15 gennaio 2013

Controstoria delle Calabrie

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Arrabbiato da una parte con i calabresi per la loro inazione e dall'altra con gli studiosi per avere una visione distorta (o troppo ottimistica o troppo pessimistica) della Calabria, Ulderico Nisticò decide di scrivere un libro, che egli stesso avverte comunque essere non esaustivo e dettagliato, nel quale provare a narrare una storia quanto più obiettiva delle Calabrie, perché a un certo punto della sua storia la regione venne distinta in due sottoregioni, la Calabria ulteriore e quella citeriore.
Il libro si suddivide sostanzialmente in due parti, una storica, che diventa una lunga corsa di fatti e avvenimenti (forse unico difetto sono gli elenchi di luoghi, nomi, persone che si incontrano ogni tanto, soprattutto all'inizio) con alcuni commenti arguti e interessanti sia contro i francesi sia contro i piemontesi; e una seconda parte con tutto il resto, dalla geografia, alla politica, alla filosofia (sia quella alta sia quella popolana) per tracciare un quadro della Calabria quanto più completo, sempre con quel... controspirito che caratterizza l'intero libro e che caratterizzava lo stesso autore quando, nell'estate del 2009 se non erro, era diventato un presenzialista delle televisioni locali, dimostrandosi l'Odifreddi calabrese.
A differenza di Odifreddi, Nisticò non ha nella Chiesa cattolica il suo obiettivo, ma un più concreto tentativo di dare una sveglia alla sua regione, tentativo nel quale forse nemmeno egli stesso crede completamente, nonostante il piccolissimo ottimismo con cui conclude il libro. D'altra parte la Calabria di oggi sembra avere ereditato parte dello spirito della Magna Grecia: molte delle colonie degli antichi greci, infatti, si trovavano tra le coste calabre e quelle sicule, e infatti uno dei più illustri scienziati del tempo, Pitagora, è considerato un calabrese.
Pitagora, fondatore di una vera e propria setta basata sulla matematica (quella che conoscevano a quel tempo, ovviamente), noto per la famigerata tavola pitagorica, è solo uno dei tanti illustri calabresi su cui Nisticò si sofferma. Si possono ricordare il calabrese d'adozione Giovanni Castriota detto Scanderberg, la cui figura è molto nota nei paesi arberesch presenti nella nostra regione (la comunità albanese è stata una delle più presenti in Calabria nei flussi migratori che hanno portato moltissime persone a cercare fortuna qui da noi, al tempo in cui la Calabria e l'Italia erano le Americhe del mediterraneo, per usare un'espressione moderna); o ancora, dalla ricca epoca che va dal XV al XVII secolo, Giovanni Paolo Parisio, fondatore dell'Accademia Cosentina; Bernardino Telesio, forse il più noto filosofo calabrese, al suo tempo uno dei più illustri d'Europa, tanto da influenzare gente come Bacon, Hobbes e l'altro calabrese Tommaso Campanella; Francesco Sambiasi, religioso della Compagnia di Gesù, che andò alla scuola astronomica cinese fondata da padre Matteo Ricci; Luigi Lilio, astronomo i cui calcoli furono alla base della riforma del calendario gregoriano (così come Sambiasi riformò il calendario cinese); tra i pittori, anche se ricordati e non approfonditi, c'è il famoso Mattia Preti, oltra a Francesco Cozza di Stilo e tanti altri inclusi alcuni condottieri, come ad esempio Guglielmo e Florestano Pepe. Tra gli assenti, invece, si conta Giovanni Battista Amici, coevo di Bernardino Telesio, il cui lavoro sul sistema solare fu importante per il sistema di Copernico, suo maestro.
La Calabria, ad ogni modo, fu terra di guerre (e questo, purtroppo, non l'abbiamo dimenticato: leggi le faide familiari che hanno insanguinato buona parte della storia recente): si combattè tra le varie città stato al tempo della Magna Grecia, contro i romani, contro i pirati, contro i borboni e contro i francesi (a tal proposito si ricorda l'esercito popolare formato dal cardinale Fabrizio Ruffo nel 1799) e ovviamente anche contro i piemontesi. Vediamo, però, come francesi e piemontesi hanno influenzato la società calabrese.
Innanzitutto dal punto di vista politico: il sistema elettivo/di governo calabrese in particolare e italiano in generale è stato influenzato da quello esportato da Napoleone Bonaparte e creato durante la rivoluzione francese (il primo caso di esportazione della democrazia della storia moderna); poi i piemontesi, molto probabilmente per evitare la concorrenza di un meridione anche industrialmente avanzato che aveva ricevuto negli anni un più o meno costante flusso di immigrati (alcuni giunti con le guerre, ad ogni modo), oltre a imporre il proprio modello politico, sociale e militare, svuotò le campagne con l'obbligo di leva e probabilmente chiuse più di un occhio di fronte ai calabresi democratici che si andarono ad accaparrare la terra, senza però sapere come farla fruttare. Inizia, così, dopo l'Unità d'Italia una netta divisione tra i calabresi che emigrano fuori dalla regione, e che non sono solo gli studiosi, come era stato fino ad allora, ma anche semplici contadini che non trovano più modo di lavorare e hanno o la scelta di andare nei grandi centri urbani (che spesso avevano delle strade migliori di quelle del nord: ciò che forse difettavano erano i collegamenti interni, in una regione che dal punto di vista geografico ha sempre incentivato le divisioni di parrocchia) o di emigrare; e poi ci furono coloro che iniziarono ad opporsi, come da tradizione, al nuovo padrone inteso come conquistatore.
Nascono i briganti, che non ci mettono molto a diventare criminali veri e propri, dando così origine alle 'ndrine e al movimento criminale noto come 'ndrangheta.
Una regione che da un lato è chiusa dalla criminalità organizzata che ne impedisce lo sviluppo, visto che è più conveniente investire in altre zone d'Italia e d'Europa (e ovviamente rende difficili gli investimenti agli estranei, visto che la Calabria è casa sua), e dall'altro è chiusa da una classe politica sempre più senza alcuna autorevolezza, più interessata a mantenere il potere politico sulla regione che non ad affrontare i problemi del territorio.
Nisticò prova a trovare un briciolo di ottimismo da questo calderone, dentro cui i calabresi moderni bollono senza alcuna reazione (un po' come i greci alla caduta del loro splendore militare e culturale), e usa il dialetto.
Personalmente ripongo, invece, la mia fiducia in quei calabresi che stanno cercando di uscire fuori dal rumore, gente come Peppe Liberti, Lucia Marino, Enrico Natalizio, Salvatore Fazio, e altri che ho conosciuto (di persona o su web), persone preparate che rendono onore innanzitutto a se stessi e poi a coloro che gli stanno intorno.

09 gennaio 2013

Tacita intesa

Sembra logico parlare, più di una trattativa sul 41 bis, di una tacita e parziale intesa tra parti in conflitto
Giuseppe Pisanu

Immagine via gravitazero

07 gennaio 2013

Alle radici del calcolo automatico

"Euclide. Giornale di matematica per i giovani" è una rivista bimestrale dove vengono ristampati articoli usciti su storiche riviste di matematica, o contributi originali di professori, insegnanti e studenti delle scuole superiori. Nel sommario dell'ultimo numero del 2012 ci sono ben tre articoli provenienti da altrettante scuole calabresi. Poiché il 2012 è stato l'anno di Turing, oggi vi segnalo "Alle radici del calcolo automatico" (pdf), articolo scritto dagli studenti delle classi IV – V B del corso ITC Programmatori Mercurio - IIS "A. Guarasci" sez. ITC di Rogliano (Cs), coordinati dalla prof.ssa Rosa Marincola
Il primo ausilio artificiale al calcolo è il calculus, in latino 'pietruzza', 'ciottolo'. Le pietruzze erano collocate sulla sabbia o su supporti trasportabili come una tavoletta, su linee successive rappresentanti i diversi ordini. 'Digitale' deriva da dito. Le dita delle mani possono indicare i numeri in maniera anche molto sofisticata. Dal Summa de Arithmetica di Luca Pacioli(1), 1494:
La parola 'abaco' deriva dal greco abaks, a sua volta preso dal semitico abaq, 'sabbia' o 'polvere'.
  • abaco babilonese (2000 a.C.)
  • abaco greco (VI sec. a.C., menzionato da Demostene)
  • tavoli di Salamina (300 a.C.)
  • scacchiera cinese (200)
  • apices (gettoni di corno romani, 500)
  • Quipu inca (1000)
  • Swan pan (abaco cinese, 1200)
  • Soroban (abaco giapponese, 1500)
  • Schoty (abaco russo, 1600)
Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente la tradizione del sapere matematico greco fu conservata dagli arabi, a cui dobbiamo le cifre che usiamo oggi e il concetto di zero. Il matematico arabo Muhammad ibn Musa Al-Khwarizmi (Mohamed figlio di Moses nativo di Khowarizm, oggi Khiva, Uzbekistan) scrive attorno all'825 un libro di compendio sul calcolo mediante costruzione e riduzione, intitolato 'al-Kitàb al-mukhtasar hisab al-jabr wa'l-muqàbala'. L'opera di Al-Khwaritzmi descrive in modo formale e generale le regole per eseguire le operazioni sulle rappresentazioni decimali dei numeri interi, coniugando l'approccio babilonese (algebrico), di tipo pratico, e l'approccio euclideo (geometrico), di tipo formale.
I primi esempi di algoritmi . . . risalgono ai primordi della matematica. Sia la formula algebrica babilonese per la risoluzione dell'equazione di secondo grado, sia le costruzioni geometriche greche con riga e compasso, posseggono infatti quelle proprietà di calcolabilità e costruibilità presenti nel titolo del libro di Al Khwarizmi, e caratteristiche della nozione di algoritmo (Odifreddi 2003:239).
L'opera di Al-Khwaritzmi fu divulgata in occidente da Leonardo da Pisa, Filius Bonacci, figlio di Bonaccio, da cui 'Fibonacci', nel Liber Abaci (1202), in cui introduce in Europa le cifre arabe, l'abaco, la partita doppia, e naturalmente i numeri di Fibonacci. Il nome Al-Khwaritzmi fu latinizzato in algorismus da cui la parola 'algoritmo'. Dalla parola 'al-jabr' del titolo del libro arabo deriva il nostro termine algebra. Entrambi i termini li dobbiamo a Fibonacci.
Il resto sul pdf
(1) In effetti nel documento pubblicato su Euclide, l'immagine è tratta dal Theatrum Arthmetico – Geometricum di Jacob Leupold (via polymath)

05 gennaio 2013

Donatella Pirrottina: il dietologo dei vip

Non ho gli strumenti per valutare il metodo proposto dalla dottoressa palmese Donatella Pirrottina. Infatti è calabrese una delle dietologhe più famose tra i vip, che sembra si rivolgano molto spesso alla nostra corregionale. Premettendo che non trovo alcun motivo per sostituire la carne (men che meno la bresaola, che è una delle carni meno grasse che ci sono in giro) e che trovo seitan e muscolo di grano decisamente molto pesanti, per la gioia soprattutto delle nostre lettrici vado a proporvi l'articolo uscito alcuni giorni fa sulla Gazzetta del Sud e dedicato a questa nuova storia di successo made in Calabria:
Leggi anche: Il quotidiano di Calabria

03 gennaio 2013

La cultura arbereshe al servizio della scuola

Francesco Fusca, esponente della cultura arbereshe calabrese, è stato recentemente nominato dirigente dell'Ufficio scolastico provinciale di Cosenza. Il comune di Civita coglie quindi la palla al balzo e organizza, sotto le feste, un incontro su Fusca, tra i partecipanti all'incontro. Questo il resoconto a firma di Pasquale Pisarro della Gazzetta del Sud:

02 gennaio 2013

'ndrine e politica

Quando ritorno a Cosenza mi piace sempre leggere il giornale, la Gazzetta del Sud in particolare, e succede di trovare abbastanza spesso notizie sulle 'ndrine più o meno fresche, come ad esempio il breve articolo I pentiti e le scelte elettorali delle cosche di Arcangelo Badolati:
I voti delle cosche. Distribuiti a candidati "vicini e volenterosi" pronti a risolvere i piccoli e grandi problemi che animano la vita delle consorterie attive nella Sibaritide. Dal riconoscimento dell'indennità riservata ai lavoratori agricoli fino all'elargizione della pensione o del sussidio per la disoccupazione, passando per l'assegnazione di piccoli appalti a dirre intestate a prestanome, il rilascio di licenze edilizie e commerciali o, magari, l'ottenimento a finanziamenti regionali o nazionali. In cambio del sostegno elettorale garantito e organizzato dalle 'ndrine gli esponenti politici (non tutti ovviamente) offrono i loro preziosi servigi a boss e picciotti.
(continua)
Ovviamente ci sono anche un po' di nomi, come Vincenzo Curato, Carmine Alfano, Giampiero Converso, Antonio e Giovanni Cimino.
Le indagini a quanto pare proseguono, ma si spera che anche il 2013 sia ricco di successi come il 2012: