21 agosto 2012

Un leone nello Ionio

Attenzione: il post è stato aggiornato dopo la prima pubblicazione
Nei giorni scorsi è stata diffusa la notizia di quello che promette di essere uno dei ritrovamenti archeologici più importanti in Calabria dopo i Bronzi di Riace di 40 anni fa.
A ritrovare la testa di leone, e, sembra, anche una armatura, lasciata al momento in acqua, sono stati tre appassionati di immersioni: Leo Morabito, Bruno Bruzzantini, Bartolo Priolo.
Alla notizia del ritrovamento, così ha commentato la soprintendente Simonetta Bonomi:
In questi casi è di vitale importanza avvisare subito gli organi deputati, a loro volta tenuti a intervenire per salvaguardare il sito del rinvenimento, mettendo al sicuro i reperti "nobili", così da fare in modo che resti intatto per le successive indagini. Il modo inaspettato con cui è stata diffusa la notizia forse ha sciupato una scoperta importante, ma ancora non possiamo dirlo con certezza. Mi recherò di persona quanto prima a visionare il reperto.
I tre sub sono stati intervistati da Aristide Bava per quelli della Gazzetta del Sud: Il quotidiano di Calabria e Sicilia ha anche colto l'occasione per scrivere un trafiletto sui 40 anni dei Bronzi, al momento ignorati dal consiglio regionale, a dimostrazione della scarsa attitudine al marketing della nostra regione:
Aggiornamento del 23/08/2012:
Nella giornata del 22 agosto un gruppo di esperti sommozzatori si sono gettati nelle acque di Capo Bruzzano, dove erastata ritrovata la testa di leone, scoprendo che la forma scintillante intravista da Leo Morabito durante la sua immersione non era altro che un radiatore
(...) forse residuo di qualche carretta del mare giunta in una zona con il suo carico di anime disperate.
scrivono nella sintesi della Gazzetta del Sud, che così conclude:
La soprintendente archeologica Simonetta Bonomi, sin dal primo istante, ha frapposto cautela al dirompente entusiasmo: il leone potrebbe essere d'epoca romana... oppure no. Il responso alle analisi.
A tal proposito l'assessore regionale Mario Caligiuri afferma che:
In base ai primi accertamenti, la testa di leone (...) sembrerebbe pienamente somigliante ai leoni di Nemi, esposti a Palazzo Massimo a Roma e potrebbe risalire al secondo secolo dopo Cristo. Comunque attendiamo verifiche ancora più puntuali.
In attesa delle quali, sempre secondo Caligiuri, il ritrovamento
(...) conferma che i fondali della Calabria sono ancora ricchi di beni.
L'assessore, poi, afferma che il ritrovamento, quaranta anni fa, dei Bronzi di Riace è da considerarsi la più grande scoperta mondiale di archeologia subacquea. In attesa di verificare l'affermazione del nostro, la soprintendente Simonetta Bonomi ha cercato di sottolineare come allertare immediatamente le autorità competenti avrebbe evitato questo spreco di risorse, riferendosi alla immersione di recupero che ha portato a galla solo un radiatore.
In effetti le operazioni di recupero sono sembrate un po' affrettate, sotto l'onda dell'entusiasmo di un ritrovamento che si voleva a tutti i costi fosse più importante di quello dei Bronzi: attendere qualche giorno in modo tale che un gruppo di ricercatori competenti venisse a fare dei rilievi con la strumentazione necessaria era sicuramente la scelta più logica.

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