Strage di Amendolara: o le nostre vite, o i loro profitti!

  Il primo giugno, ad Amendolara, è stata scritta una delle pagine più spietate della storia recente del nostro territorio . Quattro giovani lavoratori, quattro braccianti: • Waseem Khan (29 anni), originario del Pakistan; • Amin Fazal Khogjani (28 anni), originario dell'Afghanistan; • Safi Iayjad (27 anni), originario dell'Afghanistan; • Ullah Ismat Qiemi (19 anni), originario dell'Afghanistan; sono stati bruciati vivi, bloccati con la forza in una trappola di lamiere da due caporali. La loro unica colpa è stata quella di aver osato alzare la testa chiedendo il salario che spettava loro , insieme al rispetto della dignità umana e ai propri diritti contro un sistema di sfruttamento brutale e feroce che li voleva schiavi, invisibili e ricattabili. Ciò che è successo ad Amendolara è il risultato prevedibile e feroce del caporalato, implacabile ingranaggio ad uso di avidi padroni e padroncini, ben oliato da politiche che sempre nel nome del profitto, specie nel comparto agrico...

La condanna di Bradley Manning

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136 anni di prigionia per essere andati contro lo stato, per averlo semplicemente sfidato senza aver fatto male a nessuno. Una delle pene più severe mai date ad un uomo negli ultimi 50 anni. Pene così non si sono viste neppure per stragisti, terroristi o dittatori come il pluriomicida Obama, a cui viene dato uno stipendio per uccidere civili in tutto il mondo. Aveva ragione Rothbard: pensate bene quali sono i crimini che lo stato punisce con più severità. Non quelli contro altri cittadini ma quelli contro lo stato stesso.
(Fabristol su tumblr)
Bradley Manning è un soldato statunitense arrestato nel 2010 in Iraq perché aveva passato a Wikileaks del materiale che, secondo lo stesso Bradley, doveva essere portato a conoscenza dei cittadini. Per gli Stati Uniti, evidentemente, una tale posizione è assolutamente incomprensibile.