Quando perde un fascio è sempre una buona notizia! Tuttavia...

  Quando perde un fascio è sempre una buona notizia! La sonora disfatta dell'ultra-nazionalista Orban, alle elezioni di ieri in Ungheria, è certamente un fatto positivo, tuttavia non riusciamo ad accodarci ai giubili dei sinistrati nazionali, locali e un po' provincialotti che tronfi della disfatta del miglior amico di Giorgia e Matteo (che sempre di più si conferma come il re Mida al contrario, il suo sostegno equivale al bacio della morte!), esultano al grido di "il tempo della destra è finito".  Cerchiamo di essere chiari: a trionfare è stato un politico della destra conservatrice,  Petér Magyar è infatti cresciuto politicamente e organicamente nel partito di Orban, il suo unico lato positivo, a detta dei giubilanti, sarebbe quello di essere a favore dell'Europa. Quello che ci viene spontaneo chiederci a questo punto è: quale Europa? Quella che appoggia incondizionatamente Israele? Quella del piano Rearm Europe? Quella delle manovre lacrime e sangue fatta a col...

Dynamite girl

Gabriella Antolini, subito dopo l'arresto, si rifiuta di parlare, persino di dire le proprie generalità. L'hanno arrestata alla stazione di Chicago: il facchino del treno era riuscito a sbirciare nella sua borsa, trovandola piena di dinamite. Era il 18 gennaio del 1918 e negli Stati Uniti la situazione era di alta tensione a causa della propaganda incessante degli anarchici, che in alcuni casi, in risposta agli abusi di potere perpetrati contro gli operai che esercitavano il loro diritto allo sciopero, organizzavano attentati contro le istituzioni.
La storia di Gabriella e del movimento anarchico statunitense, in particolare quello italiano, viene raccontata in Dynamite girl, soprannome dato alla ragazza dalla stampa statunitense, da Filippo Manganaro per la Nova Delphi. L'autore, dopo che per buona parte della sua ricostruzione storica riesce a mantenere un encomiabile distacco, negli ultimi capitoli, quando si avvicina sempre di più alla oscura vicenda di Sacco e Vanzetti, non nasconde le sue simpatie libertarie, creando così un legame con il lettore: è fuor di dubbio che il volumetto è indirizzato in particolare a chi ha delle simpatie anarchiche, ma la sua lettura è consigliabile a chiunque, anche semplicemente per arricchire la conoscenza storica sia degli Stati Uniti, sia di un piccolo pezzo dell'Italia.
Gli spunti che il testo propone sono interessanti: le origini del primo maggio; i motivi profondamente economici per cui gli italiani erano ben accetti negli Stati Uniti (essenzialmente manovalanza a basso costo che poteva sostituire gli schiavi); le incredibili differenze tra repubblicani, contrari alla schiavitù, e democratici, schiavisti, negli stati del sud; le appassionanti vicende e battaglie degli anarchici italiani e di alcune delle figure più importanti dell’anarchismo russo, su tutte Emma Goldman.
Una storia appassionante raccontata con uno stile incessante, quasi da romanzo, che ha anche il merito di recuperare il ruolo delle anarchiche nella lotta contro i soprusi perpetrati in nome dello stato.