Strage di bologna, 46 anni senza dimenticare esecutori e mandanti!

  Sono passati 46 anni dal 2 agosto del 1980 quando una bomba fece esplodere parte della stazione di bologna uccidendo 85 persone e ferendone centinaia. Da allora menzogne, depistaggi e insabbiamenti si sono susseguiti nel tentativo di nascondere esecutori e mandanti. Per questo siamo qui ancora oggi, per ricordare le vittime, certo, ma soprattutto per non dimenticare chi furono i colpevoli di quella strage: i fascisti, la loggia massonica P2 e alcuni settori dello stato. Costoro nel tentativo di impedire alle forze popolari di prendere il sopravvento, scelsero, con la strategia della tensione, di mandare in frantumi il movimento operaio che in quel periodo lottava e avanzava ottenendo risultati concreti nei diritti sociali. In un'epoca complessa dove i padroni sembrano aver vinto, dove la propaganda confonde verità e falsità, dobbiamo continuare a tenere lontani dal nostro paese, i fascisti, i nazionalisti e coloro i quali scelgono deliberatamente di opprimerci e di sfruttarci. Lo...

Stefano Rodotà e la costituzione

Ieri è girata questa intervista di Rodotà, in particolare su tumblr una particolare citazione in cui Rodotà parlava di Grillo. Penso, però, visto il momento, che forse può essere molto più utile questa risposta riguardante la Costituzione Italiana:
Quando il governo Berlusconi nel 2006 tentò una riforma costituzionale, 16 milioni di italiani dissero no. Vuol dire che c’è stata una identificazione con la Costituzione fortissima. È un dato di cui non possiamo non tener conto. La nostra Carta rilegge l’uguaglianza, e qui torna il ruolo fondamentale dell’art. 3, un capolavoro istituzionale che si apre con le parole: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale». Fu un’innovazione straordinaria, nata dall’incontro tra la raffinata cultura giuridica di Massimo Severo Giannini e la vera passione politica di Lelio Basso. Non dico che bisogna restare fermi. Ma dobbiamo custodire quei punti di partenza straordinariamente forti. Si può fare una buona manutenzione della Carta, che significa anche rendere effettivi una serie di canali partecipativi, ripensando i referendum e l’iniziativa legislativa popolare. La democrazia rappresentativa si salva solo con un innesto di democrazia partecipativa. Non le vedo in conflitto. I partiti non devono pensare che i movimenti inquinano. Nello stesso tempo i movimenti non possono pensare di non dover fare i conti con la democrazia rappresentativa. Invece sono già in corso cambiamenti surrettizi della Carta, come la revisione dell’art. 81 sul pareggio di bilancio e il tentativo di cancellare l’art. 41 sull’iniziativa economica privata, che secondo la Costituzione è libera ma non può svolgersi in contrasto con sicurezza, libertà, dignità umana. L’ipotesi di una Assemblea costituente mi spaventa, perché una cosa è una revisione, che non tocchi i principi fondamentali, un’altra è rimettere tutto in discussione. Specie in un momento in cui non c’è una cultura adeguata, ma solo una sottocultura liberista, in Italia la più sgangherata del mondo, che farebbe scempio di diritti e libertà. Anzi, lo sta già facendo.
Ricordo che Stefano Rodotà è nato a Cosenza. La sua famiglia è di origini arbëreshë, come conferma egli stesso in una conferenza sulla privacy e le nuove tecnologie (sembra non avere connessioni con San Benedetto Ullano, come indicato in una precedente versione del post).