30 luglio 2010

Centrale a biomasse di Panettieri: Visura protesti

Il Comitato del no alla centrale a biomasse a Panettieri ha inviato un altro comunicato stampa, che riesco a recuperare solo oggi.
Oltre al comunicato ci sono anche alcuni documenti interessanti, i cui link sono in fondo all'articolo.
Buona lettura:

Il Comitato contro la centrale a biomasse di Panettieri ed il Forum del Reventino, assieme al Forum Ambientalista, associazioni che si oppongono alla realizzazione della centrale termoelettrica a biomasse di grandi dimensioni, (14MW elettrici), nel Comune di Panettieri (CS), per tutta una serie di motivazioni riguardanti:
  • la difesa della salute dei cittadini del comprensorio dalle emissioni inquinanti di questo tipo di impianti;
  • la difesa di un territorio di particolare zona di notevole pregio ambientale e di alta valenza naturalistica, che grazie a questa peculiarità, già offre e può ancora offrire ben altre opportunità di sviluppo basate sulle attività ricettive, quali: alberghi, ristoranti, agriturismi bed & breakfast, che verrebbero danneggiate dalla presenza di un impianto industriale per la produzione di energia di tali dimensioni;
  • la difesa delle produzioni tipiche e dell'agricoltura di qualità dai danni che sarebbero provocati dalle emissioni inquinanti che comprometteranno inevitabilmente la qualità e la commerciabilità dei prodotti agricoli e dell’allevamento, vanificando lo sforzo di tanti operatori che hanno puntato sulla peculiarità e sicurezza dei loro prodotti.
Il Comitato - dopo il rinvio al 4 ottobre, della Conferenza di Servizi per l'autorizzazione unica regionale all'esercizio dell'impianto - intende porre all'attenzione dell'opinione pubblica, un nuovo aspetto della vicenda: la capacità economica e finanziaria dell'impresa proponente, la Bioenergia Investimenti S.p.A., la questione è di fondamentale importanza, infatti, proprio ai sensi della Legge Regionale n. 42-2008, deve essere valutata la "documentazione attestante la capacità economica e finanziaria del richiedente" da parte degli organi regionali che dispongono l'autorizzazione.
Si apprende, infatti, da una Visura Protesti presso il Registro delle Imprese che la Società risulta protestata per due assegni di euro 50.000 cadauno del mese di marzo 2010, a carico della stessa risultano, inoltre, vari atti pregiudizievoli, quali ipoteche e decreti ingiuntivi per oltre 2.500.000 di euro.
Ci domandiamo quale sia l'affidabilità economica dell'impresa a cui si affida il territorio e chiediamo ai – pochi - favorevoli alla realizzazione della centrale che basano la propria opinione sulle possibili di ricadute occupazionali, credete veramente che un'impresa in tale situazione possa veramente garantire ciò che propaganda?
Il Comitato evidenza il rinvio della Conferenza di Servizi al 4 ottobre, infatti, molti organi non hanno ancora potuto esprimere il proprio parere, ciò rivela carenze progettuali che fanno sorgere ulteriori dubbi sul progetto.
Intanto il territorio insorge contro la mega-centrale, dopo la deliberazione all'unanimità, del Consiglio Comunale di Soveria Mannelli (CZ), nella prossima settimana avremo un quadro ancora più chiaro della volontà del comprensorio, altri Enti si apprestano ad esprimere la propria contrarietà, come il Comune di Carlopoli (CZ) e quello di Tiriolo (CZ).
Continua l'attività del Comitato, tutte le persone che desiderano partecipare possono mandare un messaggio alla pagina di facebook, "centrale a biomasse di panettieri, no grazie" (che cresce continuamente, oggi gli iscritti sono più di 1.100).

E ora i documenti:
Delibera Comune di Soveria Mannelli
Visura 1
Visura 2

29 luglio 2010

Convegno sulla cenetrale a biomasse di Panettieri

Ricevo e pubblico, anche se con un po' di ritardo, scusandomi con il Comitato di Panettieri:

Il Comitato contro la centrale a biomasse di Panettieri, il Forum del Reventino ed il Forum Ambientalista hanno organizzato per giovedì 29 luglio alle 17, in piazza Brutto a Carlopoli (a poche centinaia di metri dall'abitato di Panettieri e proprio di-fronte al sito che si vorrebbe deturpare con la costruzione dell'opera), un convegno-dibattito dal titolo “Centrale a biomasse di Panettieri - Un progetto insostenibile”.
L'iniziativa, inizialmente prevista a Panettieri ma spostata a causa dell'incredibile, pretestuoso ed antidemocratico diniego opposto dal sindaco a tenerla in un qualsiasi luogo pubblico di quel comune, coordinata dalla dott.ssa Angelina Pettinato, vedrà la partecipazione del parlamentare europeo Luigi De Magistris e del consigliere regionale Mimmo Talarico, di Tonino Perna, docente di sociologia economica all'Università di Messina, di Ferdinando Laghi, primario di medicina interna all'ospedale di Castrovillari e responsabile calabrese di Isde Italia – Medici per l'Ambiente, e dell'avv. Marcello Nardi, responsabile nazionale dell'ufficio legale del Forum Ambientalista.
Gli organizzatori sottolineano la loro ferrea volontà e l'ostinata determinazione a perseguire la tutela del territorio, dell'economia e della salute delle persone con tutti i mezzi democratici possibili, a differenza di quanti intendono sostenere e facilitare la costruzione di questo pericoloso ed inquinante impianto rifiutando il confronto ed arrivando, chissà per quali reconditi scopi, finanche ad impedire la libera informazione ed a negare l'uso della piazza della Polis.
Per questo, appellandosi a tutti i cittadini del Reventino ed in particolare a quelli di Panettieri, non credendo a quanti li descrivono come antidemocratici solo per ammantare altri interessi, sottolineano la necessità dell'impegno civile, del confronto, della discussione (gli antichi greci usavano il termine Parresia) e li invitano, insieme agli amministratori locali, provinciali e regionali ed a quanti sono impegnati nel sociale e/o nell'attività politica, a partecipare in massa ed intervenire al convegno aperto che si terrà nella libera piazza di Carlopoli.

16 luglio 2010

Umanità Nova nn. 9, 10, 11 2010

Recuperiamo i numeri saltati di Umanità Nova segnalandovi gli archivi corrispondenti e uno o due degli articoli più significativi, questo per il semplice motivo che molti di essi, pur presentando al lettore spunti di riflessione interessanti, sono effettivamente vecchi e poco attuali. Iniziamo:
  • n.9 del 13 marzo 2010:
    • Grecia: fine o inizio della storia?: Scioperi, occupazioni e scontri all’annuncio della manovra di lacrime e sangue.
      Quando nel dicembre 2008 in Grecia scoppiò la rivolta, dopo un primo momento di stupore, alcuni commentatori scrissero che il paese ellenico stava vivendo il suo '68. Il paragone era forse fuori luogo ma, si sa, gli anniversari - soprattutto se a cifra tonda - e i precedenti storici vengono spesso usati per interpretare fatti e avvenimenti.
    • Cartellino rosso: espulso!. Nuovo attacco allo Statuto dei lavoratori
      Come è prassi per l'attuale compagine governativa, quando vi è la necessità di far passare leggi e leggine "impopolari", lo strumento è sempre lo stesso: un maxi DdL con all'interno di tutto e di più di difficile comprensione soprattutto per il povero "popolo bue". In periodo di crisi economica, e pensando probabilmente che essa sia di carattere congiunturale e non strutturale, padronato e governo, con il solito tacito assenso dei sindacati di stato confederali, hanno pensato bene di mettere le mani avanti per disciplinare, a loro vantaggio, il mondo del lavoro in previsione di un’eventuale ripresa che significhi maggiori guadagni e profitti per le imprese e maggiori condizioni di sfruttamento e minori diritti per il lavoratore salariato.
      È in questa logica che va interpretato il cosiddetto "Collegato Lavoro alla Legge Finanziaria 2010" ossia un'ulteriore picconata allo Statuto dei Lavoratori, ed in particolare al "famoso" articolo 18, da attuarsi attraverso una nuova possibilità di contrattazione collettiva.
    • Galere sulla terra, galere sul mare: Nuovi modelli carcerari
      Ormai quella che sembrava l'anteprima di un allucinato film d'ambientazione carceraria è una realtà in via di realizzazione: il 26 febbraio, a Trieste, in occasione del congresso del sindacato dei direttori dei penitenziari italiani, la Fincantieri ha presentato il progetto di costruzione di navi-carcere commissionato dal ministero della Giustizia. Tale progetto, secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, prevede la realizzazione di mega-chiatte ormeggiate; ognuna di queste disporrà di 320 celle biposto di 16 mq in cui sistemare 640 detenuti.
      Queste galere galleggianti erano già previste nel piano per le carceri presentato nel maggio scorso al ministro Alfano da Franco Ionta, direttore del Dap (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria), come rimedio per allentare la situazione carceraria in Italia dove 66.000 detenuti sono costretti a vivere in strutture in grado di ospitarne 42.000.
  • n.10 del 20 marzo 2010
    • I cittadini domandano: L'Aquila e il post-terremoto
      Ci eravamo in precedenza permessi di rivolgere due domande all’attuale primo cittadino di L'Aquila relativamente al veloce iter che ha portato, nell’immediato post-sisma, alla individuazione dei siti dove sono poi sorte le famose «new town» che, ormai possiamo dirlo, hanno trasfigurato l'aspetto del capoluogo di Regione.
      Questo perché tale procedura - che certo costituirà l'oggetto, tra qualche anno, di tesi di laurea e convegni (o di commissioni d'inchiesta) - non sarà, nel futuro, scevra da conseguenze ed implicazioni sulla auspicabile ripresa della città. Tali domande sono rimaste senza risposta. Come esposto nelle precedenti domande di cui sopra, la decisione sui siti spettava al Commissario Delegato, che ha provveduto, con il decreto 11 maggio 2009 (n. 6), ad individuare le aree destinate alla «realizzazione dei moduli abitativi destinati ad una durevole utilizzazione nonché delle connesse opere di urbanizzazione e servizi», procedendo contestualmente alla dichiarazione di pubblica utilità (a cascata: variante di PRG, ecc.).
    • L'Aquila: chi sono i ricostruttori?
  • n.11 del 28 marzo 2010
    • Da emigranti a ribelli: Oscar Greco, Da emigranti a ribelli. Storie di anarchici calabresi in Argentina, p. 247, € 15, Klipper, 2009
      "Non avere paura amico, qui ti stiamo aspettando, nessuno saprà chi sei e da dove vieni, ma ti aspettiamo, arriverai al porto con la tua valigia..." Questo pensiero, di uno scrittore spagnolo, era molto diffuso negli ambienti dell'emigrazione italiana in Argentina. In queste poche parole sono racchiusi tutti i valori che oggi stentano ad affermarsi anche nel nostro Paese: l'accoglienza, la solidarietà, l'alterità. Sono molte le pubblicazioni che, da diverse angolazioni, hanno analizzato il fenomeno migratorio degli italiani verso gli Stati Uniti e il sud America. Nel 2009 è uscito, per i tipi della editrice cosentina, Klipper, Da emigranti a ribelli. Storie di Anarchici calabresi in Argentina, un libro di Oscar Greco.

10 luglio 2010

Morti due volte. Morti per nulla.

Innanzitutto vediamo perché morti per nulla.
Alcuni giorni fa, ad Hannover, due italiani, Giuseppe Longhitano, siciliano, e Franco Siccu, di origini sarde, vengono uccisi da un tedesco. Motivo? Lo leggiamo sul servizio di Repubblica dedicato all'arresto dell'assassino:
L'aggressore e le sue vittime discutevano dei titoli mondiali conquistati dalle rispettive nazionali, quando l'omicida è uscito dal locale per rientrare poco dopo armato.
Avete letto bene: due meridionali sono morti per colpa di una lite sul calcio!
Il servizio di Repubblica, poi, prosegue:
Secondo un testimone, quella di Siccu e Longhitano è stata una vera e propria esecuzione: l'assassino ha sparato prima a Longhitano. Siccu si era inginocchiato pregandolo di non premere il grilletto. Tutto inutile: Holger gli ha sparato alla testa. Poi ha lanciato l'arma a un paio di metri dalla porta, fuggendo a piedi.
E questo è quel che riguarda la morte fisica, ma un'altra morte, morale, è stata perpetrata in Italia, sulle frequenza di Radio Padania. Un loro ascoltatore ha proferito le seguenti parole:
senza la protezione di un forte presidio identitario questi criminali 'ndranghetisti ti spazzano via: quel poveraccio di Hannover probabilmente si è sentito in pericolo e si è difeso come poteva, quindi non è da rimproverare, noi li conosciamo bene i sudisti. Mi spiace solo che ne pagherà le conseguenze.
Il nostro ascoltatore, dunque, si sente sodale con una persona che ha il seguente profilo psicologico:
con problemi psichiatrici e che diventa estremamente violento quando beve
La telefonata, diffusa dall'AntiComunitarista, può anche essere ascoltata su YouTube:

In definitiva un pazzo assassino tedesco è meglio di due lavoratori meridionali, anzi se ascoltate bene la telefonata è meglio di tutti i lavoratori meridionali d'Italia e forse del mondo.

08 luglio 2010

Demototalmediatismo

Questo acronimo sintetizza, secondo l’autore, la mescolanza di democrazia, totalitarismo ed effetti mediatici fusi insieme.
È il modo più realistico per esprimere e qualificare l’attuale status generale.




La geografia politica si ridefinisce in continuazione. Quasi il moto di un divenire alla ricerca continua di una stabilità che non trova, che in definitiva non può trovare, perché ciò che è avvenuto, che avviene e che avverrà non è ascritto in nessun libro del destino. Va letto e interpretato nelle sue dinamiche e nelle sue manifestazioni, senza lasciarsi influenzare da pre/concetti o pre/costruzioni ideologiche, come succede con alcune categorie interpretative ricorrenti, non a caso ideologiche, ormai del tutto inadatte a comprendere il senso del divenire in atto, perché richiamano a simbologie collegate al tempo in cui sono sorte e che hanno perso in gran parte. Se lo sapremo leggere avremo creato anche le basi per identificare ipotesi sensate per intervenire.
Destra e sinistra, per esempio, non esistono più, almeno nei termini tradizionali per cui erano state coniate, divenute inservibili per identificare il senso delle forze in lizza e delle dinamiche politiche attuali. Non corrispondono più da tempo a due diverse visioni della società identificabili, com’era invece in origine. Nel gergo politico in uso e nel linguaggio comune corrispondono più che altro a collocazioni negli schieramenti in campo, completamente sganciate però da idee di riferimento in grado di distinguerle. Anzi! Negli ultimi decenni sembra che la lotta politica non abbia più nulla a che fare con idee che si confrontano, con ipotesi e metodi coerenti il cui senso dovrebbe ricondurre a visioni generali che preconizzano tipologie sociali, come in fondo dovrebbe essere ed è sempre stata la politica.
Questo impoverimento riduttivo in Italia ha ulteriormente subito un imbastardimento particolare, perché da almeno un quindicennio lo scontro tra destra e sinistra è incapsulato nella dicotomia berlusconismo/antiberlusconismo, tutta di superficie. Il teatrino quotidiano dello spettacolo politicante ha ridotto la scena a una miseria a/intellettuale, secondo cui sarebbe di sinistra chi osa contrastare l’egoplutocrate Berlusconi, mentre sarebbe di destra chi lo incensa e lo segue. Un gioco che sta fortunatamente mostrando alcune crepe, soprattutto per merito (neanche tanto inaspettato se si sa guardare con un po’ di “finezza”) dell’opposizione di Fini interna allo stesso PdL, ancora impossibile da accorpare al sinistrismo antiberlusconiano, anche se qualche furbetto (vedi Bossi Feltri e Belpietro) ha già cominciato a provarci.

Recrudescenza autoritaria

In questo panorama poco edificante di autentica antipolitica ai vertici delle istituzioni (ma forse sarebbe meglio parlare di ex-politica) sono scomparsi i valori, i principi, la coerenza etica, il senso della cosa pubblica, cioè il pane e il sale della politica. Quando sono seri, e capita con sempre meno frequenza, questi mestieranti delle dirigenze delle forze in campo al massimo parlano di volersi occupare (ma non è detto che facciano sul serio) dei problemi della gente, dichiarando di volerli affrontare e gestire, cioè promettono di amministrare bene. Ma l’amministrazione della cosa pubblica, pur importante, è solo una competenza che non esaurisce affatto il problema politico, il quale invece riguarda l’ambito generale della decisionalità, il modello di società, le metodologie di gestione, le finalità che danno senso all’essere società.
La categoria del “fascismo”, intesa come pericolo di restaurazione di quel regime, invece è frequentemente strausata, soprattutto all’interno dell’area di estrema sinistra, per denunciare i continui fenomeni di inasprimento autoritario che ci sta regalando l’attuale contingenza politica. Non che non ci siano motivi e ragioni per evocarne lo spettro. Sono infatti sempre più frequenti le manifestazioni, neanche tanto isolate, che hanno il sapore disgustoso delle squadracce del ventennio: incendi di campi rom, morti nelle carceri, saluti romani nelle piazze, manifeste connivenze tra squadristi delle formazioni neofasciste e apparati dello stato, aumento di aggressioni, di vandalismi e di minacce nei confronti di chi è tacciato di non essere allineato con un pensare uniformato.
Ma partire da queste constatazioni, certamente preoccupanti, per teorizzare che è in atto una restaurazione fascista di regime istituzionalizzato, è un errore di valutazione che ci allontana dalla comprensione delle dinamiche che si stanno svolgendo. Se è innegabile che sia in atto una costante recrudescenza autoritaria, che si riconduce alla filosofia di dominio dei poteri costituiti vigenti, non è però affatto conseguente che questa constatazione implichi necessariamente una restaurazione del regime mussoliniano, come con troppa facilità indica chi ripropone pari pari una nuova resistenza contro un temuto risorgente fascismo.
Le caratteristiche di costante violenza autoritaria che abbiamo sotto gli occhi non ricordano solo il fascismo, ma sono riconducibili, sempre per rimanere in tema di rimembranze non troppo lontane, anche per esempio al nazismo ed al bolscevismo, cioè a tutti i totalitarismi che presero forma nel secolo scorso. Ci siamo già dimenticati i gulag sovietici, che non hanno nulla da invidiare ai campi di sterminio nazisti, o ai Cpt, o agli attuali Cie? Oppure i pogrom antiebraici del bolscevismo, come pure le discriminazioni contro zingari e omosessuali perpetrati da tutti i regimi totalitari di destra e di sinistra? È per caso fascista anche la Cina, oppure la Corea del nord, o a suo tempo la Cambogia di Pol Pot che realizzò un quasi genocidio? E i diversi regimi teocratici e assolutisti oggi in atto che si rifanno a una lettura estremizzata e fondamentalista dell’Islam?
Se si vuole veramente comprendere la dinamica che si sta svolgendo, bisogna prender atto che la recrudescenza autoritaria della situazione attuale ha evidenti caratteristiche riconducibili a tutti i totalitarismi, si tratti di fascismo, di bolscevismo, di nazismo e per certi versi di teocraticismo, senza al contempo essere una riproduzione di nessuno di essi in particolare. Ricondurla e relegarla al solo fascismo non può che diventare una semplificazione riduttiva, ingenerata da pregiudizi ideologici. Perché regalare al fascismo la palma dell’apice e della pratica autoritarie, quando esso non è altro che un aspetto, storicamente datato, di un fenomeno molto più ampio?
L’incubo che stiamo subendo è qualcosa di diverso, per certi versi innovativo, che sta realizzando un nuovo autoritarismo politico all’altezza dei tempi, il quale, per essere efficace, usufruisce in modo aggiornato e perfezionato di alcune modalità che presero forma durante l’era dei totalitarismi. Ma è qualcosa di più, frutto di un sapiente laboratorio politico, una micidiale mistura di tecniche di sottomissioni totalitarie, di induzione e imbonimento mediatici, di consenso di tipo plebiscitario a leadership illiberali e antilibertarie, ottenute con operazioni da grande/fratello orwelliano. Credo che l’acronimo demototalmediatismo, che sintetizza la mescolanza di democrazia, totalitarismo ed effetti mediatici fusi insieme, pur arbitrario, sia il modo più realistico per esprimere e qualificare l’attuale status generale.

Più pericoloso dei totalitarismi

Smembrata e scarnificata nella sostanza democratica, ridotta a mero consenso al potere, la democrazia vigente viene continuamente sbandierata per mascherare la costante opera di decomposizione del suo senso. Così è per la libertà, per la pace, per i diritti e tutti i concetti del patrimonio culturale del libertarismo e del liberalismo. Come non evocare l’impatto devastante della neolingua orwelliana, attraverso i tre slogan del Miniver (ministero della verità) che minacciano sinistramente dall’imponenza della piramide in cemento: La guerra è pace – La libertà è schiavitù – L’ignoranza è forza? Come non riconoscere nell’efficacia di questi slogan la verità di quello che stiamo vivendo? Demototalmediatismo esprime la condizione che stiamo subendo, che il laboratorio politico del dominio attuale sta affinando giorno dopo giorno.
Siamo al di là del fascismo e dei totalitarismi novecenteschi. Ci stiamo muovendo in un territorio nuovo e diverso, nel quale le vigenti oligarchie politico/finanziarie stanno sperimentando, finora con successo, la fusione di concetti e tecniche al tempo stesso sia democratiche, sia totalitarie, sia di induzione mediatica, alla ricerca di una ridefinizione antropologica della convivenza tra esseri umani, all’insegna di un rafforzamento delle forme di dominio, dei poteri centralizzati e degli stati di dipendenza dei sottoposti. Ma, a differenza del fascismo e dei vari totalitarismi, non usa sistematicamente metodi direttamente repressivi e censori. Non impedisce per legge la libertà di stampa, di parola, di riunione, se non per situazioni emarginate fuori controllo. Non concede la dignità della resistenza all’oppressione diretta. Agisce in modo molto più sottile e sofisticato attraverso l’imbonimento e l’induzione mediatici e l’attrazione consumistica. È un sistema che non reprime se non si sente costretto, mentre tende a sedurre, ottenendo forme di consenso quasi subliminali. È molto più pericoloso e peggiore dei totalitarismi, quindi del fascismo, perché si fonda sul consenso “democratico”.
Alla luce di questa condizione generalizzata che si sta via via definendo, la geografia politica che emerge un’elezione dopo l’altra è illuminante. Per comprenderla e identificarne il percorso di riassestamento in divenire bisogna risalire all’’89, anno del crollo del muro di Berlino, evento simbolico che rappresenta il momento di passaggio dalla fine di uno status internazionale, il bipolarismo delle superpotenze, ad un altro status internazionale, l’attuale condizione mondiale generalmente nota come globalismo.
Ne sono derivate in particolare due conseguenze. La prima è il passaggio definitivo ad un’economia di mercato su scala globale, non più nazionale, il cui nervo gestionale e dirigenziale si è spostato totalmente nel regno della finanza, a discapito dei luoghi di produzione che ne subiscono sistematicamente movimenti e scelte speculative. I vecchi gestori del capitalismo produttivo sono passati in second’ordine, perché i nuovi gestori del mondo sono le oligarchie finanziarie planetarie. La seconda è che si è letteralmente sgretolato il vecchio immaginario di emancipazione. Col crollo per implosione dell’impero URSS è definitivamente crollata la costruzione immaginaria di massa della sinistra, l’identificazione dell’alternativa al capitalismo della proprietà privata, egemonizzata dal sistema autoritario statalista del bolscevismo russo. Sono cioè crollati i miti della sinistra, che ne facevano un polo di attrazione di massa in grado di illudere sulla possibilità del riscatto dei più deboli attraverso il partito anticapitalista.

Aumentato distacco dalle dirigenze politiche

La sinistra è così scomparsa come identificazione immaginaria, sostituita da una serie di spostamenti e nuovi schieramenti. Con le elezioni politiche di due anni fa è poi anche scomparsa di fatto la sinistra che ancora arrancava dietro i vecchi miti. Sono rimaste una serie di forze e formazioni che è impossibile ricondurre alle visioni espresse dalla destra e dalla sinistra storiche, tutte propense a proporsi, con varie formule, come le nuove amministratrici dell’esistente. Non c’è più lo scontro tra diverse visioni del mondo, ma tra diversi interessi per la gestione di un potere sempre più marginale, quello politico, sempre più sottoposto ai dettami delle oligarchie finanziarie.
Con le ultime elezioni regionali è interessante notare che l’adesione a queste nuove lobbies della lotta per il potere politico sta diminuendo. Ciò che aumenta è il distacco dalle dirigenze politiche. Un’astensione al 36% dell’elettorato, accompagnata da una cospicua quantità di schede bianche e nulle. Ben oltre il 40% degli aventi diritto non ha espresso un voto. Il che significa che, al di là delle percentuali assegnate, la classe dirigente eletta è rappresentativa di poco più della metà dei potenziali votanti, che però secondo il sistema autoritario vigente decide per tutti, anche per chi non li ha votati. Ne consegue che anche proporzionalmente è strutturale una recrudescenza autoritaria, che da un punto di vista libertario non può che essere una deriva.
Si apre lo spazio per un salto qualità: è ora di cominciare a pensare che essere governati dall’alto non risolve i problemi, anzi li amplifica. Quando riusciremo a capire che dobbiamo cominciare ad autogovernarci in modo diretto, decidendo concordemente senza più delegare a nessuna classe politica, che non può che agire per gli interessi delle oligarchie dominanti?

Andrea Papi

Dall'ultimo numero di A-rivista, disponibile all'indirizzo: http://arivista.org

07 luglio 2010

Umanità Nova n.21 del 13 giugno 2010


Dopo una lunga pausa (l'8 è stato l'ultimo numero segnalato), ritorniamo a segnalare gli articoli di Umanità Nova:
  • Le mani in tasca:
    "Era crescita vera? O non crescita?"
    "La crisi ci ha colpito non perché l'Europa è entrata nella globalizzazione, ma perché la globalizzazione è entrata in Europa"
    "La fedeltà è un valore insieme morale e politico: politico perché morale, e morale perché politico"
    Giulio Tremonti
    Innegabilmente il pensiero del maggior esponente intellettuale del governo è, per noi, racconsolante. Se anche avviene che abbiamo l’impressione di non avere le idee chiare basta leggere quanto afferma per comprendere che, in ogni caso, le abbiamo più chiare di quanto le abbia lui. Vero è che la chiarezza delle idee non comporta automaticamente il possesso della forza necessaria a cambiare la situazione, ma è, almeno, una premessa utile all’azione.
    Ci aiuta, nella ricerca della verità effettuale, l’ineffabile Silvio Berlusconi quando afferma:
    (continua)
  • La retorica della sicurezza: La Toscana contro i CIE
  • Crisi atto secondo?: La finanziaria fa saltare il banco: chi paga?
  • Conoscere per contrastare: Note per chi rifiuta il nucleare
    "Vogliamo consegnare al futuro un mondo migliore e su questo siamo molto convinti di essere sul buon cammino."
    Indovinate chi ha pronunciato queste parole?
    Vi aiuto, si tratta di un’intervista realizzata in una puntata della Storia siamo noi... no, non quella intitolata L'anarchia che verrà. Questa volta il tema era Il nucleare in Italia e il soggetto principale Fulvio Conti che, al termine dell'intervista condotta da un Minoli molto amichevole, cui mancava solo lo stacchetto di "via col vento" per confondersi completamente col sempre duttile collega di RAI1, appariva visibilmente soddisfatto.
    Per chi non lo sapesse, ricordo che Conti è il presidente di ENEL, l'azienda maggiormente impegnata sul fronte dei sostenitori del ritorno al nucleare in Italia, nonché partner della francese EDF.
    Ho preso spunto da questa trasmissione perché risulta un perfetto condensato di quelli che saranno gli argomenti proposti dai filonucleari nella campagna di propaganda che è, di fatto, già iniziata da tempo.
    (continua)
  • Da Israele ai CIE: razzismo bipartisan: Una politica di violenza e apartheid
  • Accade nel cratere: Miracoli, demolizioni, camorra e sfruttamento
  • Caso Mastrogiovanni. L'ASL di Salerno si costituisce parte civile
  • Bologna. No ai tagli alla scuola
Gli approfondimenti e gli altri articoli sul sito di Umanità Nova.

01 luglio 2010

Comuni a 5 Stelle 2010: premiazione a Bisignano

Quest'anno la cerimonia di premiazione dei Comuni a 5 Stelle, premio promosso dall'associazione dei Comuni Virtuosi, si terrà a il 4 settembre a Bisignano, in provincia di Cosenza.
La chiusura del concorso sarebbe dovuta essere ieri 30 giugno, ma a fronte delle molte richieste, l'associazione ha deciso di prorogare fino al 17 luglio.
Dettagli sul blog dei Comuni Virtuosi.