10 febbraio 2010

Roberto Cubelli risponde a Richard Lynn

Calabria dalla Stazione Spaziale InternazionaleIndeciso se presentare la notizia qui o su SciBack, ho fatto una piccola ricerca prima su Google, notando che in lngua inglese era stata completamente ignorata, quindi con Yahoo Site Explorer, trovando solo due riferimenti diretti all'articolo, entrambi in italiano.
A questo punto, visto che il blog da un po' non propone materiale nuovo, ho deciso di rilanciare la notizia sul nostro amato Stipaturi.
Buona lettura:


Richard Lynn, psicologo nord irlandese dell'Università di Ulster, in uno studio pubblicato sulla rivista internazionale di psicologia Intelligence (In Italy, north­south differences in IQ predict differences in income, education, infant mortality, stature, and literacy - versione scaricabile) afferma che gli italiani del sud, a causa di motivi culutrali e soprattutto genetici, generati dalla mescolanza con le popolazioni africane, hanno un quoziente d'intelligenza inferiore rispetto agli italiani del nord.
Lo psicologo nord irlandese, comunque, è famoso per essere continuamente criticato dai colleghi, sia per la quantità di dati che utilizza a supporto delle sue ipotesi (i campioni sono ritenuti estremamente poveri), sia per la metodologia (propone affermazioni su un intero popolo studiando gli immigrati). Tra l'altro il collega Leon Kamin si è spinto oltre tacciandolo di scarsa obiettività scientifica, di proporre dati errati e soprattutto di razzismo.
La risposta degli psicologi italiani è puntualmente arrivata dal presidente dell'Associazione Italiana di Psicologia.
Gli psicologi italiani
  1. individuano nell'articolo in oggetto gravi limiti teorici, metodologici e psicometrici (inadeguatezza degli strumenti di misura, arbitrarietà della procedura di analisi, mancata definizione di intelligenza), attualmente in discussione presso la comunità scientifica;
  2. ritengono deontologicamente sbagliato interpretare i risultati di un'analisi correlazionale di fenomeni complessi, quali quelli relativi al rendimento scolastico nelle diverse aree geografiche, facendo riferimento a modelli teorici che si sono già rivelati falsi e ingiustificati (non si possono ignorare i fattori storici, politici, sociali ed economici e attribuire ogni effetto causale a presunte differenze biologiche e genetiche) e che possono legittimare comportamenti individuali e scelte politiche di impronta razzista e di discriminazione sociale;
  3. sono consapevoli della responsabilità sociale della loro attività di ricerca e delle conseguenze di una erronea interpretazione dei risultati e di una ambigua diffusione delle ipotesi teoriche nell¹orientare in modo sbagliato l¹opinione pubblica e nel favorire il consolidamento di pericolosi pregiudizi e stereotipi;
  4. sono impegnati affinché la formazione dei giovani studiosi non solo comprenda le adeguate conoscenze e competenze tecnico-scientifiche, ma si proponga anche il rispetto dei principi etici e deontologici in ogni fase dell'attività di ricerca (dal coinvolgimento dei partecipanti agli esperimenti alla diffusione e divulgazione dei risultati e della loro interpretazione).
(da Le Scienze Web News)