Giustizia per Momo!

Ieri pomeriggio la parte ancora sana della nostra società ha scelto di manifestare a Cosenza per stringersi intorno al dolore di una madre a cui è stato strappato il figlio: Momo. Abbiamo deciso di esserci per amplificare un messaggio chiaro: l'ingiustizia e la repressione non passeranno.   Momo (Mohamed Amin Bassioud) era un ragazzo come tanti, quello che molti definirebbero immigrato di secondo generazione, era un giovane che aveva certamente compiuto alcuni sbagli ma che non meritava di finire giù dal terzo piano della sua casa. Soffriva da tempo di depressione, aveva compiuto atti di autolesionismo in seguito alla fine del suo sogno di diventare calciatore e alla morte del padre e, allo stesso tempo, era estremamente stressato e in angoscia per il modo in cui i carabinieri portavano avanti le perquisizioni e i controlli a cui era periodicamente sottoposto per gli arresti domiciliari. Lo stress, la paura, lo smarrimento dovevano aver preso il sopravvento nel suo cuore quando, d...

Strage di Amendolara: o le nostre vite, o i loro profitti!

 

Il primo giugno, ad Amendolara, è stata scritta una delle pagine più spietate della storia recente del nostro territorio. Quattro giovani lavoratori, quattro braccianti:
• Waseem Khan (29 anni), originario del Pakistan;
• Amin Fazal Khogjani (28 anni), originario dell'Afghanistan;
• Safi Iayjad (27 anni), originario dell'Afghanistan;
• Ullah Ismat Qiemi (19 anni), originario dell'Afghanistan;
sono stati bruciati vivi, bloccati con la forza in una trappola di lamiere da due caporali.

La loro unica colpa è stata quella di aver osato alzare la testa chiedendo il salario che spettava loro, insieme al rispetto della dignità umana e ai propri diritti contro un sistema di sfruttamento brutale e feroce che li voleva schiavi, invisibili e ricattabili.

Ciò che è successo ad Amendolara è il risultato prevedibile e feroce del caporalato, implacabile ingranaggio ad uso di avidi padroni e padroncini, ben oliato da politiche che sempre nel nome del profitto, specie nel comparto agricolo, alimentano questa moderna schiavitù.
Non si tratta di un episodio isolato bensì della diretta conseguenza del modello produttivo capitalista che ha bisogno di corpi da spremere, da sfruttare, da disumanizzare e da trasformare in nemici per poi poterli eliminare bruciandoli - come in questo caso - o abbandonandoli in fin di vita, tutto con il solo scopo di garantire margini di guadagno sempre maggiori a imprenditori senza scrupoli.

Come Collettivo Stipaturi abbiamo partecipato convintamente alla manifestazione di sabato 6 giugno ad Amendolara, non per esprimere un cordoglio di facciata come tanti nomi grandi e piccoli (nazionali e locali) che si sono avvicendati sul palco, ma per gridare che la rabbia dei braccianti, degli immigrati, degli operai e di tutti gli sfruttati è anche la nostra rabbia!

O le nostre vite!
O i loro profitti!