Strage di bologna, 46 anni senza dimenticare esecutori e mandanti!

  Sono passati 46 anni dal 2 agosto del 1980 quando una bomba fece esplodere parte della stazione di bologna uccidendo 85 persone e ferendone centinaia. Da allora menzogne, depistaggi e insabbiamenti si sono susseguiti nel tentativo di nascondere esecutori e mandanti. Per questo siamo qui ancora oggi, per ricordare le vittime, certo, ma soprattutto per non dimenticare chi furono i colpevoli di quella strage: i fascisti, la loggia massonica P2 e alcuni settori dello stato. Costoro nel tentativo di impedire alle forze popolari di prendere il sopravvento, scelsero, con la strategia della tensione, di mandare in frantumi il movimento operaio che in quel periodo lottava e avanzava ottenendo risultati concreti nei diritti sociali. In un'epoca complessa dove i padroni sembrano aver vinto, dove la propaganda confonde verità e falsità, dobbiamo continuare a tenere lontani dal nostro paese, i fascisti, i nazionalisti e coloro i quali scelgono deliberatamente di opprimerci e di sfruttarci. Lo...

Censura, libertà e persistenza della memoria

Nel bene e nel male Piergiorgio Odifreddi è riuscito e riesce sempre a far parlare di se e degli argomenti che propone. Nei suoi discorsi, soprattutto in quelli non matematici, ci sono sempre una serie di idiosincrasie che per certi versi ne sminuiscono il valore. Non per questo, però, la vicenda che ha portato a un ultimo post che di fatto chiude la sua collaborazione con Repubblica sul blog Il non senso della vita non debba essere comunque divulgata, anche da chi non ne condivide il pensiero. Come ricorda Vittorio Pasteris, per Voltaire era fondamentale questo motto:
Detesto ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo.
E' un semplice principio di libertà, quella di espressione, che è stata di fatto negata in un momento in cui tutti, chi più chi meno, si arrogano il diritto di dire la loro sui più recenti fatti di guerra in quel di Gaza. Tutto questo è, in maniera più o meno diretta, legato al fenomeno del partitismo che Simone Weil, in un famoso saggio, ha criticato con argomentazioni anche abbastanza interessanti (spero di riuscire ad approfondire, prima o poi, il suo discorso).
Per difendere questo principio, riporta Il Fatto Quotidiano, molti lettori hanno incollato nei commenti a un altro post il testo originale di Odifreddi (il permalink che non da alcun risultato), e così hanno fatto in giro per il web su blog e forum. Lo stesso Fatto pubblica quel testo incriminato insieme con il post di addio di Odifreddi (che in fondo non si sa mai: potrebbe anche sparire l'intero blog). Personalmente, che mi rifaccio al principio volteriano e non trovo alcun motivo per censurare Odifreddi al di là dei contenuti (di cui anzi si può e si deve discutere), ho pensato bene di proporvi lo screenshot di quel post, utilizzando la copia cache disponibile grazie a Google:
Ovviamente, sempre per il principio di precauzione, vi propongo anche l'ultimo post del logico piemontese: