14 novembre 2007

E tutto diventa all'improvviso rosso...



"Se riusciremo a immedesimarci nei giudizi che delle varie cose danno i nostri oppositori, saremo in grado di rendere a questi piena giustizia."

La vita non è facile, oggi. Ti portano le auto da riparare, pezzi da sostiuire, motori da revisionare. E poi c'è la frustrazione di un lavoro duro, difficile, che ti fa sopravvivere a stento, a costo di grandi sacrifici. E poi c'è l'insicurezza, il senso di precarietà, l'errore che potresti fare ad ogni minuto, che ti potrebbe far perdere il lavoro, la tua bella moglie. E poi arriva quell'uomo, quel tizio lì, quell'anziano galante che fa in complimenti a tua molgie, che vuole portartela via. Devi proteggere ciò che è tuo, ciò che è solo tuo, e solo il sangue e l'istinto, e la chiave inglese che si abbatte sulla testa può riaffermare il tuo possesso. E tutto diventa all'improvviso rosso.

Tra te e l'altra parte della strada ci sono 6 corsie. L'efficienza, la velocità della strada che corre sotto le ruote delle automobili. Tra te e la scena che stai osservando, un gruppo di persone che litigano (tifosi?) ci sono 6 corsie, con le auto che sfrecciano veloci, dirette verso la loro meta, qualunque essa sia. E la società, oggi, ti insegna solo questo: osservare, intervenire il prima possibile, con efficienza, perché anche un solo criminale in libertà è un errore, un tuo errore che la società potrebbe farti pagare caro. E tu hai solo questo lavoro. Un lavoro che ti serve, perché hai una famiglia, che è lontana, che vedi solo nelle feste, quando va bene, e non vuoi buttare tutto all'aria solo perché sei stato negligente. E hai paura, come tutti, paura di sbagliare. E mentre pensi a tutto questo, i criminali stanno scappando. Scappano via e non puoi lasciarli andare, perché il tuo lavoro dipende dal tuo rapporto di fine giornata. Hai pochi secondi per decidere. Così, nel momento dello sparo, non hai altro modo per fermarti a pensare, pensare ad una pallottola che deve attraversare in volo 6 corsie di auto che sfrecciano veloci verso la loro meta, non ti concedi il tempo di pensare, pensare che forse la scena era troppo lontana, che forse non facevano nulla di male, non ti concedi il tempo per pensare perché non puoi sbagliare: non te lo perdonerebbero. E la pistola fuma. E tutto diventa all'improvviso rosso.

Hanno ucciso uno dei tuoi. Uno del tuo gruppo. Uno del tuo branco. Così dicono. Ed è stato il nemico giurato, il nemico di sempre, il nemico che vorresti vedere sottoterra. Ed hai la rabbia in corpo, per quello che pensi un sopruso. La rabbia di una settimana tra carte, scartoffie, lavori che non trovi o non vuoi fare. E così alle riunioni del branco il tizio che ti parla di libertà, ingiustizia, soprusi, deve per forza avere ragione. Ha sicuramente ragione il tizio che ti racconta di come tu, e solo tu, e con te i tuoi compagni, sei libero, sei l'unico modo per liberare la società. Sei l'unica persona, e con te il tuo branco, che può liberare la società dal nemico. E sai, sai perfettamente che solo con il ferro, il fuoco, il sangue si possono perseguire gli obiettivi di libertà e giustizia. E alla fine, sulle macerie che ti lascerai dietro, nascerà il nuovo mondo, in cui tutti saranno liberi, liberi di urlare, distruggere, esprimere la rabbia repressa, a patto di far parte del tuo branco, a patto di pensarla come te. E le teste si frantumano. Ed il fuoco avvolge la città. E tutto diventa all'improvviso rosso.

E siamo bravi, noi, nelle nostre case, nelle nostre poltrone, a lamentarci quando i condannati escono, i ladri rubano, gli assassini uccidono, e siamo bravi a chiedere teste a destra e a manca, e siamo bravi a lasciare da soli gli amici, i conoscenti, coloro che vediamo ogni mattina al lavoro, pensando che la libertà è difendersi ad ogni costo e farsi i fatti propri. Però non è libero l'uomo che per affermare la sua libertà usa violenza su un suo simile. Non è libera la società che alla violenza chiede altra violenza.

"... sono certo che la non-violenza è infinitamente superiore alla violenza, che il perdono è cosa più virile della punizione."

P.S.: Le parti in corsivo sono citazioni da Gandhi.

5 commenti:

pasquale (quello che sta a roma) ha detto...

...è scritto davvero bene, o almeno a me piace!
un saluto

t0r3 ha detto...

ci risiamo. l'oppio del popolo itagliano è stato di nuovo tagliato male, un'overdose che ha procurato un bad trip a tutti, agli adetti ai lavori, ai tifosi, a qualunque persona abbastanza sensibile da indignarsi quando succedono certe cose. questa volta a rimanere sul terreno un ragazzo, tifoso laziale, che per caso dormiva dalla parte sbagliata del sedile, questa volta a sparare un poliziotto, questa volta verrà ' fatta giustizia '? non credo, ma sono sempre più quelli che realizzano che c'è qualcosa che non va, che l'impuntià delle forze dell'ordine non è eticamente e democraticamente accettabile, che la vita umana ad arezzo come a genova ( dove la settimana prossima si svolgerà la manifestazione conro gli oltre due secoli di carcere chiesti dalla procura per gli indagati nei processi post-G8 ), non può avere prezzo, ma che nel caso in cui si voglia contrattare il prezzo da pagare debba essere altissimo.

marcovaldo ha detto...

«Accidentalmente», spari ad altezza d'uomo

L'unico, tra gli esponenti istituzionali, a porre il problema è stato il presidente della camera Fausto Bertinotti. «L'uso delle armi da fuoco deve essere diversamente sorvegliata - ha detto al Gr Parlamento commentando la morte di Gabriele Sandri -. In base alla dinamica dei fatti che conosco ritengo incomprensibile che si sia potuto utilizzare un'arma da fuoco. Le armi non devono essere utilizzate se non in condizioni estreme. Con tutta la partecipazione umana anche per il poliziotto coinvolto, non è ammissibile che avvengano casi come questo».
Il dibattito ha preso invece un'altra via, quella delle problematiche relative alle tifoserie e alle trasferte. Forse perché, nonostante l'attualità del tema, quello dell'uso delle armi da parte delle forze dell'ordine rimane ancora un tabù. Tanto è vero che non si dispone nemmeno di dati ufficiali su cui provare a ragionare.
Nel 1986 Luca Rossi, studente milanese, viene ucciso da un colpo di pistola partito, accidentalmente, dalla pistola di un agente della Digos. Gli amici di Luca Rossi fondano un centro di iniziativa politica provando a ragionare sul loro dolore. Si interrogano su quanti siano i morti e i feriti per mano delle forze dell'ordine dalla introduzione della legge Reale, la norma approvata nel 1975 che ha aumentato i poteri delle forze di polizia.
Dai loro dati, che arrivano al 1989, basati sulle notizie di stampa, emerge che tra i morti (254) e i feriti (371) si arriva al numero di 625 persone. Pubblicano questi dati in un libro dal titolo «625 Libro bianco sulla Legge Reale - Ricerca sui casi di uccisione e ferimento da legge Reale». E chiamano a discuterne alcuni intellettuali tra cui Franco Fortini. Purtroppo, il loro lavoro si è fermato ad alcuni anni fa. Visto che dati recenti non c'erano, abbiamo deciso di produrli noi, con un criterio ancora più selettivo.
Abbiamo esaminato solo i casi avvenuti durante un controllo o un fermo di polizia, non abbiamo preso in esame cioè né i casi di conflitto a fuoco con altre persone armate né il caso di Carlo Giuliani. Dal 1998 ad oggi, emerge che sono almeno 18 le persone uccise da un colpo di pistola esploso «accidentalmente». A questi casi, si potrebbero aggiungere altri 3 episodi, in cui la vittima è stata soffocata (2) o si è «gettata» dalla finestra (1). Caratteristica comune di questi casi è che la versione ufficiale ha sempre un avverbio, un «accidentalmente», alla base della ricostruzione ufficiale.
Nell'elenco non manca nessuno corpo delle forze dell'ordine, dai carabinieri alla polizia, dalla guardia di finanza alla polizia penitenziaria, dai vigili urbani al corpo della guardia forestale. Quello che segue è una breve panoramica dei casi più recenti.
Solo quest'anno sono tre gli episodi. Il 4 luglio 2007 Susanna Venturini, 51 anni, incensurata, madre di tre figli, muore in un'area di servizio nel veronese. Scoperta durante un tentativo di estorsione fugge e viene uccisa, in auto, dal colpo di pistola di un carabiniere.
L'otto settembre è la volta di una donna rumena, in fuga dopo aver rubato 300 euro ad un supermercato di Ivrea. L'auto su cui viaggia non si ferma all'alt dei carabinieri.
Il ventotto ottobre a Somma Vesuviana, nel napoletano, muore Pasquale Guadagno, 20 anni. Viaggia su un'auto che non si ferma all'alt dei carabinieri. Dopo un lungo inseguimento, viene ucciso da un colpo esploso da una pistola.
Nel 2006 un cittadino nomade di 51 anni, Giuseppe Laforè, viene ucciso dopo un inseguimento dei carabinieri, a Piasco, sulla strada tra Saluzzo e Cuneo. La vittima, accanto al guidatore, viaggiava su una vettura che, secondo una prima ricostruzione, non si sarebbe fermata a un posto di blocco, viene uccisa dal colpo di pistola partito «accidentalmente».
Nel 2005, nel giro di tre mesi, muoiono due immigrati. A Milano un giovane tunisino, 26 anni, muore dopo che, durante una colluttazione, è colpito da un colpo di pistola accidentalmente partito dalla pistola di un agente della Guardia di Finanza. A Torino, cambiano nazionalità della vittima, a perdere la vita è un senegalese, e la divisa di chi ha sparato è quella di un agente di polizia. Rimane l'«accidentalmente» per l'omicidio avvenuto questa volta durante un normale controllo. Un immigrato nigeriano, a Torino, invece si getta da una finestra durante un controllo di polizia. Molto conosciuto il caso di Federico Aldrovandi che muore a Mantova durante un fermo. In questi due casi non vi è l'uso di armi da fuoco.
Molte di queste tragedie non hanno fatto notizia: sono state confinate nelle brevi di cronaca o nelle pagine dei quotidiani locali. È il caso, ad esempio, di Domenico Palumbo 30 anni, soffocato, il 31 ottobre 2004, durante un fermo effettuato da tre agenti di polizia penitenziaria di fronte la sede della loro scuola di polizia. Oppure come il caso di Gregorio Fichera che muore a diciotto anni, mentre, a Catania, è alla guida di un auto rubata. Il colpo di pistola è di un appuntato dei carabinieri. A Brescia, invece, Stefano Cabiddu muore mentre è sul bordo del fiume Mella in compagnia dei suoi fratelli. «Un doloroso incidente», lo definisce il procuratore capo di Brescia Giancarlo Tarquini.
È giugno 2003, quando ad Arzano vicino Napoli, Mohamed Kadiatou Cisse viene ucciso nell'abitazione della sorella. È a letto, soffre di una forte depressione. La famiglia ha chiamato il 118, ma arrivano i carabinieri. La sua morte si dimentica in due giorni, mentre i familiari ancora si battono per avere giustizia, o almeno la verità.
A Gorizia Bostian Brecelj, di 30 anni, è ferito con un colpo di pistola alla testa sparato - «accidentalmente», secondo la ricostruzione degli stessi carabinieri - durante una colluttazione avvenuta dopo un lungo inseguimento. Sempre dopo un lungo inseguimento, questa volta a Bari, trova la morte Michele Ditrani, 47 anni. Anche qui a sparare la pistola di un carabiniere. A Padova (2002) Nunzio Albanese, sospettato di far parte di una banda che ruba camion, viene ucciso in un'area di servizio, da una sventagliata di una mitraglietta il cui portatore, un carabiniere, scivola accidentalmente.
Infine, ecco l'unico caso che ha avuto una certa attenzione dei media, prima di cadere nel dimenticatoio. Siamo a Napoli. È il 21 settembre 2000. Mario Castellano ha solo 17 anni e come tanti gira in motorino senza casco. Non si ferma all'alt dell'agente di polizia Tommaso Leone. Il poliziotto si volta e spara o, se preferite, inciampa e accidentalmente parte un colpo. Mario Castellano muore con un polmone bucato. Tommaso Leone viene condannato definitivamente (dopo che la Cassazione annulla il processo di secondo grado in cui era stato assolto), nel 2005, a dieci anni con l'accusa di omicidio volontario.
Perché non tutto avviene sempre accidentalmente.
Dario Stefano Dell'Aquila
tratto da Il Manifesto del 15 novembre 2007

@sTeR ha detto...

ma quà res-pubblica??? qui è sempre più cosa loro... solo chicchiere... e proibizionismi vari... di pubblica a noi ci è rimasta la merda!
e mentre alcuni di noi ci camminamo sopra illudendosi che porti fortuna... altra gente ci affoga sotto lo sguardo di chi quella stessa gente che la produce la alimenta e racconta di volerla combattere...
tutto gira attorno a questo tema invariante: la merda.
e non si scappa... è qui che si muore, e vabbè! e qui che si uccide, e vabbe!

Your friendly Neighbour ha detto...

Il problema qui è che si è perso il senso e la misura delle cose:
basta una sciocchezza per far scoppiare una lite; basta una semplice lita per indurre una persona a sparare; basta un errore, pur se gravissimo, a scatenare la guerriglia a Roma.
Diamoci una calmata e finiamola di fare gli idealisti. Tutti vogliamo la pace, la non violenza ed, in definitiva, un mondo migliore!
La realtà, però, è che necessita una riforma delle forze dell'ordine che DEVONO GARANTIRE LA SICUREZZA DI TUTTI. Protestiamo allora con i tagli ai fondi per la sicurezza. Che siano i parlamentari (Bertinotti in primis!) a tagliare i propri stipendi e le proprie spese che siamo noi contribuenti a sostenere.
Protestiamo affinchè i parlamentari diventino precari, lavoratori a progetto e non noi giovani sfruttati e sottopagati!
Protestiamo affinchè si investa di più su Sicurezza, Salute e Lavoro e chi non fa il suo dovere se ne stia a casa e non rubi lo stipendio.