27 novembre 2012

La tassazione in Europa

Fabristol, su libertariaNation, ha proposto un grafico sulla tassazione in Europa (via Minuzie) che mi ha fatto ricordare che ogni anno eurostat propone un rapporto sulla pressione fiscale nell'Europa comunitaria. E' molto interessante, visionando quei documenti, come la prima sezione dei Main results si intitoli The EU is a high tax area:
The European Union is, taken as a whole, a high tax area.
Come si vede dalla tabella seguente (pdf), a tenere bassa la media sono paesi insospettabili come Blugaria, Irlanda, Romania, giusto per limitarmi ai primi tre che mi sono venuti sotto gli occhi:
Tabella che conferma, come già i dati diffusi lo scorso anno, il primato dell'Italia in particolare riguardo la tassazione sul lavoro, primato che sembra decisamente ridimensionato se andiamo a guardare il seguente istogramma:
Questa discrepanza è dovuta al fatto che nella tabella sono presenti le così dette tasse implicite, ovvero quelle aliquote che
(...) misurano il carico fiscale medio su diversi tipi di reddito o di attività economica, cioè sul lavoro, sul consumo e sul capitale. Le tasse implicite rappresentano le entrate fiscali aggregate come percentuale della base imponibile potenziale per ogni campo.
In particolare la percentuale legata alla tassazione sul lavoro
(...) è il rapporto tra imposte e contributi sociali versati sui redditi da lavoro e il costo del lavoro. Il numeratore include tutte le imposte dirette e indirette e dei contributi sociali riscossi sul reddito da lavoro dipendente, mentre gli importi a denominatore la retribuzione totale dei dipendenti che lavorano nel territorio economico aumentato delle tasse sui costi salariali e del libro paga. E' calcolato solo per il lavoro dipendente (quindi escludendo le tasse che cadono sui trasferimenti sociali, comprese le pensioni). La media può nascondere importanti variazioni della pressione fiscale oltre la distribuzione del reddito.
Onestamente questo manda un po' in conflitto la mia mente scientifica, per così dire, anche se quest'ultimo grafico non sembra modificare la sostanza del discorso: l'Italia è uno dei paesi con la maggiore tassazione sul lavoro in Europa.
eurostat (2012). Taxation trends in the European Union - Main results eurostat: Statistical Books, 1-40 : 10.2785/23635
eurostat (2012). Taxation trends in the European Union - Data for the EU Member States, Iceland and Norway eurostat: Statistical Books, 1-274 : 10.2785/23293

21 novembre 2012

Censura, libertà e persistenza della memoria

Nel bene e nel male Piergiorgio Odifreddi è riuscito e riesce sempre a far parlare di se e degli argomenti che propone. Nei suoi discorsi, soprattutto in quelli non matematici, ci sono sempre una serie di idiosincrasie che per certi versi ne sminuiscono il valore. Non per questo, però, la vicenda che ha portato a un ultimo post che di fatto chiude la sua collaborazione con Repubblica sul blog Il non senso della vita non debba essere comunque divulgata, anche da chi non ne condivide il pensiero. Come ricorda Vittorio Pasteris, per Voltaire era fondamentale questo motto:
Detesto ciò che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo.
E' un semplice principio di libertà, quella di espressione, che è stata di fatto negata in un momento in cui tutti, chi più chi meno, si arrogano il diritto di dire la loro sui più recenti fatti di guerra in quel di Gaza. Tutto questo è, in maniera più o meno diretta, legato al fenomeno del partitismo che Simone Weil, in un famoso saggio, ha criticato con argomentazioni anche abbastanza interessanti (spero di riuscire ad approfondire, prima o poi, il suo discorso).
Per difendere questo principio, riporta Il Fatto Quotidiano, molti lettori hanno incollato nei commenti a un altro post il testo originale di Odifreddi (il permalink che non da alcun risultato), e così hanno fatto in giro per il web su blog e forum. Lo stesso Fatto pubblica quel testo incriminato insieme con il post di addio di Odifreddi (che in fondo non si sa mai: potrebbe anche sparire l'intero blog). Personalmente, che mi rifaccio al principio volteriano e non trovo alcun motivo per censurare Odifreddi al di là dei contenuti (di cui anzi si può e si deve discutere), ho pensato bene di proporvi lo screenshot di quel post, utilizzando la copia cache disponibile grazie a Google:
Ovviamente, sempre per il principio di precauzione, vi propongo anche l'ultimo post del logico piemontese:

18 novembre 2012

Alan Moore, V for Vendetta e il movimento di Occupy

Circa un anno fa Alan Moore, uno dei più noti e amati sceneggiatori di fumetti al mondo, è andato a incontrare il movimento londinese di Occupy, visto che a livello mondiale stavano adottando la maschera del suo noto personaggio, V, riprendendo per certi versi l'iconica immagine diffusa alcuni anni fa dal film dei fratelli Wachoski che portava sul grande schermo V for Vendetta.
Quell'incontro è stato raccontato da Channel 4 News in un video che, via Bleeding Cool, vado a proporvi:
La notizia è stata rilanciata sia da Tom Lamont per il Guardian, sia da Michael Cavna su Comic Riffs, blog ospitato sulla versione elettronica del Washington Post. In particolare, in quest'ultimo contributo, viene riproposto, riprendendo una intervista fatta a Moore sull'argomento, il confronto tra lo sceneggiatore di Northampton e Frank Miller, autore che, per molti a sorpresa, si è schierato contro i movimenti Occupy.
Oggi si festeggia il compleanno di Alan Moore, quindi mi sembra una buona idea proporvi alcuni dei passaggi più interessanti di quelle interviste.
Suppongo che quando stavo scrivendo V for Vendetta abbai segretamente pensato: non sarebbe grande se queste idee avessero realmente un impatto? Così quando inizi a vedere che un minimo di fantasia si intromette nel mondo regolare... E' cuiroso. Ci si sente come un personaggio che ho create 30 anni fa in qualche modo fuggito dal reame della finzione.
E poi le sensazioni al vedere tutte le maschere:
E quando hai un mare di maschere di V, suppongo che ciò renda i protestanti quasi un unico organismo: quel 99% di cui si sente tanto. Ciò è di per se formidabile. Posso capire perché i manifestanti lo hanno adottato.
C'è poi la questione sui diritti sul personaggio. Scrive Lamont:
E' stato ironicamente notato con piacere dai critici della protesta - uno anche tristemente noto da molti dei manifestanti - che l'acquisto di molte maschere di Vendetta è diventato un piccolo affare per la Time Warner, la compagnia che detiene i diritti della creazione di Moore. Sono stati fatti degli sforzi per evitare di alimentare di più le casse della compagnia: il gruppo Anonymous ha riferito di aver importato maschere direttamente da industrie in Cina per aggirare le tasche dell'azienda; lo scorso anno, i dimostranti durante l'evento Free Julian Assange a Madrid indossavano delle repliche in cartone, apparentemente auto-prodotte. Ma più di 100000 delle maschere tra le 4 e le 7 sterline vendute ogni anno, secondo i produttori, finiscono nelle tasche della Time Warner. Ciò disturba Moore?
Risponde Moore:
Trovo comico guardare la Time Warner che prova a camminare su questo precario filo di rasoio.
Grazie ai suoi contatti nell'industria del fumetto, Moore sa che questa amplificazione di vendite nel merchandising di V è stato inteso come un problema preoccupante.
E' un po' imbarazzante per un'azienda che sembra beneficiare di una protesta anti-corporativa. Non è qualcosa con cui vogliono essere associati. E d'altra parte essi non vogliono realmente rifiutare del denaro: va contro tutti i loro istinti.
E questa la sua conclusione sul problema:
Lo trovo più divertente che fastidioso.
Dall'intervista per Honest Publishing, credo che siano interessanti questi due passaggi, entrambi da riferirsi a Frank Miller. Il primo è un po' più generalizzato, mettendo una sorta di pietra politica sul mondo fumettistico, almeno quello anglosassone:
Dal momento che non ho nulla a che fare con l'industria del fumetto, non ho nulla a che fare con le persone in essa. Ho sentito riguardo gli ultimi sfoghi sul movimento Occupy. E' ciò che mi sarei aspettato da lui [Frank Miller]. Mi è sempre sembrato che la maggioranza del mondo dei fumetti, se lo si deve collocarepoliticamente, dovresti dirlo di centro-destra.
E' molto interessante, poi, questo secondo passaggio, dove Moore prova a dedurre il rapporto tra Miller e il movimoento Occupy:
[Il movimento Occupy] è un ululato del tutto giustificata di sdegno morale e sembra essere gestito in modo molto intelligente, non violento, che è probabilmente un'altra ragione per cui Frank Miller sembrerebbe meno che compiaciuto da esso. Sono sicuro che se fosse stato un gruppo di giovani vigilantes sociopatici con le maschere di Batman sui loro volti, sarebbe stato più che a loro favore.
Buon compleanno, Mr. Moore!