31 luglio 2013

Jeffery Deaver e le domande sulla politica

#JefferyDeaver #politica #privacy #governo
Sulla Gazzetta del Sud del 30 luglio, il noto giallista Jeffery Deaver, in questo periodo a Taormina, risponde ad alcune domande di Francesco Musolino sul suo ultimo romanzo, La stanza della morte.
In particolare sono le prime domande ad essere interessanti:
- Mr. Deaver, questo è il suo primo thriller politico. Perché adesso?
Lo spunto iniziale è stata la diffusione della notizia dell'uccisione, da parte del governo americano, di Anwar al-Awlaki, un cittadino statunitense che è stato assassinato per volontà espressa del suo paese per ragioni di sicurezza, mediante l'uso di un drone sotto la direzione della Cia.
- Ma qual è il confine fra la garanzia della privacy e la necessità della sicurezza?
La stanza della morte ruota proprio intorno a questa domanda. Il mio compito non e' quello di trovare una risposta ma quello di sollevare il quesito e svolgendo la trama ho evidenziato in modo accurato quali rischi comporti un governo troppo o troppo poco "invadente" sulla nostra privacy.

Anwar al-Awlaki era considerato dal governo statunitense un reclutatore di terroristi.

30 luglio 2013

La condanna di Bradley Manning

#BradleyManning #Wikileaks #politica #stato #democrazia
136 anni di prigionia per essere andati contro lo stato, per averlo semplicemente sfidato senza aver fatto male a nessuno. Una delle pene più severe mai date ad un uomo negli ultimi 50 anni. Pene così non si sono viste neppure per stragisti, terroristi o dittatori come il pluriomicida Obama, a cui viene dato uno stipendio per uccidere civili in tutto il mondo. Aveva ragione Rothbard: pensate bene quali sono i crimini che lo stato punisce con più severità. Non quelli contro altri cittadini ma quelli contro lo stato stesso.
(Fabristol su tumblr)
Bradley Manning è un soldato statunitense arrestato nel 2010 in Iraq perché aveva passato a Wikileaks del materiale che, secondo lo stesso Bradley, doveva essere portato a conoscenza dei cittadini. Per gli Stati Uniti, evidentemente, una tale posizione è assolutamente incomprensibile.

23 luglio 2013

Il villaggio tessile di San Leucio

Si legge sul sito dell'Unesco:
The industrial complex of the Belvedere, designed to produce silk, is also of outstanding interest because of the idealistic principles that underlay its original conception and management.
Ieri, su DropSea, scrivevo un paio di cose su Crespi d'Adda, villaggio industriale di tipo tessile. Però grazie a Egida Bruno (che in collaborazione con Marie Belotti ha scritto lo spettacolo Noi non sapevamo, andato in scena al Teatro della Cooperativa e diventato anche un libricino edito dalla Rubbettino) ho scoperto che...
A San Leucio, pensate, c'erano 200 telai per la tessitura della seta e più di 80 per il cotone ritorto, noto per la sua resistenza. E' incredibile ma nella comunità di San Leucio arrivavano emigranti dal Piemonte, dalla Liguria, dalla Toscana! E c'era tutto un regolamento per l'integrazione di questi "extra-comunitari"! Potevano stare lì un anno e se non producevano, ma soprattutto non rispettavano le regole, niente cittadinanza e foglio di via! Ma l'industria della seta mica era solo a San Leucio! Le filande c'erano anche a Napoli, in Abruzzo, a Catanzaro, a Reggio Calabria... Nel 1861, a Reggio Calabria, si contavano circa 3000 operai nella lavorazione della seta e la maggior parte di questi erano donne.
E a proposito di attività industriali, sempre grazie a Egida Bruno, viene ricordato un concetto che troppo spesso si dimentica, quando si pensa che il sud non era fatto per l'industria:
nel Sud, prima dell'Unità, 50 anni prima della Fiat e 40 prima della Breda, sorgeva il più grande complesso metalmeccanico d'Italia, a Pietrarsa, vicino San Giorgio a Cremano, dove è nato Troisi. A Pietrarsa si producevano macchine utensili, caldaie, rotaie, cannoni, locomotive e materiali per navi. A Pietrarsa arrivò in visita addirittura lo zar di Russia, Nicola I, che poi la prese a modello per il complesso ferroviario di Kronstadt.
E in Calabria
esisteva un complesso siderurgico importantissimo, che dava lavoro a circa 2000 operai, il complesso di Mongiana, vicino Vibo Valentia. A Mongiana si fabbricavano armi, si fabbricava lo "schioppo di Mongiana", in dotazione all'esercito borbonico, si produceva ghisa, si lavoravano il ferro e la grafite, la limonite dei giacimenti calabresi, c'erano circa trenta miniere lì intorno. All'interno degli impianti c'era addirittura l'asilo per i bambini delle mamme lavoratrici e c'erano le scuole di formazione per i ragazzi più promettenti.
Gli stabilimenti di Mongiana furono chiusi poco dopo l'Unità, messi all'asta e venduti, per pochi spiccioli, a un ex garibaldino.
Il governo aveva deciso che questo tipo di impianti doveva sorgere vicino alle coste, vicino al mare. In effetti il complesso di Mongiana era all'interno, sulle montagne, vicino ai giacimenti... quindi si pensò bene di fondare una nuova acciaieria, la più grande d'Italia, a Terni, in Umbria, regione "notoriamente" circondata dal mare.
E questa è solo una piccola parte di quello che aveva il Sud d'Italia, e di quello che ha perso dopo l'Unità: per molti motivi, non solo per l'idea di avvantaggiare le infrastrutture del Nord (vedi la costruzione dell'impianto siderurgico a Terni dopo la dismissione di quello di Mongiana), ma anche per una sorta di dimenticanza o di sottovalutazione dell'eredità culturale borbonica. Molti dei progetti di bonifica, per esempio, non vennero portati avanti, perché non ritenuti validi, solo che non si propose nulla di alternativo, e così le zone che potevano avvantaggiarsi di quei progetti dal punto di vista agricolo, vennero di fatto dimenticate. A questo, poi, c'è da aggiungersi la nuova classe politica meridionale, quella che si insediò dopo l'Unità e che agì in modo tale, per dirla alla Gattopardo, che tutto cambi per non cambiare nulla: ovvero che a guadagnarci fossero sempre le stesse tasche.
Nell'immagine di apertura, la piantina di Ferdinandopoli, una città che Ferdinando IV avrebbe voluto costruire sulla falsa riga di San Leucio. A far abortire il progetto fu l'arrivo di Napoleone Bonaparte, che ovviamente esportò il modello elettivo francese a scapito di quello calabrese

20 luglio 2013

La ricerca spagnola sull'orlo della bancarotta

#ricerca #Spagna #CSIC #crisi
Ieri, su "Science", a firma di Elisabeth Pain, compare un articolo dedicato alla situazione disastrosa cui versa la ricerca in Spagna, in particolare il Consiglio Nazionale della Ricerca locale arrivato all'orlo della bancarotta. Gli stessi direttori del CSIC hanno diffuso una lettera per comunicare lo stato di crisi economico (via io non faccio niente).
Personalmente ritengo che questa situazione dipenda in parte dalla forte dipendenza del CSIC dai fondi statali, in parte dal fatto che qualunque governo in qualunque parte del mondo taglia prima di tutto i fondi in scuola e ricerca e quindi all'aumento delle tasse, senza una vera razionalizzazione delle spese inutili, che poi sono quelle che servono per mantenere dei privilegi economici.
Ad ogni modo, al di là delle posizioni personali non solo di chi scrive, ma anche di chi legge, mi è sembrato interessante proporvi una traduzione dell'articolo di Elisabeth Pain:

L'agenzia di ricerca della Spagna è in gravi problemi. Il Concisglio Nazionale della Ricerca Spagnolo (CSIC, l'equivalente del nostro CNR) ha subito dei pesanti deficit per diversi anni. Se il governo, che negli ultimi anni ha fatto drastici tagli ai finanziamenti alla ricerca, non paga il conto, il CSIC potrebbe arrivare alla bancarotta prima della fine dell'anno. In una conferenza stampa della scorsa settimana, il presidente del CSIC Emilio Lora-Tamayo ha avvisato su un imminente cataclisma e ha detto che senza una iniezione di denaro il CSIC non sarebbe in grado di andare avanti.
Il 28 giugno, il governo spagnolo ha accettato di dare al CSIC un supplemento di 25 milioni di euro, come parte di un pacchetto di 104 milioni per la ricerca, ma il CSIS afferma di avere bisogno di più di 75 milioni. Nel frattempo, Lora-Tamayo ha emesso una serie di misure per arginare l'emorragia finanziaria dell'agenzia, che secondo gli scienziati sta portando i progetti di ricerca ad arrestarsi. I ricercatori del CSIC sono arrabbiati, in particolare a causa della rivelazione che l'agenzia ha attinto tra i fondi accumulati dai gruppi di ricerca. Circa 140 ricercatori stanno valutando un'azione legale per riottenere indietro quei fondi. "La situazione è caotica", afferma il biologo vegetale José Pío Beltrán, che guida l'ufficio di coordinamento degli istituti del CSIC nella regione di Valencia. I ricercatori del CSIS e i sindacati avranno un incontro questa settimana per discutere della situazione.
Con circa 6000 ricercatori in aree che vanno dalla biologia alle scienze dei materiali alle discipline umanistiche, il CSIC è la più grande organizzazione di ricerca in Spagna; i suoi 125 istituti, di cui più di 50 collaborano con università e altri enti di ricerca, rappresentano il 20% della produzione di ricerca del paese. Il governo fornisce circa il 60% del bilancio del CSIC, mentre i singoli ricercatori raccolgono il resto.
I ricavi del CSIC hanno raggiunto il picco di 879 milioni nel 2008, quando l'agenzia aveva ancora un surplus di 26 milioni, ma da allora i flussi di finanziamento sono diminuiti più velocemente delle spese, conducendo ai deficit annuali che hanno esaurito le riserve. Con un deficit previsto di 101 milioni nel 2013, il CSIC andrebbe profondamente in rosso.

19 luglio 2013

Dare-avere

#crisi #economia #europa #italia #banche
Dopo l'istogramma del rapporto "stipendi dei politici/PIL" ecco un nuovo grafico che potremmo dire rappresenta il rapporto dare/avere dell'Italia con l'Europa: Che poi, in effetti, la storia non è così semplice come mostra il grafico. In questi giorni, infatti, si scopre che ci sono alcune decine di miliardi di euro che spettano all'Italia:
Ci sono circa 17 miliardi di euro di fondi europei assegnati all’Italia ai quali si aggiungono 13 miliardi di cofinanziamenti nazionali, per un totale appunto di 30 miliardi che possono, anzi debbono, essere spesi entro il 31 dicembre 2015, altrimenti Bruxelles i soldi se li tiene e li dà a qualche Paese più sveglio. Si tratta di ciò che resta dei 49,5 miliardi di euro dei fondi strutturali europei per il 2007-2013 destinati all’Italia. Entro quest’anno vanno tutti assegnati e poi c’è tempo fino alla fine del 2015 per spenderli.
(dal Corriere della Sera)

18 luglio 2013

Il peso della politica sull'economia

via @questdecisione #politica #pil #economia #democrazia
Uno degli aspetti più interessanti delle critiche degli ultimi anni all'attuale sistema economico è l'utilizzo di tutta una serie di indici che in realtà, più che tenere sotto controllo gli eccessi dell'imprenditoria e del capitalismo o quelli della politica, servono per tenere più in generale sotto controllo i cittadini giustificando politiche altrimenti ingiustificabili. Se però mettiamo per un attimo da parte una critica di questo genere, si possono utilizzare questi indici per esaminare il sistema stesso, o almeno quello politico. E' più o meno questo il senso che ho dato all'istogramma realizzato dall'Economist (via Paolo Pascucci) dove si rapporta lo stipendio dei parlamentari al PIL di ciascuna nazione. Avendo in mente che il PIL è più o meno un indice di quanto produce un paese, questo istogramma rappresenta, a tutti gli effetti, il peso della politica sull'economia.
Ciò che salta subito agli occhi è la posizione dell'Italia: il primo stato Europeo e Occidentale.
La seconda cosa è come anche un paese virtuoso come la Norvegia si trova con un rapporto politica/PIL superiore, pur se di poco, a 1.
Forse abbiamo finalmente trovato un numero che indicizza il peso della politica e della democrazia sulla vita dei cittadini, utilizzando tra l'altro ingredienti tipici della società attuale.

13 luglio 2013

Un messaggio da Scalea: nessuno è al sicuro

#ndrangheta #Scalea #Calabria
Il sindaco di Scalea Pasquale Basile, eletto a capo di una lista civica, e 5 assessori della sua giunta figurano tra le persone arrestate stamani dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza. Il sindaco di Scalea, comune della fascia tirrenica cosentina, secondo quanto si è appreso, è accusato di associazione mafiosa.
(ansa)
Se le accuse dovessero venire confermate, la notizia sarebbe secondo me ancora più grave, visto che l'infiltrazione è avvenuta in una lista civica, ovvero un soggetto politico slegato da qualsiasi partito.
Anche se non dovrei stupirmi più di tanto: era solo questione di tempo...

Vedi anche: Il fatto quotidiano, Repubblica