27 novembre 2007

In vino veritas?



Mercoledì 28 e giovedì 29 novembre prossimo, si terranno presso il cineteatro della nostra cittadina (near kiosko, per intenderci) due giornate di dibattito sui problemi connessi all'alcolismo.
Tale evento, organizzato congiuntamente dagli assessorati ai servizi sociali e alla cultura, sembra nella sua impostazione degno di nota e pertanto merita di essere preso come punto di partenza di una serie di riflessioni.
Nel far ciò eviterò di affrontare direttamente e diffusamente questa problematica, non ne sono capace e risulterei puerilmente retorico riportando pedissequamente analisi che addetti ai lavori hanno sviluppato in anni di studi, (anzi a tal proposito vi rimando ai risultati di un'inchiesta commissionata dalla comunità europea ai seguenti indirizzi: http://www.epicentro.iss.it/temi/alcol/pdf/Apd07-alcol_giovani.pdf, http://www.epicentro.iss.it/temi/alcol/Report_Alcol_Ue_2006_it.pdf) ma soffermerò la mia attenzione nella descrizione di come sia cambiato il ruolo giocato nella nostra comunità con il passar del tempo dai bar.
È la prima volta da molto tempo a questa parte, se la mia memoria non fa cilecca, che si affronta questa spinosa piaga sociale, ma anche nei precedenti casi in cui ciò è stato fatto non si è mai riuscito ad andare oltre un debole cicaleccio che non apportava nulla di utile e di nuovo alla discussione.
Parte della colpa dell'insuccesso di tali iniziative credo sia da collegare direttamente al nostro background (giuro che non userò mai più quest'odioso termine) culturale, al nostro tipico e particolare modo di intendere la vita: già perchè, a quanto pare, per gli ungirniotti indigeni l'alcolismo non rappresenta un problema con cui quotidianamente confrontarsi!!
Il forte consumo di alcolici fa parte (ahimè) di quel modus vivendi alla quale molti lungresi, in diversa misura, sono avviati fin dalla loro più tenera età da genitori apprensivi, genitori che a loro volta avevano preso a prestito questa tradizione dai loro avi; si trattava, e si tratta, di una sorta di testamento non scritto, di un patto ancestrale tra generazioni, a cui si rifà, senza crearsi scrupoli di coscienza, la maggioranza.
In effetti il principale settore di investimento che produce utili nella nostra cittadina è rappresentato,
oltre che alle immancabili ditte di pompe funebri (loro si che non risentono della congiuntura economica internazionale), dal servizio collegato allo smercio di alcolici, cioè, più brutalmente, dai vari bar e dalle varie osterie disseminate quasi tutte all'interno del nostro centro storico, così da superare le 15 unità a fronte di una popolazione inferiore alle 3000 anime.
Certo si è lontani dalle favolose cifre degli anni '50: alla belle epoque la nostra comunità vantava quasi 40 osterie in attività!!
L'opinione publica diffusa tra i non frequentatori di questi locali è quella di considerarli luoghi di perdizione, fequentati da nullafacenti perdigiorno o ubriaconi impenitenti.
Non condivido questa idea, ma anzi credo che, con tutte le loro contraddizioni, essi rappresentino oggi l'unico luogo dove i cittadini della nostra comunità, ma qui il mio ragionamento sarebbe da estendere a tutte le piccole comunità lontane dai grossi agglomerati urbani, hanno la possibilità di socializzare.
Il bar ha fatto suoi, con il passar del tempo, dei ruoli che non gli appartenevano, ruoli che erano propri di altre istituzioni, come le sezioni di partito, la scuola, gli oratori, istitituzioni che contribuivano a costruire quella gamma di valori, quel senso di appartenenza, che facevano parte della coscienza dell'essere cittadino.
Purtroppo per noi questi organismi non possono essere sostituiti dai bar.
Se il numero di bettole, non se ne offendano gli esercenti, è ancora rilevante come retaggio di una Lungro che fu, colpisce vistosamente la maniera in cui le istituzioni locali abbiano ammainato bandiera bianca.
Le varie sezioni di partito, o i vari circoli come si autodefiniscono ora, in cui le uniche discussioni sono quelle che obbediscono a una logica di spartizione del potere, le innumerevoli associazione culturali messe in piedi raffazzonatamente per poter gestire i vari fondi che sono messi a disposizione dai numerosi enti pubblici , i sedicenti cattolici, per il momento privi di guida, dal chiacchiericcio vuoto, urlato e facile, non hanno fatto altro che aumentare quella confusione deviante che è alla base, oltre al forte senso di smarrimento tipico della nostra generazione dal futuro sempre più incerto, di tutti quei sentimenti di disagio di cui l'alcolismo ne è espressione.
I risultati di questa deriva sono sotto gli occhi di tutti, basta riandare all'ultima campagna elettorale: lo spettacolo che noi giovani, da tempo disabituati a confrontarci serenamente e democraticamente sul futuro che vogliamo costruire, è stato degno di una comunità di recupero!!!!
Ma si molto meglio il bar, in quel posto perfetto tutti siamo dei grandi statisti e sappiamo bene come aggredire e superare tutte le difficoltà che di volta in volta troviamo sul nostro passo, ma quando ci ritroviamo nelle istituzioni a tutelare gli interessi della collettività diventiamo per nostra disgrazia statisti da bar!
Marcovaldo



6 commenti:

pasquale (quello che sta a roma) ha detto...

...bene ci piace...ma l'incotro non era anche sulle droghe?e mi fate sapere chi sarà a parlare?

alla faccia della coerenza ha detto...

SI predica bene e si razzola male!
Vi siete già venduti al demonio della pubblicità!(benchè sia solo una pubblicità per blogger e non contenga alcun tipo di prodotto extrasponsorizzato).
in ogni caso : VERGOGNA!!!!!!!!
A questo punto se si falla nelle piccole cose è inutile cercare di interpretare problemi e dare consigli da ultimi arrivati.
Tutto ciò è scandaloso ed è la prova che cotanto spirito di iniziativa celi solo vuota apparenza e finto fanatismo culturale. ; : abbondiamo
mi fate ribrezzzo,
DOMITILLA

marcovaldo ha detto...

Mia cara moglie stai prendendo un grosso granchio!!
I banner sono stati creati da me e collegano a siti amici!!!!
Nessuno ci paga per questo!!!
I servizi che poi utilizziamo contatori o news sono anch'essi gratuiti. Chiunque può caricarli in una qualsiasi maniera sui propri blog o quant'altro!!!

pasquale (quello che sta a roma) ha detto...

dai di la verità...con i soldi di queste pubblicità ci siamo comprati una cayen per uno...ammettiamolo...ora mettiamo come sfondo il logo del blog di mastella(che ci pagherà tantissimo) e a natale regali per tutti...ma vaffanculo

t0r3 ha detto...

cmq non mi pare che il problema dell'alcolismo o della droga (LA DROOOOOOOOOOOOGA!!!) sia prerogativa di sto paese, è la società che ti spinge ad essere sempre più lucido e meno stanco quando lavori e sempre più stonato e più su di giri quando devi riprenderti dopo una giornata e andare a divertirti, per avere la tua vita sociale insomma. poi non dimentichiamoci delle eccezioni, infatti se non c'hai un cazzo da fare tutto il giorno allora ti dedichi alla droga (LA DROOOOOGA!!!) e ti chiudi da qualche parte a bere per farti passare il tempo, a farti una canna per farti passare il tempo, a tirare di coca per farti passare il tempo (sembra strano eppure c'è gente che la sua 'dipendenza' la spiega così, contento lui/lei), a giocare ai videopoker, vai a puttane, ti fai di viagra, insomma ognuno c'ha la sua droga ovverosia una sostanza che 'chiude i buchi della sua esistenza'.
prendiamo l'esperienza del Lapo nazionale. Lapo ha esagerato. Può succedere, è capitato a un sacco di gente migliore di lui. La cosa non mi scandalizza, essendo convinto che ognuno può overdosarsi come crede - purché maggiorenne. Viceversa sono le altre reazioni a sembrarmi incredibili. Dice a Repubblica un conte “habituè del clan Agnelli”: “Non è da sottovalutare le aspettative e il peso enorme di responsabilità di cui Lapo si è sentito investito dopo la scomparsa del nonno Giovanni, dello zio Umberto, del cugino Edorado”. Capito? Mica a Lapo gli piace la droga. E’ vittima delle responsabilità, schiacciato dal peso di quelle felpe orrende che rivende a una fortuna o di quegli occhiali di cui realizzerà le versioni economiche per noi poveri sfigati che vorremmo il lusso senza potercelo permettere, oberato da tutti quegli estratti conto bancari che gli intasano la cassetta della posta. Poi, sempre su Repubblica (che a volte è di un’ipocrisia davvero irritante) si leggeva che anche Paolo Calissano e Kate Moss (ambedue beccati in flagrante col nasone in pasta) “hanno ammesso che l’hanno fatto perché schiacciati dalle pressioni esterne del mondo.” Certa gente (e qualche giornalista) è proprio senza vergogna. Ti piace pippare la Cocaina? Sono cazzi tuoi, e hai il diritto di rivendicarteli come tali. Ti overdosi? Può succedere, maneggiando sostanze molto forti. Ma per cortesia non pigliateci per i fondelli in questo modo indecoroso. C’è una sola ragione per cui la gente si droga: perché stonarsi piace, e chi se lo può permettere spesso lo fà. Le altre ragioni, la famiglia, la mamma, le responsabilità, l’orrore infinito di chiamarsi Lapo o Gelasio, sono tutte scuse pessime, magari buone per Repubblica ma sostanzialmente aria.

ñeño ha detto...

Ragazzi abbiamo superato le 500 visite!!!!!