23 ottobre 2008

Una stagione selvaggia


Non mi riferisco al romanzo di Lansdale, il primo della serie di Hap e Leonard, ma ai movimenti di protesta che stanno sorgendo nei confronti del governo italiano, il governo Berlusconi, a causa da una parte della riforma scolastica firmata dal ministro Gelmini e dall'altra della manovra finanziaria che tocca l'università proposta dal ministro Tremonti. Vediamo un po' nel dettaglio cosa succede nel mondo accademico:

In questi giorni le proteste provengono un po' da tutti gli atenei italiani: soprattutto gli studenti e i giovani ricercatori e i vecchi precari della ricerca animano cortei e occupazioni, cercando di ottenere innanzitutto un confronto con il governo. Ciò che viene maggiormente contestato alla manovra, la legge 133/2008, è la trasformazione delle Università in fondazioni inserita nell'articolo 16 comma 1:

In attuazione dell'articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell'autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione e' adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e' approvata con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1° gennaio dell'anno successivo a quello di adozione della delibera.

E' ovvio che un'università che non vuole diventare fondazione per mantenere, rispetto al privato, l'autonomia decisionale sulla didattica e la ricerca, dovrà affrontare una serie di tagli nei fondi, ultimo dei quali per aiutare le banche a superare quella stessa crisi di cui sono, in parte o in toto questo è opinabile, responsabili (vedi anche la versione completa stampabile della stessa legge):

Il Ministero dell'economia e delle finanze e' autorizzato, anche in deroga alle norme di contabilità di Stato, a sottoscrivere o garantire aumenti di capitale deliberati da banche italiane che presentano una situazione di inadeguatezza patrimoniale accertata dalla Banca d'Italia. Tale sottoscrizione può essere effettuata a condizione che l'aumento di capitale non sia stato ancora perfezionato, alla data di entrata in vigore del presente decreto, e che vi sia un programma di stabilizzazione e rafforzamento della banca interessata della durata minima di 36 mesi.

In particolare:

Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, sono individuate per ciascuna operazione di cui al presente articolo le risorse necessarie per finanziare le operazioni stesse. Le predette risorse, da iscrivere in apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, sono individuate in relazione a ciascuna operazione mediante:
a) riduzione lineare delle dotazioni finanziarie, a legislazione vigente, delle missioni di spesa di ciascun Ministero, con esclusione delle dotazioni di spesa di ciascuna missione connesse a stipendi, assegni, pensioni e altre spese fisse; alle spese per interessi; alle poste correttive e compensative delle entrate, comprese le regolazioni contabili con le regioni; ai trasferimenti a favore degli enti territoriali aventi natura obbligatoria; del fondo ordinario delle università; delle risorse destinate alla ricerca; delle risorse destinate al finanziamento del 5 per mille delle imposte sui redditi delle persone fisiche; nonché quelle dipendenti da parametri stabiliti dalla legge o derivanti da accordi internazionali;
b) riduzione di singole autorizzazioni legislative di spesa;
c) utilizzo mediante versamento in entrata di disponibilità esistenti sulle contabilità speciali nonché sui conti di tesoreria intestati ad amministrazioni pubbliche ed enti pubblici nazionali con esclusione di quelli intestati alle Amministrazioni territoriali con corrispondente riduzione delle relative autorizzazioni di spesa e contestuale riassegnazione al predetto capitolo;
d) emissione di titoli del debito pubblico.

Tutto ciò, come scrivevo, ha portato a una serie di reazioni e di proteste nel mondo universitario: giuste o sbagliate che siano nei modi e nei toni, certo hanno il merito di puntare l'attenzione verso un modo di riformare l'università italiana che non passa attraverso una legge ad hoc ma attraverso una manovra finanziaria, e quindi utilizzando la logica del mercato e dell'economia.
In questi ultimi giorni, poi, molta attenzione è stata prestata alla protesta da parte delle trasmissioni televisive di approfondimento giornalistico: molti gli interventi, molte le opinioni, il tutto al più superfluo. E togliendo il superfluo, vorrei portare l'attenzione sull'intervento conclusivo di Pierluigi Celli, attualmente direttore generale della LUISS, nella puntata del 22 Ottobre di Matrix:
Innanzitutto sottolinea la necessità di effettuare dei tagli in un momento di economia in crisi, e a maggior ragione in un mondo, quello della scuola e dell'università in cui molti e molto diffusi sono stati gli sprechi. Secondo Celli, poi, ci si poteva mettere mano in modo diverso. Soprattutto manca il modello culturale di scuola e università che si vuole prospettare... La ratio non c'è, oppure è difficile trovarla.
Riguardo la destinazione dei finanziamenti aggiunge: Le risorse non possono essere destinate senza alcuna selezione.
Continua poi il suo interessante esame della manovra, durante il quale tutti i presenti restano in silenzio (a dire il vero ogni intervento di Celli è stato ascoltato in silenzio), attaccando in un certo qual modo alcuni aspetti dell'università italiana:

Se viene a mancare un corso di comunicazioni o una facoltà di scienze delle comunicazioni in questo paese non se ne accorge nessuno, probabilmente siamo più contenti

senza poi risparmiare quella ricerca inutile, che serve a poco, in questo momento, all'Italia. In questo caso, però, non fa nomi e cognomi in maniera esplicita, questi li lascio ai lettori che vorranno commentare. Il passaggio più interessante del suo intervento, però, è il seguente:

Guardate invece quello che succede nelle facoltà scientifiche in cui avremmo bisogno di molti più investimenti. Andatevi a guardare le facoltà di matematica, fisica, ingegneria: queste sono le facoltà su cui non si può chiudere gli occhi perché non si può pensare di trattarle allo stesso modo con cui si trattano tutte le altre.

E guardate un po' sono anche le materie che, nelle scuole, diventano marginali nella formazione degli studenti, spesso affidate a insegnanti laureati in tutt'altro.
E le idee di Celli non sembrano discostarsi troppo da alcune idee che in questi giorni ho raccolto in giro per il nostro ateneo, l'Università della Calabria: in particolare un Dottorando di Fisica pone come primo obiettivo quello di responsabilizzare i gruppi di ricerca a tutti i livelli, a partire dai capi, tramite criteri di valutazione sulla ricerca stessa come primo punto per ottenere una università migliore. Non dimentichiamo che il precedente ministro Mussi aveva istituito un organo di valutazione, che non è mai partito.
Tra l'altro il Dipartimento di Fisica si sta interrogando in questi giorni sui possibili modi di protesta: spuntano fuori idee di cortei, blocchi della didattica, ma soprattutto (e sono le idee che in questi giorni dovrebbero diventare fatti) sensibilizzazione nelle scuole e nei comuni della provincia, distribuzione di volantini esplicativi, interventi alla Festa del Cioccolato. L'idea è quella di spiegare come una diminuzione dei fondi potrebbe portare al taglio dei servizi, o a un aumento delle tasse che potrebbe portare a una diminuzione dell'indotto economico che in questi anni è arrivato nell'area urbana di Cosenza-Rende, e tutto questo indipendentemente dalla virtuosità finanziaria e scientifica della nostra università.

(i video della puntata di Matrix citata nel post possono essere scaricati a partire dal sito ufficiale della trasmissione, in particolare l'ultima parte da cui sono estratti gli interventi di Celli)

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