le spese) dal momento che, di contro, i vincoli assai rigidi della tempistica e le correlate necessità di rendicontazione hanno imposto che le attività di ricerca avessero inizio, appunto, i primi di marzo 2008.
Tutto ciò ha provocato, e continua a provocare, profondi disagi e laceranti umiliazioni per i giovani ricercatori calabresi. Una situazione divenuta insostenibile e incivile che ha portato i tirocinanti ad assumere una presa di posizione ferma e decisa e a comunicare anche all’opinione pubblica lo stato deprimente in cui versa il mondo della ricerca in Italia e in Calabria.
Tutto ciò non è più tollerabile in un Paese che proclama di mettere al centro del proprio impegno e delle proprie politiche di sviluppo la cultura e la ricerca, e soprattutto la valorizzazione dei giovani. È questa l’immagine che ancora una volta, immancabilmente, la Calabria riesce a dare di se stessa? È possibile che questa terra non riesca a superare (o forse non lo vuole?) quello che sembra ormai un destino ineluttabile, cioè mostrare a se stessa e al mondo intero la solita arretratezza ineliminabile?
Il Libero Comitato dei Tirocinanti delle Università calabresi rivolge pertanto un accorato appello per una maggiore sensibilità e responsabilità a tutte le Istituzioni politiche, accademiche e territoriali, ed, in particolare, alle tre Università calabresi che hanno sottoscritto l’estate scorsa gli Accordi bilaterali con enti di ricerca e università italiane ed internazionali: in tal modo, difatti, i referenti scientifici dei tirocini hanno assunto un importante ruolo che li espone ad un grave danno di immagine non solo nei confronti dei Tirocinanti, che di fatto hanno formato e sostenuto scientificamente in questi anni, ma anche nei confronti dei loro colleghi docenti delle altre sedi italiane e straniere con cui hanno sottoscritto tali accordi.
Ben sapendo che le tre Università calabresi si sono prodigate in questi lunghi mesi, attraverso il lavoro prezioso del personale tecnico-amministrativo, per “accelerare” la tempistica e “migliorare” gli aspetti gestionali del Bando, il Comitato dei Tirocinanti auspica che i tre Rettori e le centinaia di docenti che hanno assunto il ruolo di “Tutor scientifico” assumano una posizione chiara e ufficiale nei confronti della Regione Calabria, dell’Assessorato regionale competente e del Dipartimento 11. Tale posizione è finalizzata a chiedere garanzie sui modi e sui tempi del regolare espletamento delle attività previste dai singoli Tirocini di Ricerca e, soprattutto, a chiedere maggiore attenzione nella gestione delle iniziative dedicate al sistema universitario, così da evitare, come è avvenuto già in passato, la perdita di preziose risorse economiche in un’epoca di crisi generale del “Sistema Italia”.
Se in Calabria un Assessorato strategico e fondamentale come quello che si occupa di Cultura, Istruzione e Università non ha organico sufficiente e competenze professionali adeguate ad adempiere ai compiti previsti dai Bandi che si pongono in essere, si suggerisce la creazione di Staff
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appositi ed efficienti o diversamente di non promuovere Bandi che diventano “false opportunità”, che illudono migliaia e migliaia di giovani e brillanti cervelli, umiliandoli in un modo davvero poco degno di un Paese che voglia dirsi democratico, civile e moderno.
In conclusione, i membri del comitato sono certamente accomunati dalla speranza che questa possa essere un’occasione volta ad “arricchire il bagaglio di conoscenze ed esperienze e a sviluppare le attitudini alla ricerca scientifica dei più brillanti giovani laureati calabresi, sostenendone la partecipazione a percorsi individuali di formazione presso università e centri di ricerca regionali, nazionali e internazionali di riconosciuto prestigio”. Per tale motivo, i “tirocinanti” calabresi, rimangono in attesa di riscontro da parte di tutti coloro che a vario livello sono responsabili di questa situazione e di chi ha a cuore non solo il futuro dei tanti giovani che avevano deciso, ancora una volta, di dare fiducia alla Regione Calabria (e che ne sono stati per l'ennesima volta traditi) ma anche il futuro della stessa ricerca e dell’"alta formazione" in Calabria.

Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria, 05 giugno 2008

Firmato
Libero Comitato dei Tirocinanti delle Università Calabresi

Per info:
tirociniosiride@autistici.org

Per iscriverti alla mailing list:
https://www.autistici.org/mailman/listinfo/tirociniosiride

09 maggio 2008

30 anni fa: una morte come un pugno



Il gruppo dirigente democristiano nello scacchiere politico locale, come su quello nazionale, si pone come un’associazione di tipo mafioso, non solo e non tanto per la convergenza di mafia e di clientele parassitarie che è riuscito a suscitare e ad aggregare attorno a sé, quanto per il modo stesso, banditesco e truffaldino, di concepire ed esercitare il potere
(Peppino Impastato)

Nella notte tra l'8 e il 9 Maggio del 1978 Peppino Impastato viene ucciso: era impegnato nella campagna elettorale, iscritto tra le liste di Democrazia Proletaria. La sua morte svegliò molte coscienze: l'anno dopo, nello stesso giorno della sua morte, ci fu la prima manifestazione popolare anti-mafia, organizzata dal Centro siciliano di documentazione, oggi Centro Impastato. La sua morte è diretta conseguenza della sua attività nella Radio Aut, radio libera fondata dallo stesso Impastato nel 1976: nelle trasmissioni di questa radio, primo attraverso i mezzi di informazione locali, inizia a denunciare le attività mafiose che avvengono tra Cinisi, il suo paese, e Terrasini. In particolare denuncia le attività di Gaetano Badalamenti, il boss mafioso che aveva il controllo del traffico di droga. Le prime notizie parlano di un terrorista morto mentre preparava un attentato suicida, ma grazie all'azione di Giovanni, il fratello, e della madre Felicia Bartolotta, viene fatta giustizia di una vittima di mafia: la documentazione raccolta consente di aprire le indagini e porterà alle condanne di Vito Palazzolo il 5 Marzo 2001 a 30 anni di reclusione e di Gaetano Badalamenti l'11 Aprile 2002 all'ergastolo.
Oggi 9 Maggio 2008, in occasione dei 30 anni dall'attentato, il Centro Impastato organizza una nuova manifestazione anti-mafia sempre tra le strade di Cinisi, per ricordare Peppino Impastato, per svegliare le coscienze e ricordare loro che la mafia è ancora viva e deve essere combattuta, come l'unico ostacolo ad un vero sviluppo del sud e dell'Italia tutta.

P.S.: grazie a Pietro per la segnalazione.

Per approfondire:
La voce di Peppino Impastato a Radio Aut

Stipaturi Network:
9 Maggio 1978: senza titolo
I cento passi (scena finale)

(la foto a corredo dell'articolo è tratta dalla pagina Poesie di Peppino Impastato)

06 maggio 2008

Gli inceneritori a Che tempo che fa'

Tutti quelli che hanno seguito il 2.o V-day o la puntata di Anno Zero dedicata all'evento, sanno che, a quanto pare, intervistato da un giornalista, Umberto Veronesi ha asserito che il rischio di contrarre tumore a causa della vicinanza di un termovalorizzatore (volgarmente detto inceneritore) è zero. Nello spirito dell'ex-giornalista di Report (ex in ogni senso, basta leggere il suo articolo Censura 'legale') Barnard, ho deciso che era necessario un minimo di approfondimento.
Innanzitutto l'intervento di Veronesi è alla trasmissione televisiva di intrattenimento Che tempo che fa', e l'intervista non è certo condotta da un giornalista (a meno che non mi si dica che Fabio Fazio è iscritto all'ordine, ovviamente!). Si può trovare l'estratto dell'intervista montato nel video seguente insieme all'intervento del dottor Stefano Montanari



Montanari, ricercatore e studioso delle nanopatologie, e recentemente presentatosi alle ultime elezioni come candidato premier, ha anche risposto sul suo blog al buon professor Veronesi sull'intervento nella trasmissione di Fazio. La stessa ISDE italiana, citata nel video di cui sopra, pubblica un intervento, anche questo scarsamente pubblicizzato (e lo stesso Grillo, se vogliamo dirla tutta, informa dimenticandosi di chi siano gli avversari scientifici di Veronesi, impegnato ad aizzare una folla buona solo ad indignarsi di fronte al capo popolo di turno e poi tornare a casa come niente fosse - vedi, ad esempio, le ultime elezioni con ben l'80% dei votanti). Non dimentichiamo, poi, che la ISDE italiana già il 26 Gennaio 2007 ha avuto da ridire sulle affermazioni del nostro Veronesi. Leggete un po' qui:

“…Tranquilli: lo smog non fa venire il tumore…. Le polveri sottili sono nocive ma non cancerogene. Così, dire che l’anidride solforosa e gli ossidi di azoto, prodotti dalla combustione della benzina, sono cancerogeni, non è corretto. Sono una causa sicura e provata di problemi respiratori e cardiocircolatori, di allergie e di asma: respirati giorno dopo giorno si sommano e provocano gravi danni alla salute. Possono provocare il cancro? Gli studi finora condotti non
confermano questa ipotesi e città come Ginevra, che è la meno inquinata al mondo e non ha una ciminiera nel raggio di 300 km, ha un’incidenza di tumori pari a quella di Milano. E Venezia, che è preservata dal traffico automobilistico, denuncia un’incidenza di cancro superiore alla media nazionale…. Ecco i dati: fa ammalare molto di più una sigaretta del tubo di scappamento…”. Lo stesso Veronesi si esprime a favore degli OGM e sostiene che l'elettrosmog non esiste. Molte sono state le dichiarazioni degli scienziati italiani che hanno fatto quadrato intorno all’agricoltura ingegnerizzata (in testa Umberto Veronesi, Francesco Sala, Tullio Regge, Franco Battaglia e altri, tutti esponenti dell’Associazione Galileo 2001, fautrice degli OGM, del nucleare e dei pesticidi come il DDT, nonché contraria al Principio di Precauzione…). Di recente è stata data ampia risonanza alla denuncia del Prof. Veronesi sui rischi del pesto genovese e della polenta tradizionale contaminata da aflatossine. Nello stesso tempo Franco Battaglia si agitava per la diffusione degli alimenti biologici, bollati, a differenza di quelli transgenici, come “cancerogeni”….

A dirla tutta Veronesi ha ragione: una sigaretta fa più male dello smog. E' quanto asseriva SuperQuark in un servizio di un lustro fa, se la memoria non m'inganna, con la differenza che la famosa trasmissione scientifica dava per assodato in molti servizi il potere canceroso (e non solo semplicemente nocivo) dello smog cittadino stesso.
Torniamo, però, all'argomento del momento, gli inceneritori: cercando cercando, si scopre che non solo i termovalorizzatori sono considerati nocivi, ma anche illegali negli Stati Uniti a partire dal 1995 (leggere in fondo all'articolo Le dichiarazioni del prof Veronesi contestate da ISDE Italia di Roberto Romizzi). A questo punto, come risolvere il problema della spazzatura italiana? Non certo inviandola, come in tutti questi anni, in Campania ad arricchire le casse della camorra e delle altre società malavitose italiane, ma nemmeno utilizzando soluzioni nocive uguali: un paio di mesi fa Striscia la notizia trasmise un servizio su una società siciliana in grado di smaltire in sicurezza le eco-balle, ovvero tutto ciò che oggi dovremmo smaltire nei termovalorizzatori. La stessa Striscia ci informa che questa società è stata fatta fallire!
A quanto pare l'unica soluzione è affidarci agli scandali dei calciatori e dei vips e dimenticarci del problema fino a che non ce lo troveremo sotto casa!

Per approfondire e farsi un'idea propria:
I finanziatori della Fondazione Veronesi
"Nessun rischio per la salute dagli inceneritori"
Sito ISDE e ISDE Italia

Download:
ISDE Italia News n.170 (con l'intervento di Veronesi su smog e sigarette - pdf file)
Intervento di Paolo Barnard sul V-Day (pdf file)