Strage di Amendolara: o le nostre vite, o i loro profitti!

  Il primo giugno, ad Amendolara, è stata scritta una delle pagine più spietate della storia recente del nostro territorio . Quattro giovani lavoratori, quattro braccianti: • Waseem Khan (29 anni), originario del Pakistan; • Amin Fazal Khogjani (28 anni), originario dell'Afghanistan; • Safi Iayjad (27 anni), originario dell'Afghanistan; • Ullah Ismat Qiemi (19 anni), originario dell'Afghanistan; sono stati bruciati vivi, bloccati con la forza in una trappola di lamiere da due caporali. La loro unica colpa è stata quella di aver osato alzare la testa chiedendo il salario che spettava loro , insieme al rispetto della dignità umana e ai propri diritti contro un sistema di sfruttamento brutale e feroce che li voleva schiavi, invisibili e ricattabili. Ciò che è successo ad Amendolara è il risultato prevedibile e feroce del caporalato, implacabile ingranaggio ad uso di avidi padroni e padroncini, ben oliato da politiche che sempre nel nome del profitto, specie nel comparto agrico...

30 anni fa: una morte come un pugno



Il gruppo dirigente democristiano nello scacchiere politico locale, come su quello nazionale, si pone come un’associazione di tipo mafioso, non solo e non tanto per la convergenza di mafia e di clientele parassitarie che è riuscito a suscitare e ad aggregare attorno a sé, quanto per il modo stesso, banditesco e truffaldino, di concepire ed esercitare il potere
(Peppino Impastato)

Nella notte tra l'8 e il 9 Maggio del 1978 Peppino Impastato viene ucciso: era impegnato nella campagna elettorale, iscritto tra le liste di Democrazia Proletaria. La sua morte svegliò molte coscienze: l'anno dopo, nello stesso giorno della sua morte, ci fu la prima manifestazione popolare anti-mafia, organizzata dal Centro siciliano di documentazione, oggi Centro Impastato. La sua morte è diretta conseguenza della sua attività nella Radio Aut, radio libera fondata dallo stesso Impastato nel 1976: nelle trasmissioni di questa radio, primo attraverso i mezzi di informazione locali, inizia a denunciare le attività mafiose che avvengono tra Cinisi, il suo paese, e Terrasini. In particolare denuncia le attività di Gaetano Badalamenti, il boss mafioso che aveva il controllo del traffico di droga. Le prime notizie parlano di un terrorista morto mentre preparava un attentato suicida, ma grazie all'azione di Giovanni, il fratello, e della madre Felicia Bartolotta, viene fatta giustizia di una vittima di mafia: la documentazione raccolta consente di aprire le indagini e porterà alle condanne di Vito Palazzolo il 5 Marzo 2001 a 30 anni di reclusione e di Gaetano Badalamenti l'11 Aprile 2002 all'ergastolo.
Oggi 9 Maggio 2008, in occasione dei 30 anni dall'attentato, il Centro Impastato organizza una nuova manifestazione anti-mafia sempre tra le strade di Cinisi, per ricordare Peppino Impastato, per svegliare le coscienze e ricordare loro che la mafia è ancora viva e deve essere combattuta, come l'unico ostacolo ad un vero sviluppo del sud e dell'Italia tutta.

P.S.: grazie a Pietro per la segnalazione.

Per approfondire:
La voce di Peppino Impastato a Radio Aut

Stipaturi Network:
9 Maggio 1978: senza titolo
I cento passi (scena finale)

(la foto a corredo dell'articolo è tratta dalla pagina Poesie di Peppino Impastato)