03 febbraio 2008

I dolori dei calabresi


I dolori di noi calabresi non sono solo dolori fisici, ma anche morali, e buona parte di essi sono spesso causati da uno dei più grandi mali della nostra società moderna: la criminalità organizzata, più nota in Calabria come 'ndrangheta. Radicata sin dall'unità d'Italia nella nostra regione, pur mantenendo l'identica struttura di base sin dalle origini, la 'ndrangheta è oggi più che mai una società per produrre soldi e ridistribuirli nelle tasche di poche famiglie malavitose, mantenendo nella nostra regione lo stato di precarietà che consente alle cosche di detenere consensi e potere. Sono però ormai anni, che tale potere viene lentamente eroso dalla popolazione calabrese, almeno da quella parte che cerca di far uscire fuori da uno stato di costante paura la nostra regione. Basta leggere il bel libro La Santa, di Enrico Fierro e Ruben H.Oliva, per capire come la nostra Calabria abbia i suoi eroi, i suoi lottatori. E ancora oggi ci sono persone che lottano e sperano di cambiare il corso di una storia che per una parte dei nostri corregionali dovrebbe essere già scritta: una delle vittime più recenti è sicuramente Francesco Fortugno, all'epoca della sua morte vicepresidente della regione. Tornare a questa morte non è per semplice gioco, ma perché in questi ultimi giorni la Calabria, grazie alle inchieste giudiziarie, sembra alzare la testa: giornali e telegiornali, infatti, stanno portando all'attenzione dell'Italia degli arresti di persone appartenenti alle cosche, o a queste collegati, che hanno messo le mani sopra la nostra sanità, e sembra proprio questo uno dei motivi, tra l'altro subito ventilato dopo la sua morte, che ha portato all'uccisione di Fortugno. Insieme a Loiero, l'esponente politico calabrese era contraro ad alcune candidature e ad alcune situazioni equivoche, che, guarda caso, vennero sbloccate dopo pochi giorni dall'omicidio che sconvolse la Calabria. Certo è un po' eccessivo dire che il delitto Fortugno sconvolse l'Italia, visto che la notizia scomparve dagli organi d'informazione nazionali abbastanza in fretta e soprattutto visto che ben poche furono le parole di conforto ed aiuto nei confronti della nostra regione, a parte forse il solo onorevole Amato, che decise di spronare il popolo calabrese asserendo che le nostre proteste erano meno forti di quelle dei siciliani o dei campani. Ora, grazie a questa nuova azione giudiziaria in terra calabra, sembra che un altro pezzo della nostra regione possa essere ripulito, ma la strada è ancora lunga e sia noi calabresi dovremo superare un antico rapporto di amore/odio con la criminalità organizzata, sia l'Italia dovrà cercare di non dimenticare. Nel frattempo la Direziona Nazionale Antimafia conferma, con la sua relazione annuale, le forti infiltrazioni criminali nella pubblica amministrazione nel meridione, mentre alcuni direttori di giornali (tre nazionali ed uno locale, il direttore del Quotidiano della Calabria) hanno ricevuto una lettera con proiettile ciascuno. La lettera destinata al direttore del Quotidiano sembra faccia riferimento alla Cellulosa 2000, fabbrica in dismissione nell'area di Crotone e, dai contenuti, sembra che la lettera anonima denunci l'ennesimo caso di estorsione. Vedremo come andrà a finire.

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