Strage di Amendolara: o le nostre vite, o i loro profitti!

  Il primo giugno, ad Amendolara, è stata scritta una delle pagine più spietate della storia recente del nostro territorio . Quattro giovani lavoratori, quattro braccianti: • Waseem Khan (29 anni), originario del Pakistan; • Amin Fazal Khogjani (28 anni), originario dell'Afghanistan; • Safi Iayjad (27 anni), originario dell'Afghanistan; • Ullah Ismat Qiemi (19 anni), originario dell'Afghanistan; sono stati bruciati vivi, bloccati con la forza in una trappola di lamiere da due caporali. La loro unica colpa è stata quella di aver osato alzare la testa chiedendo il salario che spettava loro , insieme al rispetto della dignità umana e ai propri diritti contro un sistema di sfruttamento brutale e feroce che li voleva schiavi, invisibili e ricattabili. Ciò che è successo ad Amendolara è il risultato prevedibile e feroce del caporalato, implacabile ingranaggio ad uso di avidi padroni e padroncini, ben oliato da politiche che sempre nel nome del profitto, specie nel comparto agrico...

Al tempo dei borboni

Cercavo da tempo uno spunto per citare Peppe che a sua volta chiama in campo Angelo Panebianco.
Cercavo uno spunto per riproporvi questi brani, tratti dal diario cicloturistico di Luigi Bertarelli, fondatore del Touring Club italiano:
Laggiù vi sono terre fertili e ricchezze grandi: l'occhio si perde spesso fra interminabili uliveti e gli aranceti auliscono quasi ad ogni svolto di strada, mentre vigne dal vino generoso incoronano ogni poggio.

(...)

Ma tutta questa ricchezza è poveramente pagata: l'olio, il vino, gli aranci e i formaggi caprini non possono sperare in una esportazione, troppo gravosa oggi, in cui le ferrovie con tariffe altissime hanno distrutto altri mezzi meno costosi di trasporti per mare e in cui l'unità italiana ha tolto alle Calabrie quel grande consumatore che era Napoli.

(...)

La Calabria ha avuto ferrovie (che servono più che tutto agli inglesi tisici i quali vogliono recarsi in Sicilia senza passare il mare) e strade (le quali, lo imparino i ciclisti da L.V.Bertarelli, sono fra le buone d'Italia) Ma linee ferroviarie e reti stradali sono come le vene di un anemico: il sangue dell'attività non vi scorre, giacché la Calabria ciò che produce deve consumarlo in casa sua.

(...)

E così il denaro manca in modo assoluto: quasi tutto si paga in derrate, dal medico al notaio all'avvocato. L'esattore però no: questo vuole essere pagato in denari contanti. E il curioso si è che allorquando un possidente calabrese ha da maritare una figliuola o un figlio che deve fare il volontario, non trova denaro neppure vendendo un fondo, cosicché oggidì in Calabria si possono acquistare terreni al 7, all'8 ed anche al 10 per cento del loro reddito netto.

(...)

Un paese ridotto in tali condizioni da una politica insipiente, si può chiamare sagrificato, ma non parassita.

E lo spunto me lo da la Lettera al Nord di Giuseppe Quartucci, che vi propongo nella lettura di Antonio Maria Lo Faro:


(via Elisabetta Filippelli - le citazioni sono tratte da L'annoso problema dell'assistenza al Sud)