06 giugno 2017

Davanti alla sedia elettrica

Il caso di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti continua ancora oggi, nonostante la riabilitazione del 23 agosto 1977 da parte dell’allora governatore del Massachusetts Michael Dukakis, a generare discussioni, almeno negli Stati Uniti. Risulta però abbastanza emblematico di un fatto puro e semplice: quando lo stato ritiene che qualcuno sia un suo nemico, si attiva per distruggerlo.
Il modo migliore per esaminare la vicenda è quello di leggere i documenti prodotti all’epoca e in particolare questo Davanti alla sedia elettrica di John Dos Passos.

Giustizia per Sacco e Vanzetti

I due italiani erano entrati nel mirino delle istituzioni statunitensi a causa del loro essere anarchici (oltre che italiani). D’altra parte era un periodo abbastanza burrascoso, quello, con molte proteste dei lavoratori, spesso guidati proprio da anarchici italiani. Quando vennero arrestati su un tram, entrambi in possesso di una pistola, le autorità stavano cercando gli autori della rapina avvenuta alcuni giorni prima a South Braintree. In quell’occasione erano stati rubati i soldi destinati alle paghe degli operai del calzaturificio Slater and Morrill, e nello scontro a fuoco erano morti il cassiere e una guardia giurata.
Contro di loro, nonostante l’ottima integrazione nelle comunità locali tanto da generare una serie di testimonianze a favore assolutamente spontanee (oltre che una serie di alibi, di cui quello di Sacco coinvolgeva i dipendenti dell’Ambasciata italiana a Boston!), giocarono un ruolo fondamentale: la necessità di risolvere in fretta il caso; il forte desiderio da parte dei controllori di allontanare due elementi indesiderati come Sacco e Vanzetti; la loro ideologia anarchica; la più o meno radicata diffidenza nei confronti del diverso (all’epoca italiano in particolare).
E’ interessante, in questo senso, osservare, come fa Dos Passos, che persino l’associazione degli avvocati, che ci teneva a sottolineare la sua distanza dalle idee libertarie, produsse una lunga lettera per protestare contro un procedimento che calpestava i diritti a un giusto processo di Sacco e Vanzetti.
Dos Passos, ad ogni modo, dopo aver prodotto alcuni documenti istituzionali, inizia un racconto dettagliato ma appassionante nello stile, al tempo stesso ironico e di denuncia, che di fatto elimina nel lettore qualunque dubbio nei confronti dell’innocenza dei due anarchici.
In questo senso è stato divertente per me confrontare Davanti alla sedia elettrica con Le vite di Sacco e Vanzetti di Rick Geary. Il fumettista statunitense ha ricostruito dettagliatamente la vicenda dei due italiani, ma alla fine non sembra egli stesso riuscire a convincersi completamente della loro innocenza, pur ricordando (a differenza di Dos Passos) che persino le istituzioni italiane, rappresentate da Benito Mussolini (che è da considerarsi un traditore delle idee libertarie), fecero pressioni su quelle statunitensi per ottenere una revisione del processo o almeno la grazia.
Ecco: la forza di Dos Passos sta nella passione con cui ha difeso la causa di Sacco e Vanzetti e nella lucidità con cui ha mostrato i motivi per cui i due italiani meritavano fiducia e credibilità.

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