Repressione, violenza, interessi padronali: è questo il futuro che vogliamo per la nostra Calabria?

  Abbiamo assistito increduli (ma non sorpresi) al video che immortala la violenta aggressione, avvenuta a Cosenza, portata avanti dalle forze dell'ordine nei confronti di Gabriele Carchidi, direttore della testata giornalistica Iacchitè. Ci siamo detti "Increduli ma non sorpresi" perché ormai l'aumento dell'uso intimidatorio delle forze dell'ordine, nei confronti di chi si permette di intralciale gli interessi padronali o anche semplicemente di denunciare le ingiustizie sociali di cui tanti, troppi sono vittime ogni giorno, sta diventando una pericolosa routine. In questi anni - anche prima del governo Meloni - abbiamo visto studenti manganellati senza motivi, lavoratori in sciopero aggrediti da squadristi senza alcun intervento delle forze di polizia, decine e decine di denunce senza fondamento contro manifestanti in tutta Italia. In questo quadro di attacco frontale e totale nei confronti delle forze sociali organizzate anche il contesto cosentino non è da ...

Çë kem bëmi?

Non siamo i primi né saremo gli ultimi a interrogarci su come riportare al centro delle dinamiche sociali e lavorative del nostro paese una discussione politica sincera, degna di questo nome, bonificata da decenni di cattiva amministrazione, clientelismi e non improntata alla difesa delle rendite di posizione minime dei diversi lillipuziani locali. Riteniamo, infatti, che sia necessario cercare di ripristinare i canali più appropriati di discussione democratica che concorrano ad aumentare la partecipazione attiva di quella parte della popolazione che si sente completamente esclusa dalle decisioni imposte dall’alto che investono direttamente la loro vita.

Il momento storico che la società nel suo complesso (e quindi di riflesso la nostra comunità) sta vivendo è estremamente complicato; anni e anni di riflusso, di demonizzazione delle ideologie hanno avuto come conseguenza una totale sottomissione ai dogmi dell’economia liberista, votati all'individualismo, alla concorrenza sfrenata, al falso mito della meritocrazia che stanno producendo dei danni incalcolabili sia dal punto di vista sociale - l'aumento delle disuguaglianze sta a lì a dimostrarlo -, sia dal punto di vista delle scelte delle politiche del lavoro assunte dai governi negli ultimi anni che hanno determinato una perdita costante dei diritti dei lavoratori con il conseguente aumento della precarizzazione delle nostre esistenze. Tuttavia - per fortuna - su questa deriva negli ultimi tempi si stanno sollevando diverse voci critiche; ultima in ordine di tempo l'interessante intervento delle neodiplomate della “Scuola normale superiore di Pisa” che hanno ben spiegato i limiti e le storture che un’errata ideologia del merito (diretta espressione della dottrina neoliberista) sta producendo.

Un altro aspetto che è venuto meno in questa fase è la perdita totale di una qualsiasi forma di coscienza di classe dei lavoratori, ovvero della consapevolezza del proprio ruolo all’interno della società, prerogativa indispensabile per una rivendicazione più efficace dei propri diritti; tutto questo ha fatto precipitare la lotta per la conquista e la difesa dei diritti sociali a una fase pre-politica in cui i populismi hanno avuto vita facile per affermarsi negli ultimi anni.

Oltre a ciò una grossa parte del blocco sociale e delle classi più deboli, non sentendosi più rappresentata dalle forze politiche di sinistra una volta diretta espressione “dei loro interessi di classe”, hanno ceduto a destra (o si sono astenute). Queste, private di una guida ideologica e quindi delle categorie necessarie ad elaborare una qualche analisi critica al sistema vigente, tendono di volta in volta ad affidarsi al santone (o meglio all'uomo forte) di turno nella speranza che possa egli risolvere alcuni dei loro problemi più impellenti. Soluzioni che, essendo l'uomo forte un derivato del sistema di sfruttamento neoliberista, prontamente avverranno risultando, però, fini a se stesse, prive di una reale valenza sistemica e che dunque provvederanno ad alleviare questo o quel malessere in maniera momentanea senza porre le basi per una risoluzioni definitiva della reale problematica.

Tutto questo, nonostante le difficoltà, non ci farà mai tifare per il meteorite, ovvero riversare le colpe di questo disastro conclamato su questa parte della popolazione che, non solo è la vittima principale del sistema ma è anche quella che maggiormente viene divisa e messa in competizione al suo interno al fine di indebolire qualsiasi spinta emancipatoria; dare dunque la colpa ai singoli cittadini non riesce a ben inquadrare il problema anzi mette i lavoratori gli uni contro gli altri, ingenera quel sentimento di sfiducia verso le istituzioni tanto caro alle élites pseudo-culturali del nostro paese che hanno in odio le classi sociali meno abbienti e nello stesso tempo deresponsabilizza le istituzione dai propri doveri.

Il “che fare?” (Что делать?) di leniniana memoria risulta, a questo punto, una domanda ineludibile.
Consci del fatto che la risposta a tale quesito sia altrettanto complessa quanto la fase storica in cui viviamo, vogliamo far sì che si avvii un percorso di analisi che ci permetta di fare pulizia nel nostro campo, facendoci bene comprendere chi siamo e dove andiamo, punti di partenza indispensabili per poter arrivare ad elaborare e mettere in pratica l'idea di futuro che merita la nostra comunità.