05 agosto 2013

L'amore della Toscana per Luigi Lilio

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Negli ultimi tre anni Luigi Lilio, l'astronomo e matematico calabrese, di Cirò, ha vissuto una stagione interessante: soprattutto grazie alla riscoperta in Toscana di molti dei suoi documenti, Lilio è diventato sempre più famoso come l'uomo del calendario. Non a caso l'anno scorso, tra i documenti del Fondo Galileiano, è stata ritrovata una lettera del cardinale Leopoldo de Medici nella quale papa Gregorio, colui cui è intitolato il calendario in uso oggi, avrebbe preferito che la denominazione fosse calendario liliano, in modo da attribuire il giusto merito a Luigi Lilio.
Un altro dei ritrovamenti più importanti per quel che riguarda le attività liliane è avvenuto proprio in Toscana: a Firenze, nel 1981, lo storico Thomas Settle, rintracciò il Compendium di Lilio, necessario per svolgere i calcoli alla base del nostro calendario.
La Toscana, dunque, negli studi liliani ha mostrato un grande interesse, pari almeno a quello che negli stessi ultimi anni hanno mostrato Cirò e successivamente la Calabria: ricordo che Salvatore Costa ha scritto una monografia dedicata all'astronomo cirese e che l'associazione di astrofili di Torretta (che conta tra gli altri l'amico Stefano Cidone), impegnata anch'essa nell'opera divulgativa, è dedicata proprio a Luigi Lilio. A questi c'è anche da aggiungere l'inaugurazione del museo liliano nella sua città natale.
Dietro, però, l'attività liliana della Toscana c'è invece Francesco Vizza del Cnr:
Determinante in questa direzione [quella della maggior divulgazione di Lilio sul territorio] è anche il fatto che diversi docenti di storia della matematica e dell'astronomia abbiano deciso di inserirlo nei loro corsi universitari.
Vale, a questo punto, la pena spiegare chi sia Lilio: lo faccio recuperando il Ritratto che dedicai a Lilio tempo fa e che, purtroppo, non è più on-line: questa mi sembra decisamente una buona occasione!
Luigi Lilio
La questione del calendario è stata piuttosto complessa e spinosa da risolvere nel corso dei secoli. Nell'ottica di misurare lo scorrere del tempo e delle stagioni, infatti, era necessario avere una sorta di strumento stabile che riproponesse i cicli stagionali, evento che è stato molto difficile da raggiungere visto che, non solo oggi dobbiamo aggiungere periodicamente un giorno a febbario per riallinearci all'anno terrestre effettivo, ma anche in passato ci sono stati non pochi problemi, l'ultimo dei quali subito dopo il concilio di Nicea, che stabilì quando festeggiare la Pasqua cristiana, ovvero nella prima domenica disponibile subito dopo l'equinozio di primavera, fissato per il 21 marzo.
Purtroppo il calendario su cui si basavano l'Europa e il mondo cristiano non era così fisso come si voleva credere: il 21 marzo, infatti, e non l'equinozio, viaggiava in avanti verso l'estate questo perché rispetto al calendario l'equinozio anticipava sempre più con lo scorrere degli anni.
Papa a quel tempo era Gregorio XIII che, per evitare di festeggiare Pasqua in estate, decise che era venuto il momento di modificare opportunamente il calendario in modo da far sì che l'equinozio fosse stabile nel corso degli anni e con esso la Pasqua cadesse all'inizio della primavera. Questa impresa, che alla fine portò al famoso calendario gregoriano, quello su cui si basa il nostro calendario, venne portata avanti da Luigi Lilio, Cristopher Clavius e Carlo Pellegrino Danti. Oggi ci concentriamo sul primo.
Luigi Lilio (anche Giglio, o anche Aloysius Lilius o anche Alvise), nacque a Cirò, in Calabria dunque, forse nel 1510, o forse nel 1512 secondo Alfredo Focà.
I suoi studi, così come quelli del fratello Antonio, furono quelli classici dell'epoca: si inizia con la filosofia e la letteratura grazie ai precetti dello zio materno di tale Casopero (o Casoppero), amico dei Lilio. Successivamente, anche perché relativamente vicino, Luigi e Antonio andarono all'università di Napoli per laurearsi in medicina, senza però dimenticare la passione per la matematica e l'astronomia, discipline spesso studiate un po' da tutti coloro che potevano permettersi un minimo di studi accademici. Questa formazione, dunque, fu fondamentale per la risoluzione dei problemi del calendario che proprio in quel tempo erano destinati a farsi evidenti.
Come si è detto a quel tempo papa era Gregorio XIII, ma già due papi prima di lui, Giulio II e Leone X, si erano interessati alla questione. Il primo provò a istituire una commissione, forse spinto da una lettera di Prisciano Prisciani che aveva esaminato la questione per suo conto, ma fu Leone X a indire una vera e propria commissione, che affidò alla guida di Paolo di Middelburg, che però non portò a compimento il lavoro, causa morte.
Nonostante ciò le speranze di riformare il calendario sotto Leone X erano tante, ma al di là delle questioni politiche, sempre presenti in decisioni così complesse, il punto principale era la non esatta determinazione della durata dell'anno, come rilevò lo stesso Copernico. Non era l'unica, ovviamente, ma certo una delle più importanti.
La questione si avviò alla risoluzione quando nel 1577 Gregorio XIII fece girare per l'Europa un opuscolo, il Compendium novae rationis kalendarium di Luigi Lilio, consegnatogli dal fratello Antonio essendo Luigi morto appena due anni prima (o forse nel 1576: anche in questo caso un po' di incertezza).
L'idea di Luigi era la seguente: calcolare l'anno solare sulla base delle Tavole Alfonsine, e quindi sul fatto che un anno è definito come il tempo che intercorre tra un equinozio e quello successivo. Dai calcoli risultò che l'anno dovesse durare 365 giorni, 5 ore, 49 minuti e 12 secondi (rispetto ai 356 giorni, 5 ore 48 minuti e 45 secondi circa della sua durata reale). L'equinozio sarebbe stato riportato al 21 marzo, per gli anni bisestili nessuna modifica a parte il fatto che gli anni secolari non sarebbero stati bisestili se non divisibili per 400, e quindi 1700, 1800, 1900 no ma il 2000 sì, come è avvenuto. Infine ecco la proposta di eliminare 10 giorni (sostanzialmente quelli che si erano guadagnati rispetto al tempo reale), che furono recuperati ad ottobre del 1582: si passò infatti direttamente dal 4 al 15 ottobre. Questo calendario, però, ogni 400 anni presenta un eccessi di 26-27 secondi rispetto all'effettivo calendario solare e quindi un giorno ogni 30 secoli circa, anno più anno meno. Da qui la proposta (tra i promotori Antonino Zichichi) di togliere tre giorni ogni 10000 anni: un modo per farlo può essere non considerare bisestili gli anni 4000, 8000 e 12000.
A quanto sembra, tra la fine del 1531 e l'inizio del 1532, nella vita di Lilio ci fu un momento di sconforto che sicuramente avrebbe reso più difficile l'origine di questa proposta. A questo periodo diede risposta il maestro Jan Teseo Casopero, lo zio del suo amico:
Non approvo, o Alvise, che tu accoppiassi la vita di studioso a quella dell'impiegato. L'animo occupato a due cariche non può adempierne alcuna. Ma se tu costretto dalla necessità insuperabile imprendesti di servire nell'Aula Baronale, perchè le sostanze paterne non basterebbero a sostenerti per attendere unicamente alle lettere, sii cauto a non inciampare nelle reti della seduzione per non avertene tardi a pentire, e fa di tutto per sottrarti quanto più presto puoi dà di lei vezzi;
(...)
Piuttosto cerca di avere mezzi da attirarti la conoscenza di uomini che potrebbero essere adescati dà tuoi studi.
(...)
Conservati ed a tutti i nostri che in Napoli dimorano reca i miei saluti
L'impiego parallelo all'attività di studioso cui Casopero si riferisce è quello presso il castello dei Carafa, presso cui prestò servizio: secondo l'architetto di Cirò Salvatore Costa, frutto di questo periodo fu la pavimentazione del castello della cittadina calabrese di origine di Lilio, una pavimentazione che probabilmente è legata ai moti celesti del Sole e della Luna. Uno studio approfondito di tale pavimentazione ha portato Costa a supporre che sono lì immortalati i semi del lavoro di Lilio, che per la corretta ricalibrazione della misura del tempo ha molto probabilmente tenuto conto del moto dei due astri rispetto alla Terra. Questa supposizione sembra supportata dall'uso dell'enneagramma al centro del pavimento: per enneagramma si intende una figura a nove punte, legata dunque al numero 9, che in molte culture sta alla base dell'idea stessa di calendario e di scorrere circolare del tempo.
Successivamente troviamo Lilio nel 1552 a Perugia a insegnare medicina, per poi trasferirsi a Roma dove frequentò insieme al fratello l'accademia Notti Vaticane, fondata dai cardinali Sirleto e Borromeo. Fu in questo periodo che completò il suo lavoro sul calendario, che però, per quanto scritto prima, non poté consegnare al papa e successivamente vedere accettato, sostanzialmente senza modifiche, dalla commissione istituita da Gregorio XIII.
La commissione lavorò per tre anni buoni: siamo nel 1580, nel 14 settembre, quando viene redatta la relazione Ratio corrigendi festes confirmata et nomine omnium qui ad calendarii correctionem delecti sunt oblata SS.mo D.N. Gregori XIII. A quel punto il cardinale Sirleto preparò una bolla che venne successivamente consegnata al papa il 12 febbraio del 1582 dallo stesso Antonio. Firmato il 24 febbraio, il documento venne successivamente affisso sulla porta della Basilica di San Pietro il 5 marzo 1582.
Così, 45 anni dopo la morte di un calabrese che molto probabilmente contribuì al successo del modello eliocentrico, un altro calabrese, questa volta però sotto il sigillo papale, rivoluzionava un altro aspetto della conoscenza e soprattutto della vita quotidiana: il calendario, quello strumento utile per identificare lo scorrere dei giorni, uno dietro l'altro.
Per il lettore che volesse approfondire la questione del calendario, suggerisco la lettura del poderoso La questione della riforma del calendario nel quinto concilio lateranense (1512-1517) di Demetrio Marzi.


(le immagini del Compendium sono tratte da questa galleria della BNC)
Bibliografia
1. Il calendario, Antonio Vecchia
2. Il nostro calendario, dal Corriere della Sera del 30 maggio 2004
3. Luigi Giglio, medico di Cirò, ideatore della riforma del calendario gregoriano, Alfredo Focà
4. Il ricamo di pietra (bozza), Salvatore Costa
5. La questione della riforma del quinto concilio lateranense, Demetrio Marzi
Fonte per l'introduzione: Omaggio della Toscana a Luigi Lilio, l'inventore del calendario moderno di Antonio Garro dalla Gazzetta del Sud del 4 agosto 2013
L'immagine di apertura è il busto realizzato dallo scultore Giuseppe Capoano e basato su informazioni ricavate da Francesco Vizza e da quest'ultimo caricata su Commons
Aggiornamento: come mi ricorda Salvatore Costa, c'è un secondo libro, scritto dall'architetto, dedicato a Lilio e allo studio della pavimentazione del castello dei Carafa, Il monumento misterioso. Lo stesso Salvatore mi segnala di un recente ritrovamento a Lucca (quindi sempre in Toscana) che sembra stringere un legame ancora più forte tra Lilio, e con lui la Calabria, e questa splendida regione.

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