Strage di bologna, 46 anni senza dimenticare esecutori e mandanti!

  Sono passati 46 anni dal 2 agosto del 1980 quando una bomba fece esplodere parte della stazione di bologna uccidendo 85 persone e ferendone centinaia. Da allora menzogne, depistaggi e insabbiamenti si sono susseguiti nel tentativo di nascondere esecutori e mandanti. Per questo siamo qui ancora oggi, per ricordare le vittime, certo, ma soprattutto per non dimenticare chi furono i colpevoli di quella strage: i fascisti, la loggia massonica P2 e alcuni settori dello stato. Costoro nel tentativo di impedire alle forze popolari di prendere il sopravvento, scelsero, con la strategia della tensione, di mandare in frantumi il movimento operaio che in quel periodo lottava e avanzava ottenendo risultati concreti nei diritti sociali. In un'epoca complessa dove i padroni sembrano aver vinto, dove la propaganda confonde verità e falsità, dobbiamo continuare a tenere lontani dal nostro paese, i fascisti, i nazionalisti e coloro i quali scelgono deliberatamente di opprimerci e di sfruttarci. Lo...

Lavoratori

Traduzione dell'articolo "Working Men" di William Lloyd Garrison pubblicato l'8 gennaio 1831 su "The Liberator" e rilasciato in pubblico dominio (via fair-use.org)
Un tentativo è stato fatto, e si sta ancora facendo (ci spiace dirlo, con notevole successo), per infiammare le menti della nostra classe lavoratrice contro i più opulenti, e di convincere gli uomini che essi sono disprezzati e oppressi da una ricca aristocrazia. Che esistano torti pubblici, è senza dubbio vero, ma non si limitano a una data classe della società. Ogni professione è interessata alla loro rimozione - il ricco come il povero. E' criminale, quindi, esasperare i nostri meccanici ad atti di violenza, o a schierarlo sotto una bandiera di partito, per cui non è vero, che, in ogni momento, sono stati oggetto di rimprovero. Il lavoro non è disonorevole. L'artigiano industrioso, in un governo come il nostro, sarà sempre tenuto in miglior stima del ricco ozioso.
I nostri limiti non ci permettono di dilungarci su questo argomento: vi potremo tornare in altra occasione. Noi siamo gli amici della riforma, ma che è una non riforma, che, nella cura di un male, rischia di infliggerne mille altri.