20 luglio 2013

La ricerca spagnola sull'orlo della bancarotta

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Ieri, su "Science", a firma di Elisabeth Pain, compare un articolo dedicato alla situazione disastrosa cui versa la ricerca in Spagna, in particolare il Consiglio Nazionale della Ricerca locale arrivato all'orlo della bancarotta. Gli stessi direttori del CSIC hanno diffuso una lettera per comunicare lo stato di crisi economico (via io non faccio niente).
Personalmente ritengo che questa situazione dipenda in parte dalla forte dipendenza del CSIC dai fondi statali, in parte dal fatto che qualunque governo in qualunque parte del mondo taglia prima di tutto i fondi in scuola e ricerca e quindi all'aumento delle tasse, senza una vera razionalizzazione delle spese inutili, che poi sono quelle che servono per mantenere dei privilegi economici.
Ad ogni modo, al di là delle posizioni personali non solo di chi scrive, ma anche di chi legge, mi è sembrato interessante proporvi una traduzione dell'articolo di Elisabeth Pain:

L'agenzia di ricerca della Spagna è in gravi problemi. Il Concisglio Nazionale della Ricerca Spagnolo (CSIC, l'equivalente del nostro CNR) ha subito dei pesanti deficit per diversi anni. Se il governo, che negli ultimi anni ha fatto drastici tagli ai finanziamenti alla ricerca, non paga il conto, il CSIC potrebbe arrivare alla bancarotta prima della fine dell'anno. In una conferenza stampa della scorsa settimana, il presidente del CSIC Emilio Lora-Tamayo ha avvisato su un imminente cataclisma e ha detto che senza una iniezione di denaro il CSIC non sarebbe in grado di andare avanti.
Il 28 giugno, il governo spagnolo ha accettato di dare al CSIC un supplemento di 25 milioni di euro, come parte di un pacchetto di 104 milioni per la ricerca, ma il CSIS afferma di avere bisogno di più di 75 milioni. Nel frattempo, Lora-Tamayo ha emesso una serie di misure per arginare l'emorragia finanziaria dell'agenzia, che secondo gli scienziati sta portando i progetti di ricerca ad arrestarsi. I ricercatori del CSIC sono arrabbiati, in particolare a causa della rivelazione che l'agenzia ha attinto tra i fondi accumulati dai gruppi di ricerca. Circa 140 ricercatori stanno valutando un'azione legale per riottenere indietro quei fondi. "La situazione è caotica", afferma il biologo vegetale José Pío Beltrán, che guida l'ufficio di coordinamento degli istituti del CSIC nella regione di Valencia. I ricercatori del CSIS e i sindacati avranno un incontro questa settimana per discutere della situazione.
Con circa 6000 ricercatori in aree che vanno dalla biologia alle scienze dei materiali alle discipline umanistiche, il CSIC è la più grande organizzazione di ricerca in Spagna; i suoi 125 istituti, di cui più di 50 collaborano con università e altri enti di ricerca, rappresentano il 20% della produzione di ricerca del paese. Il governo fornisce circa il 60% del bilancio del CSIC, mentre i singoli ricercatori raccolgono il resto.
I ricavi del CSIC hanno raggiunto il picco di 879 milioni nel 2008, quando l'agenzia aveva ancora un surplus di 26 milioni, ma da allora i flussi di finanziamento sono diminuiti più velocemente delle spese, conducendo ai deficit annuali che hanno esaurito le riserve. Con un deficit previsto di 101 milioni nel 2013, il CSIC andrebbe profondamente in rosso.
Parte del problema è che, nel suo primo mandato tra il 2004 e il 2008, il presidente spagnolo José Luis Rodríguez Zapatero "ci ha chiesto di essere una guida veramente forte del sistema [di ricerca] spagnolo, così siamo partiti con programmi molto ambiziosi per acquisire gente", dice Beltrán. Quando l'economia della spagna è entrata in crisi e i fundi sono diminuiti durante il secondo mandato di Zapatero, il CSIC ha continuato a sostenete le persone invece di allontanarle, spiega Beltrán. Ma una lettera che è circolata tra i ricercatori del CSIC per valutare un loro interesse in una azione legale accusa di "cattiva gestione" i successivi organi di governo del CSIC (la presidenza del CSIC ha declinato una richiesta di intervista).
Il 2 luglio Lora-Tamayo ha emanato una direttiva che ordina ai direttori e ai dirigenti del CSIC di ridurre le spese. Agli istituti è stato chiesto di dare priorità agli stipendi per il personale con contratti a breve termine e per concludere i progetti di ricerca, la cui mancata fine entro l'anno comporterebbe la restituzione dei fondi. Ma per alcuni istituti, i soldi a disposizione non sono sufficienti neanche per pagare i contratti a breve termine, afferma Luis Sanz-Menéndez, direttore del CSIC dei Beni Pubblici e delle Politiche di Madrid. Di conseguenza, i ricercatori non possono spendere soldi e i progetti sono totalmente bloccati. "Non possiamo pagare le spese di laboratorio, i conti per le attrezzature che abbiamo acquistato. Non possiamo comprare i biglietti aerei" per andare alle riunioni, dice l'ecologo vegetale Fernando Valladares del Museo Nazionale di Scienze Naturali del CSIC di Madrid.
Lora-Tamayo ha anche rivelato che per anni, il CSIC ha utilizzato i rispermi che i gruppi di ricerca hanno accumulato dalle passate sovvenzioni e dai contratti con l'industria, senza che i ricercatori lo sapessero. I capi dei gruppi hanno tradizionalmente utilizzato questi risparmi come fondi di emergenza, per assumere un paio di mani in più o per colmare il divario tra un paio di contratti. Lora-Tamayo ha detto che il CSIC intende restituire il denaro "una volta che l'agenzia sia stata stabilizzata con successo".
Una petizione lanciata il 10 luglio che ha raccolto 69.000 firme in soli 5 giorni esorta il segretario di stato spagnolo per la ricerca Carmen Vela a "fare tutto ciò che deve essere fatto in modo che il CSIC non muoia". Vela ha detto la scorsa settimana che avrebbe dato CSIC un extra di 50 milioni a partire da settembre e che avrebbe trovato altre soluzioni, se necessario. Ma la situazione fiscale della Spagna è così terribile che molti ricercatori temono che il denaro non arriverà. La prospettiva di perdere i rispermi definitivamente è "agghiacciante", dice Valladares, che afferma di essere "ancora un po' in uno stato di shock".
I problemi del CSIC non sono l'unico mal di testa per la scienza spagnola. L'attuale governo ha ridotto il bilancio nazionale per la scienza, in ritardo con i pagamenti, e non è riuscito ad onorare gli impegni precedenti, provocando uno "sconcerto assoluto", dice un comunicato congiunto del 15 luglio di CSIC, Conferenza dei Rettori delle Università Spagnole, sindacati e altre associazioni. L'intera comunità scientifica è colpita, afferma la lettera: "Questa strozzatura per ricerca e sviluppo sta minando un sistema pubblico che ha richiesto 30 anni per essere costruito".

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