Ieri pomeriggio la parte ancora sana della nostra società ha scelto di manifestare a Cosenza per stringersi intorno al dolore di una madre a cui è stato strappato il figlio: Momo. Abbiamo deciso di esserci per amplificare un messaggio chiaro: l'ingiustizia e la repressione non passeranno. Momo (Mohamed Amin Bassioud) era un ragazzo come tanti, quello che molti definirebbero immigrato di secondo generazione, era un giovane che aveva certamente compiuto alcuni sbagli ma che non meritava di finire giù dal terzo piano della sua casa. Soffriva da tempo di depressione, aveva compiuto atti di autolesionismo in seguito alla fine del suo sogno di diventare calciatore e alla morte del padre e, allo stesso tempo, era estremamente stressato e in angoscia per il modo in cui i carabinieri portavano avanti le perquisizioni e i controlli a cui era periodicamente sottoposto per gli arresti domiciliari. Lo stress, la paura, lo smarrimento dovevano aver preso il sopravvento nel suo cuore quando, d...
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