Repressione, violenza, interessi padronali: è questo il futuro che vogliamo per la nostra Calabria?

  Abbiamo assistito increduli (ma non sorpresi) al video che immortala la violenta aggressione, avvenuta a Cosenza, portata avanti dalle forze dell'ordine nei confronti di Gabriele Carchidi, direttore della testata giornalistica Iacchitè. Ci siamo detti "Increduli ma non sorpresi" perché ormai l'aumento dell'uso intimidatorio delle forze dell'ordine, nei confronti di chi si permette di intralciale gli interessi padronali o anche semplicemente di denunciare le ingiustizie sociali di cui tanti, troppi sono vittime ogni giorno, sta diventando una pericolosa routine. In questi anni - anche prima del governo Meloni - abbiamo visto studenti manganellati senza motivi, lavoratori in sciopero aggrediti da squadristi senza alcun intervento delle forze di polizia, decine e decine di denunce senza fondamento contro manifestanti in tutta Italia. In questo quadro di attacco frontale e totale nei confronti delle forze sociali organizzate anche il contesto cosentino non è da ...

La terra dei recinti

E' stato un anno difficile e i miei molti blog ne hanno inevitabilmente risentito, su tutti proprio Stipaturi, con un solo post in tutto il 2016. Spero quest'anno che possa andare meglio, iniziando con questa recensione e quindi con il recupero di vecchie bozze mai pubblicate. Ad ogni modo posso assicurarvi che andrò oltre questo primo post del 2017, visto che ne ho già programmati altri!
Quando si pensa alla Calabria, alla sua situazione economica, politica e sociale, le domande senza risposta sembrano infinite, tanto che l'unica risposta sembra non rispondere. Con l'obiettivo di chiarire alcuni "perché" sulla Calabria, Massimilano Capalbo, imprenditore calabrese, scrive La terra dei recinti, che può essere visto sia come un pugno nello stomaco sia come una sveglia, una chiamata alla carica, un'ispirazione per molti, calabresi e non. Questo perché uno dei punti essenziali del libro è come, nel corso dei decenni, l'Italia ha subito una "calabresizzazione", anche se questo punto mi sembra quasi inevitabile, insito nel percorso della democrazia (mi aspetto qualcosa del genere in futuro anche al resto d'Europa, ad esempio).
La speranza, però, si trova nelle idee e nelle iniziative dei singoli cittadini, il più possibile lontano dalle istituzioni. In particolare quelle calabresi sono difficili da coinvolgere, soprattutto a causa della classe politica regionale, interessata a parole ad ogni nuova idea, ma con una prontezza che al confronto un bradipo è uno sprinter inarrivabile.
Nonostante questi problemi e una sorta di "allevamento culturale", quasi un esperimento per la raffinazione dei metodi di addormentamento democratico, i progetti interessanti che cercano di recuperare le conoscenze e il territorio calabrese vengono raccontati nella parte finale del libro, costruito sul campo da Capalbo.
Una lettura interessante e, oserei dire, fortemente libertaria, che spero possa diventare di stimolo e ispirazione.