Strage di Amendolara: o le nostre vite, o i loro profitti!

  Il primo giugno, ad Amendolara, è stata scritta una delle pagine più spietate della storia recente del nostro territorio . Quattro giovani lavoratori, quattro braccianti: • Waseem Khan (29 anni), originario del Pakistan; • Amin Fazal Khogjani (28 anni), originario dell'Afghanistan; • Safi Iayjad (27 anni), originario dell'Afghanistan; • Ullah Ismat Qiemi (19 anni), originario dell'Afghanistan; sono stati bruciati vivi, bloccati con la forza in una trappola di lamiere da due caporali. La loro unica colpa è stata quella di aver osato alzare la testa chiedendo il salario che spettava loro , insieme al rispetto della dignità umana e ai propri diritti contro un sistema di sfruttamento brutale e feroce che li voleva schiavi, invisibili e ricattabili. Ciò che è successo ad Amendolara è il risultato prevedibile e feroce del caporalato, implacabile ingranaggio ad uso di avidi padroni e padroncini, ben oliato da politiche che sempre nel nome del profitto, specie nel comparto agrico...

Il caso marò

monologo di @umoremaligno via @Wu_Ming_Foundt
Poi leggi qualcosa su carta stampata che è stato scritto non in italiano e scopri che:
Punto primo: i due eroi stavano facendo servizio di difesa su una nave mercantile italiana privata.
Numero due: i due pirati, non erano pirati; erano pescatori, avevano 25 e 45 anni; non avevano armi; non stavano cercando di risvegliare il kraken (...)
Ora, un uomo con le armi che si presta per la difesa di un patrimonio privato dietro il pagamento di un compenso si definisce mercenario.