Strage di Amendolara: o le nostre vite, o i loro profitti!

  Il primo giugno, ad Amendolara, è stata scritta una delle pagine più spietate della storia recente del nostro territorio . Quattro giovani lavoratori, quattro braccianti: • Waseem Khan (29 anni), originario del Pakistan; • Amin Fazal Khogjani (28 anni), originario dell'Afghanistan; • Safi Iayjad (27 anni), originario dell'Afghanistan; • Ullah Ismat Qiemi (19 anni), originario dell'Afghanistan; sono stati bruciati vivi, bloccati con la forza in una trappola di lamiere da due caporali. La loro unica colpa è stata quella di aver osato alzare la testa chiedendo il salario che spettava loro , insieme al rispetto della dignità umana e ai propri diritti contro un sistema di sfruttamento brutale e feroce che li voleva schiavi, invisibili e ricattabili. Ciò che è successo ad Amendolara è il risultato prevedibile e feroce del caporalato, implacabile ingranaggio ad uso di avidi padroni e padroncini, ben oliato da politiche che sempre nel nome del profitto, specie nel comparto agrico...

La terra dei recinti

E' stato un anno difficile e i miei molti blog ne hanno inevitabilmente risentito, su tutti proprio Stipaturi, con un solo post in tutto il 2016. Spero quest'anno che possa andare meglio, iniziando con questa recensione e quindi con il recupero di vecchie bozze mai pubblicate. Ad ogni modo posso assicurarvi che andrò oltre questo primo post del 2017, visto che ne ho già programmati altri!
Quando si pensa alla Calabria, alla sua situazione economica, politica e sociale, le domande senza risposta sembrano infinite, tanto che l'unica risposta sembra non rispondere. Con l'obiettivo di chiarire alcuni "perché" sulla Calabria, Massimilano Capalbo, imprenditore calabrese, scrive La terra dei recinti, che può essere visto sia come un pugno nello stomaco sia come una sveglia, una chiamata alla carica, un'ispirazione per molti, calabresi e non. Questo perché uno dei punti essenziali del libro è come, nel corso dei decenni, l'Italia ha subito una "calabresizzazione", anche se questo punto mi sembra quasi inevitabile, insito nel percorso della democrazia (mi aspetto qualcosa del genere in futuro anche al resto d'Europa, ad esempio).
La speranza, però, si trova nelle idee e nelle iniziative dei singoli cittadini, il più possibile lontano dalle istituzioni. In particolare quelle calabresi sono difficili da coinvolgere, soprattutto a causa della classe politica regionale, interessata a parole ad ogni nuova idea, ma con una prontezza che al confronto un bradipo è uno sprinter inarrivabile.
Nonostante questi problemi e una sorta di "allevamento culturale", quasi un esperimento per la raffinazione dei metodi di addormentamento democratico, i progetti interessanti che cercano di recuperare le conoscenze e il territorio calabrese vengono raccontati nella parte finale del libro, costruito sul campo da Capalbo.
Una lettura interessante e, oserei dire, fortemente libertaria, che spero possa diventare di stimolo e ispirazione.