17 aprile 2012

Il mio sguardo libero

Durante i viaggi pasquali, soprattutto quando ci si sposta in treno, capita di sostare a Roma, alla stazione Termini, la stazione dove passa la maggior parte del traffico ferroviario nazionale. E in questo periodo alla stazione Termini, dal lato sempre affollato delle biglietterie, è ospitata una mostra fotografica fatta, semplicemente, di persone. Per certi versi sono persone qualunque, per certi altri non lo sono. Sono persone qualunque, nel senso che vivono in mezzo a noi, e non hanno poi nulla di così speciale: non sono particolarmente belli, non hanno il sangue blu, non hanno particolari superpoteri. E hanno degli occhi, uno sguardo come tutti. Sta però in quello sguardo il loro essere speciali, nel sogno racchiuso in quegli occhi, un sogno che quegli occhi riescono a vedere: un'Italia libera dalla mafia. E il loro essere speciali sta proprio in questo, ma non solo. Sta anche nel fatto che ci provano, ad avere una Italia senza mafia. Come molti e molti altri. Loro sono la punta dell'iceberg. Osservateli bene (tra loro riconoscerete un po' di gente, come quel Giulio Cavalli che spesso cito su questo blog, o un'altra colonna della letteratura impegnata italiana, Roberto Saviano), perché loro, in fondo, non fanno altro che raccontare. E ogni tanto dovremmo farlo anche noi, perché, come ricorda Saviano, anche raccontare è un atto di ribellione alla mafia molto più forte di quel che si pensa.

14 aprile 2012

La Settimana della Cultura 2012 a Lamezia Terme

C'è qualcosa di ironico nell'aria in questo momento in cui la Lega, che urlava contro Roma ladrona con intenti separatisti, sta ora scoprendo di avere avuto dei ladroni in casa, e nel frattempo un blog calabrese, scritto (ogni tanto) da un calabrese a Milano parla di problemi come la mafia raccontati a Milano, mentre un blog lombardo tenuto da un lombardo parla di quello che l'associazione Pramantha farà in quel di Lamezia durante la XIV Settimana della Cultura, che si apre proprio oggi. E quello che Marco Fulvio Barozzi, meglio noto come Popinga, ha da dire lo trovate qui sotto, come immagine. Ed è un bel leggere:
Ulteriori informazioni sulla Settimana della Cultura in Calabria le trovate su Utopie Calabresi.

12 aprile 2012

L'innocenza di Giulio: presentazione del libro

Prima di passare dalla Feltrinelli, Giulio Cavalli ha parlato del suo libro e di Giulio Andreotti a Radio Popolare. Questa è la chiacchierata fatta:
E passiamo all'incontro alla libreria Feltrinelli, a Milano, in Piazza Piemonte. Sul palchetto in fondo alla sala, al tavolino con l'acqua e un pacchetto di libri, stanno seduti Giulio e Nando Dalla Chiesa, non solo una persona impegnata nella lotta alla mafia, ma qualcuno che il periodo Andreotti, quello che è stato chiamato andreottismo, lo ha vissuto, lo ha in un certo senso anche pagato, se Andreotti si è permesso di scrivere
Spero che si penta di averlo scritto
riferendosi al suo libro sul divo Giulio.
E Dalla Chiesa, forse, emoziona più dello stesso Cavalli, per passione e intensità degli interventi, in alcuni momenti, tanto che all'improvviso sembra che l'intera libreria cada in un silenzio assoluto, totale, proprio mentre racconta delle inopportune amicizie di un presidente del consiglio che decenni dopo sarebbe stato cervelloticamente dichiarato innocente per ciò che non era caduto in prescrizione e mafioso per ciò che era finito in prescrizione!
E a tal proposito è bellissima la frase di Giulio, una sorta di spot del suo libro, ma soprattutto uno spot per tutti quelli che vogliono informarsi e informare:
Non possiamo mandare in prescrizione la memoria di ciò che è stato Gilio Andreotti
Non possiamo proprio.
Soprattutto perché sulla apparente innocenza di Andreotti l'Italia ha costruito la sua, di innocenza, come ha più volte sottolineato Dalla Chiesa ieri. L'Italia, infatti, aveva bisogno che Andreotti non risultasse mafioso, perché, almeno l'Italia che lo sosteneva, non poteva concepire di essersi affidata a un politico colluso con la mafia, non poteva accettare di vivere in uno stato mafioso. E tutto questo era necessario a maggior ragione per il fatto che Giulio Andreotti, questa repubblica, l'ha anche creata, quindi la stortura, per certi versi, sta addirittura all'origine, in una sorta di prosecuzione con i tempi precedenti, con la stessa unità d'Italia, quando la politica, agli albori della nazione, ha alimentato la corruzione per controllare meglio il sud d'Italia (leggetevi Il Gattopardo, se non vi fidate).
Ma il dramma di quest'Italia non si chiude qui, anzi prosegue, con una classe politica post-andreottiana cresciuta con il complesso di inferiorità nei confronti di Andreotti, perché diciamolo chiaramente: i suoi eredi sono anche peggio, perché non solo sono corrotti, ma non sono nemmeno intelligenti ed educati quanto il loro distorto punto di riferimento.
E poi c'è una questione, affrontata anche da una domanda del pubblico, quella della verità giudiziaria, qualcosa da utilizzare a piacere, per certi versi, un modo per dimostrare le proprie posizioni al di là dei fatti. Come ricorda Dalla Chiesa, in effetti, la verità giudiziaria semplicemente ratifica il rispetto o meno delle leggi, proposte dai politici e approvate dalla loro assemblea, il parlamento. I fatti reali, invece, che vengono anche raccontati nel processo, possono avere una rilevanza, sulla persona e il ruolo che essa ricopre, ben maggiore di quello che stabilisce la legge, come l'essersi intrattenuto con un latitante o l'aver taciuto una verità anche giudiziaria. Questi fatti, noti, possono avere una importanza giudiziaria relativa alle leggi in vigore, ma hanno una importanza sulla persona che è indipendente dal loro valore penale: suggeriscono l'esistenza di rapporti stretti, di una connivenza creata per vantaggio personale, nascondendola dietro quei quattro bocconi che ora lo stato ora la mafia elargivano ed elargiscono alla gente.
Io non so se si sono incontrati, ma se si sono incontrati si sono baciati
E' questo l'emblema del rapporto tra una generazione di politici e di italiani e il loro capo, Andreotti, e la criminalità organizzata, una raccolta di non so, di non è certo, e di consuetudini che si vogliono provare al di là dei fatti, quelli sì provati.

Forse il fondo del barile lo abbiamo toccato. Forse è il caso di risalire di nuovo. Certo un po' di speranza ancora c'è se Giulio Cavalli è in grado di scrivere:
Spero di essere all'altezza dei miei lettori.

07 aprile 2012

Acquaformosa, comune "deleghistizzato"

Quando mi trovo giù per le vacanze, succede di leggere il giornale, e questa mattina su La Gazzetta del Sud, nella doppia paginata dedicata alla crisi della Lega e alle dimissioni di Bossi dalla segreteria del partito (che poi, a tutti gli effetti, il ragazzo gira ancora per il partito a lanciar proclami) c'è un trafiletto dedicato al comunue di Acquaformosa in provincia di Cosenza:
Interessante, ad ogni modo, quello che ha affermato il sindaco Giovanni Manoccio nella conclusione dell'articolo:
Ora, visto che difficilmente i leghisti potranno continuare a risiedere nei propri territori, se vorranno potranno chiedere asilo politico nel nostro comune deleghistizzato. Noi provvederemo a sistemarli in appartamenti vicino agli immigrati ed a contatto con i cittadini del tanto vituperato meridione.
La definizione di deleghistizzato è diretta conseguenza delle politiche adottate dalla giunta di Manoccio, simboleggiata da questo slogan
Nel nostro comune non togliamo le panchine agli immigrati, anzi le dotiamo di cuscini.

04 aprile 2012

Il prof. Angelo Tartaglia esamina la TAV

Il Prof. Angelo Tartaglia, professore ordinario di fisica, relatività e tensori al Politecnico di Torino, spiega, nel video seguente, le motivazioni tecniche per dire no alla TAV.
Riguardo i flussi di traffico vi propongo questo grafico, tratto dall'articolo di Terenzio Longobardi No TAV o No Tir?
Dal video, infine, estraggo un paio di citazioni interessanti:
Le quantità materiali non possono crescere più di tanto, per leggi fisiche.
Ma attenzione che chi la propone non è che sia proprio attaccato all'idea di fare l'intera linea. E' attaccato all'idea di aprire un grande cantiere. Non è la stessa cosa.
(via gravitazero, dottorcarlo)