16 dicembre 2013

La catenaria e il ponte di Catanzaro

su #Catanzato #matematica #architettura thanks to @maddmaths
Il ponte di Catanzaro (u ponta) è sicuramente una delle opere più importanti presenti in Calabria. Progettato da Riccardo Morandi, venne completato nel 1962, e sono quindi poco più di 50 anni che è in piedi. Per i 50 anni del ponte, Nicola Chiriano, docente di matematica al liceo scientifico "Siciliani" di Catanzaro, insieme con Caterina Oliverio, che sempre al "Siciliani" si occupa di English for Specific Purposes, ha proposto, come prova di CLIL (un progetto ministeriale che porterà nelle scuole superiori una materia di indirizzo insegnata in inglese) un piccolo progetto per verificare quale sia la curva su cui si basa il ponte di Morandi. Le curve che vengono confrontate con l'arcata unica dell'opera catanzarese sono la parabola e la catenaria, quest'ultima in particolare confusa, all'inizio della nostra storia, con la prima. Tutto nasce dalla domanda che si pose Leonardo Da Vinci: quale curva forma una catena appesa agli estremi?
Il primo (1638) che prova a rispondere fu Galileo Galilei, secondo cui, in analogia con il moto di un proiettile, era "quasi" una parabola. Le supposizioni di Galileo si trovano tutte nei Discorsi e dimostrazioni intorno a due nuove scienze, per bocca di Salviati, prima nella seconda giornata, quando è certo della forma parabolica della cura:
Ferminsi ad alto due chiodi in un parete, equidistanti all'orizonte e tra di loro lontani il doppio della larghezza del rettangolo su 'l quale vogliamo notare la semiparabola, e da questi due chiodi penda una catenella sottile, e tanto lunga che la sua sacca si stenda quanta è la lunghezza del prisma: questa catenella si piega in figura parabolica, sì che andando punteggiando sopra 'l muro la strada che vi fa essa catenella, aremo descritta un'intera parabola, la quale con un perpendicolo, che penda dal mezo di quei due chiodi, si dividerà in parti eguali

10 dicembre 2013

La Calabria spagnola

(la #storia della #Calabria al tempo dei #Borboni)
La Calabria spagnola
Come insegna Armi, acciaio e malattie, la storia è la combinazione di una serie differente di elementi: per valutare correttamente la storia di un popolo si possono prendere in considerazione alcuni elementi come la geografia del luogo in cui questo popolo si sviluppa e la presenza (o l'assenza) di materie prime nel territorio d'origine. E' da considerazioni come queste che si può arrivare a comprendere, per esempio, il successo degli europei nella conquista dei continenti americani, le cui vie d'acqua vennero aperte (o scoperte) da esploratori come Cristoforo Colombo o Amerigo Vespucci. Considerazioni non troppo dissimili si possono, però, applicare anche alla storia dell'Europa stessa e di alcune sue regioni, come per esempio la nostra Calabria.
Giuseppe Galasso, storico campano, innamorato della nostra regione, ha rivisto appunti e testi di vari congressi di storia per la realizzazione di un libro, La Calabria spagnola, edito dalla Rubettino, dedicato alla Calabria dei secoli XVI e XVII, un periodo particolarmente importante per il Mezzogiorno tutto e, di riflesso, anche per la nostra regione.
Non sarebbe certo opera utile, né per il libro né tanto meno per la Calabria stessa, provare a riassumere quanto scritto da Galasso: certo è che, avendo letto in precedenza il libro di Jared Diamond, saltano immediatamente all'occhio le vicinanze metodologiche tra i due testi. Galasso, infatti, nella sua trattazione, cerca di considerare quanti più elementi utili possibile: non ci sono solo considerazioni climatiche ed epidemiologiche, che possono aver influito sulla situazione economica, ma anche il riflesso delle decisioni economiche, politiche e militari del governo centrale napoletano.