Strage di bologna, 46 anni senza dimenticare esecutori e mandanti!

  Sono passati 46 anni dal 2 agosto del 1980 quando una bomba fece esplodere parte della stazione di bologna uccidendo 85 persone e ferendone centinaia. Da allora menzogne, depistaggi e insabbiamenti si sono susseguiti nel tentativo di nascondere esecutori e mandanti. Per questo siamo qui ancora oggi, per ricordare le vittime, certo, ma soprattutto per non dimenticare chi furono i colpevoli di quella strage: i fascisti, la loggia massonica P2 e alcuni settori dello stato. Costoro nel tentativo di impedire alle forze popolari di prendere il sopravvento, scelsero, con la strategia della tensione, di mandare in frantumi il movimento operaio che in quel periodo lottava e avanzava ottenendo risultati concreti nei diritti sociali. In un'epoca complessa dove i padroni sembrano aver vinto, dove la propaganda confonde verità e falsità, dobbiamo continuare a tenere lontani dal nostro paese, i fascisti, i nazionalisti e coloro i quali scelgono deliberatamente di opprimerci e di sfruttarci. Lo...

Strage di Amendolara: o le nostre vite, o i loro profitti!

 

Il primo giugno, ad Amendolara, è stata scritta una delle pagine più spietate della storia recente del nostro territorio. Quattro giovani lavoratori, quattro braccianti:
• Waseem Khan (29 anni), originario del Pakistan;
• Amin Fazal Khogjani (28 anni), originario dell'Afghanistan;
• Safi Iayjad (27 anni), originario dell'Afghanistan;
• Ullah Ismat Qiemi (19 anni), originario dell'Afghanistan;
sono stati bruciati vivi, bloccati con la forza in una trappola di lamiere da due caporali.

La loro unica colpa è stata quella di aver osato alzare la testa chiedendo il salario che spettava loro, insieme al rispetto della dignità umana e ai propri diritti contro un sistema di sfruttamento brutale e feroce che li voleva schiavi, invisibili e ricattabili.

Ciò che è successo ad Amendolara è il risultato prevedibile e feroce del caporalato, implacabile ingranaggio ad uso di avidi padroni e padroncini, ben oliato da politiche che sempre nel nome del profitto, specie nel comparto agricolo, alimentano questa moderna schiavitù.
Non si tratta di un episodio isolato bensì della diretta conseguenza del modello produttivo capitalista che ha bisogno di corpi da spremere, da sfruttare, da disumanizzare e da trasformare in nemici per poi poterli eliminare bruciandoli - come in questo caso - o abbandonandoli in fin di vita, tutto con il solo scopo di garantire margini di guadagno sempre maggiori a imprenditori senza scrupoli.

Come Collettivo Stipaturi abbiamo partecipato convintamente alla manifestazione di sabato 6 giugno ad Amendolara, non per esprimere un cordoglio di facciata come tanti nomi grandi e piccoli (nazionali e locali) che si sono avvicendati sul palco, ma per gridare che la rabbia dei braccianti, degli immigrati, degli operai e di tutti gli sfruttati è anche la nostra rabbia!

O le nostre vite!
O i loro profitti!