Repressione, violenza, interessi padronali: è questo il futuro che vogliamo per la nostra Calabria?

  Abbiamo assistito increduli (ma non sorpresi) al video che immortala la violenta aggressione, avvenuta a Cosenza, portata avanti dalle forze dell'ordine nei confronti di Gabriele Carchidi, direttore della testata giornalistica Iacchitè. Ci siamo detti "Increduli ma non sorpresi" perché ormai l'aumento dell'uso intimidatorio delle forze dell'ordine, nei confronti di chi si permette di intralciale gli interessi padronali o anche semplicemente di denunciare le ingiustizie sociali di cui tanti, troppi sono vittime ogni giorno, sta diventando una pericolosa routine. In questi anni - anche prima del governo Meloni - abbiamo visto studenti manganellati senza motivi, lavoratori in sciopero aggrediti da squadristi senza alcun intervento delle forze di polizia, decine e decine di denunce senza fondamento contro manifestanti in tutta Italia. In questo quadro di attacco frontale e totale nei confronti delle forze sociali organizzate anche il contesto cosentino non è da ...

5 operai morti a Casteldaccia - Ancora morti sul lavoro, adesso basta!

 

 

È di poche ora fa la notizia dell'ennesima tragedia sul lavoro che, dopo la strage di operai della diga sul lago di Suviana del mese scorso e quella di Brandizzo di settembre 2023, colpisce - oggi - Casteldaccia (PA) dove cinque lavoratori sono morti dopo essere rimasti intrappolati nei cunicoli dell’impianto di sollevamento delle acque reflue dell’Azienda municipale acquedotti (Amap). Gli operai lavoravano per una ditta appaltatrice esterna.

Comincerà ora il solito balletto delle autorità, dei media e dei rappresentanti delle aziende che definiranno l'accaduto una fatalità, anzi, un incidente!

Riteniamo sia profondamente sbagliato dire che si è trattato dell'ennesimo incidente poiché con questo termine si è soliti indicare un qualcosa che succede quando i soggetti coinvolti non hanno valutato tutte le possibili situazioni che si sarebbero potute verificare o, peggio, che pur sapendo a cosa potevano andare incontro hanno comunque agito in modo imprudente.
È un'espressione che mal si adatta a descrivere quanto succede fin troppo spesso sui luoghi di lavoro e che tende a far ricadere le colpe in prima istanza sui lavoratori.
È la strategia mediatica perfetta per garantire il maggior livello di impunità agli imprenditori, agli appaltatori, agli enti pubblici, insomma, a tutti coloro che sfruttano il lavoro operaio con il solo fine del profitto, sollevandoli da ogni responsabilità.


Il sistema di subappalti (che il Governo Meloni ha potenziato) è una delle maggiori cause dello sfruttamento dei lavoratori che si vedono costretti a lavorare a ritmi inaccettabili, con poche tutele, basse retribuzioni e contratti precari. Un sistema di scatole cinesi che pesa sulle spalle della classe lavoratrice lasciando a padroni e padroncini la maggior parte dei guadagni.

È indubbio che le imprese, al fine di massimizzare i profitti, debbano tagliare da qualche parte e cosa c'è di meglio che agire sulla sicurezza dei lavoratori? Le morti sul lavoro sono causate dalla mancanza di sicurezza nei luoghi di lavoro che si attua, tra le altre cose, trascurando una fase essenziale: la formazione dei lavoratori! Questo passaggio, unitamente alle prescrizioni di sicurezza e alla fornitura di DPI adeguati, deve rappresentare una tappa obbligatoria e non deve essere una fase opzionale a discrezione dei padroni.

L'attuale sistema economico è marcio, sfrutta, opprime e uccide i lavoratori sacrificandoli per il profitto. Dobbiamo smettere di subire passivamente e dobbiamo reclamare a gran voce i nostri diritti recuperando consapevolezza del ruolo che abbiamo nella società (quella che un tempo era nota come coscienza di classe).

È ORA DI DIRE BASTA!