Giustizia per Momo!

🔴 Ieri pomeriggio la parte ancora sana della nostra società ha scelto di manifestare a Cosenza per stringersi intorno al dolore di una madre a cui è stato strappato il figlio: Momo. Abbiamo deciso di esserci per amplificare un messaggio chiaro: l'ingiustizia e la repressione non passeranno.
 
Momo (Mohamed Amin Bassioud) era un ragazzo come tanti, quello che molti definirebbero immigrato di secondo generazione, era un giovane che aveva certamente compiuto alcuni sbagli ma che non meritava di finire giù dal terzo piano della sua casa. Soffriva da tempo di depressione, aveva compiuto atti di autolesionismo in seguito alla fine del suo sogno di diventare calciatore e alla morte del padre e, allo stesso tempo, era estremamente stressato e in angoscia per il modo in cui i carabinieri portavano avanti le perquisizioni e i controlli a cui era periodicamente sottoposto per gli arresti domiciliari.
Lo stress, la paura, lo smarrimento dovevano aver preso il sopravvento nel suo cuore quando, durante la perquisizione dello scorso giovedì, ha deciso di lanciarsi nel vuoto, ammanettato, senza che nessuno lo fermasse.
 

 
Quello a cui abbiamo assistito ieri, durante l'intervento di Nabila (la mamma di Momo), è stato straziante. Nabila ha raccontato con forza e dignità gli ultimi momenti di suo figlio, ha raccontato di come le forze dell'ordine chiuse nella sua stanza lo avessero ammanettato, di come lo stessero minacciando di non farlo più uscire di galera, delle ultime parole di Momo "mamma non ce la faccio più" che ancora ci rimbombano nelle orecchie...
Ma la parte più agghiacciante è stata quando ha rivelato come il vice brigadiere abbia cercato di contaminare la scena correndo giù per togliere le manette a Momo tenendolo fermo con il piede nei suoi ultimi momenti di vita.
 
Ci siamo trovati di fronte a una madre dilaniata dal dolore che chiedeva giustizia per il proprio figlio ed è quello che insieme a tanti abbiamo gridato ieri per le strade di Cosenza: Giustizia per Momo!
 
👉La riflessione politica che si apre di fronte a questi fatti è tanto complessa quanto importante per la fase storica che stiamo vivendo.
Ci sono milioni di cittadini nel nostro paese che vivono situazioni di disagio sociale, economico, psicologico, situazioni che si sommano tra loro portando a una marginalizzazione di queste persone che si ritrovano prive del supporto medico, psicologico ed economico dovuto dallo Stato.
 
Il sistema economico attuale, che predilige il guadagno sulla pelle dei meno abbienti, preferisce investire 20 miliardi in armi piuttosto che nel welfare, d'altronde sappiamo bene che istruzione, sanità, ricerca non generano certo guadagni facili, sono piuttosto fonti di spesa.
 
La gestione del disagio psichico in Italia è ai minimi termini sotto tutti i punti di vista e lo abbiamo visto nelle scorse settimane anche con la morte di Fakir a Bologna: lo Stato sceglie il contenimento e la repressione al posto dell' assistenza e della cura.
È una storia che conosciamo bene: le istituzioni, che siano di centro destra o di centro sinistra, rispondono con politiche securitarie e repressive all'aumento delle disuguaglianze e dei conflitti sociali che da esse derivano.
 
A riprova di questo c’è un altro gravissimo fatto accaduto in questi giorni e raccontato dalla mamma di Momo durante il suo intervento: il tentativo da parte delle istituzioni di mettere a tacere la sua voce (tra l’altro una delle poche testimoni del fatto) cercando di comminarle un TSO a firma del sindaco di Cosenza - è così che funziona - non andato fortunatamente a buon fine ma che ci ha lasciato attoniti e disgustati! Il sintomo di una vigliaccheria istituzionale senza precedenti, di una classe politica inetta che non si prende la responsabilità politica delle proprie azioni e che con ogni mezzo tenta di difendere i propri privilegi.
 

 
 Comprendiamo bene che si tratta di una lotta difficile e complessa, ma è necessario porre un argine alla deriva non solo securitaria e repressiva dei governi che si sono succeduti in questi anni ma soprattutto all’individualismo sfrenato, all’egocentrismo, all’interesse solo per il proprio orticello che permea la nostra società e che ci è imposto dal sistema economico capitalista che ha preso il sopravvento nelle nostre vite. 
 
Dobbiamo recuperare quel senso di collettività che ci contraddistingueva e lottare contro le ingiustizie di questo sistema.
Lo dobbiamo fare per noi, per le generazioni future, per Momo e per tutte le vittime delle ingiustizie e delle disuguaglianze.
 
Giustizia per Momo!
Momo è vivo e lotta insieme a noi!