Lungro, considerazioni sulla vittoria del NO al referendum costituzionale

  A Lungro vince il NO con il 65%. Il nostro paese si è risvegliato dal torpore e con un moto di orgoglio ha respinto al mittente l'oscena riforma costituzionale voluta da questa destra infame, becera, repressiva e antidemocratica che non solo voleva sovvertire in senso autoritario la costituzione antifascista - il miglior frutto della guerra di Resistenza -, ma bramava e brama tuttora di poter allungare le sue luride grinfie sul nostro paese. No pasarán! A quanto pare, dunque, questa tornata elettorale è stata un pessimo battesimo per la nuova sezione di FdI; la strana coppia per il Sì Santoianni-Vicchio sembrerebbe non aver funzionato a dovere.  Lungro non è più rossa, a dispetto di chi qualche anno fa scioccamente affermò il contrario, ma può tornare ad esserlo... proviamoci! Quella di oggi è la vittoria di chi vede nella Costituzione un valore fondante della Repubblica e di chi crede profondamente nelle radici antifasciste del nostro paese ; non certo di un sempre più vari...

La terra dei recinti

E' stato un anno difficile e i miei molti blog ne hanno inevitabilmente risentito, su tutti proprio Stipaturi, con un solo post in tutto il 2016. Spero quest'anno che possa andare meglio, iniziando con questa recensione e quindi con il recupero di vecchie bozze mai pubblicate. Ad ogni modo posso assicurarvi che andrò oltre questo primo post del 2017, visto che ne ho già programmati altri!
Quando si pensa alla Calabria, alla sua situazione economica, politica e sociale, le domande senza risposta sembrano infinite, tanto che l'unica risposta sembra non rispondere. Con l'obiettivo di chiarire alcuni "perché" sulla Calabria, Massimilano Capalbo, imprenditore calabrese, scrive La terra dei recinti, che può essere visto sia come un pugno nello stomaco sia come una sveglia, una chiamata alla carica, un'ispirazione per molti, calabresi e non. Questo perché uno dei punti essenziali del libro è come, nel corso dei decenni, l'Italia ha subito una "calabresizzazione", anche se questo punto mi sembra quasi inevitabile, insito nel percorso della democrazia (mi aspetto qualcosa del genere in futuro anche al resto d'Europa, ad esempio).
La speranza, però, si trova nelle idee e nelle iniziative dei singoli cittadini, il più possibile lontano dalle istituzioni. In particolare quelle calabresi sono difficili da coinvolgere, soprattutto a causa della classe politica regionale, interessata a parole ad ogni nuova idea, ma con una prontezza che al confronto un bradipo è uno sprinter inarrivabile.
Nonostante questi problemi e una sorta di "allevamento culturale", quasi un esperimento per la raffinazione dei metodi di addormentamento democratico, i progetti interessanti che cercano di recuperare le conoscenze e il territorio calabrese vengono raccontati nella parte finale del libro, costruito sul campo da Capalbo.
Una lettura interessante e, oserei dire, fortemente libertaria, che spero possa diventare di stimolo e ispirazione.