Strage di bologna, 46 anni senza dimenticare esecutori e mandanti!

  Sono passati 46 anni dal 2 agosto del 1980 quando una bomba fece esplodere parte della stazione di bologna uccidendo 85 persone e ferendone centinaia. Da allora menzogne, depistaggi e insabbiamenti si sono susseguiti nel tentativo di nascondere esecutori e mandanti. Per questo siamo qui ancora oggi, per ricordare le vittime, certo, ma soprattutto per non dimenticare chi furono i colpevoli di quella strage: i fascisti, la loggia massonica P2 e alcuni settori dello stato. Costoro nel tentativo di impedire alle forze popolari di prendere il sopravvento, scelsero, con la strategia della tensione, di mandare in frantumi il movimento operaio che in quel periodo lottava e avanzava ottenendo risultati concreti nei diritti sociali. In un'epoca complessa dove i padroni sembrano aver vinto, dove la propaganda confonde verità e falsità, dobbiamo continuare a tenere lontani dal nostro paese, i fascisti, i nazionalisti e coloro i quali scelgono deliberatamente di opprimerci e di sfruttarci. Lo...

La foto che non cambiò la storia


La foto qui sopra è stata scattata il 4 giugno del 1989, 30 anni fa, dal fotografo Jeff Widener della Associated Press dal sesto piano dell'hotel di Pechino, lontano all'incirca 1 km da piazza Tienanmen. Nota come il Rivoltoso sconosiuto è diventata simbolo dell'opposizione del debole contro il forte, di chi vuole stabilire la propria libertà contro l'oppressore.
Al di là delle polemiche intorno a questa interpretazione (molte fonti, infatti, riferiscono che in realtà i rivoltosi ebbero vita facile contro l'esercito cinese), questo scatto rappresenta, oggi, anche la sconfitta più fulgida della democrazia. Dopo quei fatti, praticamente tutti i paesi occidentali diedero il via a una serie di embarghi contro la Cina, mentre le riforme di politica interna vennero praticamente bloccate. Non solo oggi quasi tutti i paesi occidentali fanno affari con il paese asiatico, mentre embarghi e boicottaggi statunitensi vengono fatti per motivi di protezionismo, ma i dissidenti politici vengono arrestati e imprigionati e per lo più la chiave viene, come si suol dire, gettata via. Emblema di tutto ciò è Liu Xiaobo, Premio Nobel per la pace nel 2010 (che non andò mai a ritirare): egli ebbe, per così dire, la fortuna di morire fuori dal carcere, in un ospedale di Shenyang, il 13 luglio 2017. Non era un uomo libero, ma ancora prigioniero della Repubblica Popolare Cinese, che formalmente è una democrazia.