31 luglio 2008

L'annoso problema dell'assistenza al Sud Italia

Se codesto ciclista è uomo che ama riflettere, potrà fare anche qualche altra osservazione utile: quella ad esempio essere un pregiudizio la credenza che quelle province non sieno, per il resto della nazione, che dei parassiti per la vita nazionale.

La Lega Nord iniziò la sua lotta politica con messaggi del tipo Roma ladrona, con i quali voleva sottolineare come le tasse dei cittadini (in particolare quelli del Nord) andassero ad ingrassare i politici della capitale (quelli del governo, eletti, per intenderci, anche e soprattutto dagli stessi cittadini del Nord), che poi mandavano parte di questi soldi alle regioni meridionali, il tutto per mantenere forte il loro consenso in quelle parti d'Italia. Questa idea, però, è abbastanza vecchia se è veritiera (e non ci sono motivi per non crederlo) l'ultima parte della Premessa di Augusto Guido Bianchi al Diario di un cicloturista di fine Ottocento. Da Reggio Calabria ad Eboli di Luigi Vittorio Bertarelli. Il discorso non semba cambiato neanche oggi, in cui si sente parlare contro gli extra comunitari (ai quali vengono affittati, in nero, gli appartamenti nelle zone periferiche di un po' tutte le grandi città, anche del Nord) e mantenere degli apparenti buoni rapporti con i meridionali (per i quali è spesso difficile trovare appartamenti in affitto, soprattutto se appena arrivati in città e soprattutto se l'affittuario è un meridionale!), salvo poi, alla prima occasione, parlare contro di loro, senza pensare che un buon terzo (se non più) dell'economia settentrionale si regge su gente del Sud. E la situazione tutta è ancora più incredibile se consideriamo che oggi, come allora:

Laggiù vi sono terre fertili e ricchezze grandi: l'occhio si perde spesso fra interminabili uliveti e gli aranceti auliscono quasi ad ogni svolto di strada, mentre vigne dal vino generoso incoronano ogni poggio.

Forse la situazione oggi non è così, ma potrebbe esserlo in maniera ancora più importante nel futuro, con le giuste politiche e con i giusti politici. Certo scopriamo che l'unità d'Italia, tanto vituperata dalla Lega, ha portato più svantaggi che vantaggi al Sud:

Ma tutta questa ricchezza è poveramente pagata: l'olio, il vino, gli aranci e i formaggi caprini non possono sperare in una esportazione, troppo gravosa oggi, in cui le ferrovie con tariffe altissime hanno distrutto altri mezzi meno costosi di trasporti per mare e in cui l'unità italiana ha tolto alle Calabrie quel grande consumatore che era Napoli.

E oggi, alla vigilia di un federalismo fiscale che, se ben gestito dalle regioni del Sud, in primis dalla Calabria, potrebbe portare a un diffuso benessere reale anche nel Mezzogiorno d'Italia, stiamo assistendo (almeno secondo i nostri politici, o basandosi sugli orari di Treni Italia degli ultimi anni, o sul disimpegno sempre maggiore di quest'ultima dalla stazione centrale di Cosenza) anche a un tentativo di indebolire le possibilità di competizione di molte regioni meridionali, che non riescono a risolvere i problemi delle infrastutture, o che spesso, come la Calabria, le smantellano, come la rete su binari delle Ferrovie della Calabria, che ormai servono la regione quasi esclusivamente con il sempre più costoso traffico su gomma. Eppure all'inizio dell'unità d'Italia l'ammodernamento della Calabria sembrava iniziato sotto buoni auspici, almeno per osservatori superficiali:

La Calabria ha avuto ferrovie (che servono più che tutto agli inglesi tisici i quali vogliono recarsi in Sicilia senza passare il mare) e strade (le quali, lo imparino i ciclisti da L.V.Bertarelli, sono fra le buone d'Italia) Ma linee ferroviarie e reti stradali sono come le vene di un anemico: il sangue dell'attività non vi scorre, giacché la Calabria ciò che produce deve consumarlo in casa sua.

E così in un sistema economico che già alla fine del XIX secolo si basava sulla concorrenza, la Calabria resta indietro, langue, stagna in una situazione in cui la moneta non circola:

E così il denaro manca in modo assoluto: quasi tutto si paga in derrate, dal medico al notaio all'avvocato. L'esattore però no: questo vuole essere pagato in denari contanti. E il curioso si è che allorquando un possidente calabrese ha da maritare una figliuola o un figlio che deve fare il volontario, non trova denaro neppure vendendo un fondo, cosicché oggidì in Calabria si possono acquistare terreni al 7, all'8 ed anche al 10 per cento del loro reddito netto.

I calabresi, però, sono gente industriosa, che piuttosto che languire in una regione lasciata ai margini, preferisce lavorare altrove: e così nascono i grandi flussi migratori verso le regioni del Nord o ancor più verso i paesi oltre confini (come la Germania o gli Stati Uniti). Chi resta non sembra avere la forza per cambiare, e in fondo, pur avendola, deve affrontare una situazione politica difficile:

Un paese ridotto in tali condizioni da una politica insipiente, si può chiamare sagrificato, ma non parassita.

Già. Annoso problema quello della politica. Annosi i problemi della Calabria, già ben descritti poco più di un secolo fa da Bianchi, e che ancora oggi, letti a tanti lustri di distanza, sono assolutamente attuali. E forse così si spiega la reazione negativa e unanime dei politici meridionali al federalismo fiscale: da una parte i politici seri, che sanno che senza aiuti per sviluppare le infrastrutture necessarie, al momento attuale tale proposta potrebbe essere controproducente (pensando che tali politici sono, di fatto, casi isolati nella politica meridionale e forse anche nazionale); dall'altra quei politici che sulle promesse costruiscono i consensi, sulla rabbia della gente raccolgono voti, sulla situazione di assistenza che si è creata in tutti questi anni costruiscono il reddito. A ben poco valgono gli stage nella pubblica amministrazione (che tagliano fuori la ricerca), a ben poco valgono tirocini di ricerca che ancora devono essere pagati (adducendo tra i motivi la scarsa preparazione informatica e tecnica degli impiegati regionali), a ben poco valgono i tour in mezzo mondo (Italia inclusa!) per pubblicizzare i talenti calabresi: siamo stati abbandonati anche dalla 'ndrangheta, che ha lasciato nella nostra regione la parte più piccola dei suoi affari, spostati principalmente al Nord Italia e in Europa.
L'unica cosa che, oggi, possiamo fare è lavorare, probabilmente fuori Casa (e per Casa intendo la Calabria) e cercare di non dare più consensi in cambio di favori per noi o i nostri conoscenti, cercare di non votare più per le solite facce (sia che si presentino in prima persona, sia che mandino avanti nuove leve), per le solite idee. Riconquistare una dignità che abbiamo perso, che traspare dalle pagine di un vecchio diario cicloturistico. Fare nostra l'esortazione finale di Bertarelli, esortazione lanciata ai giovani cicloturisti, ma che in fondo potrebbe andare bene anche per noi:

A voi giovani che avete occhi e mente, forza e tempo, a voi che mi avete compreso dico: avanti: la via è aperta!

(Tutte le parti in corsivo sono tratte dall'opera citata all'inizio del post. Tranne l'ultimo corsivo, gli altri sono tratti dalla Premessa di Augusto Guido Bianchi alla stessa opera. Il Diario di un cicloturista è oggi disponibile in una edizione cartonata della Rubbettino a cura di Vittorio Cappelli)