04 agosto 2010

Acqua pubblica: chiusura della campagna

Dopo aver abbondantemente raggiunto l'obiettivo delle 24000 firme per il referendum per l'acqua pubblica, arriva puntuale il comunicato del Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica Bruno Arcuri: come potrete leggere (e far di conto) nella nostra regione abbiamo superato le 41000 firme.
Ora, bando alle ciance ed ecco il comunicato:

Oltre quarantunomila persone, disseminate in quasi tutti i comuni calabresi, hanno apposto tre volte la loro firma, in favore di ognuno dei tre quesiti per la ripubblicizzazione del servizio idrico proposti dal Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, di cui il Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica "Bruno Arcuri" è tra i fondatori. Si tratta di un risultato storico, perché mai nella nostra regione, così come nel resto del Paese (1 milione 400mila firme!), è stata riscontrata un’adesione talmente ampia e diffusa ad una campagna referendaria.
Nello specifico, la provincia con i numeri più rilevanti è quella di Cosenza (quasi 19500 firme), seguono Catanzaro (quasi 10mila firme), Reggio Calabria (7500 firme), Crotone (3600) e Vibo Valentia (1500). Tra i singoli comuni, la "palma" va assegnata a Catanzaro, con quasi 4400 firme raccolte. Seguono Reggio (quasi 2900 firme), Lamezia (2640), Cosenza (2580, che diventano però quasi 3700 considerando anche le vicine Rende e Castrolibero), Crotone (2350), Castrovillari e Vibo (entrambe con oltre 900 firme). In alcuni piccoli centri invece è la percentuale di aderenti a segnare il dato più significativo, superando il 10% del corpo elettorale in almeno una ventina di comuni, con il record del 40% a Grimaldi.
Questo straordinario successo è basato sull’obiettivo della salvaguardia di un bene comune, che ha coagulato energie provenienti da radici e storie diverse, dalle parrocchie ai centri sociali, creando i migliori presupposti per la campagna referendaria, che si terrà presumibilmente nella prossima primavera. Durante i mesi che ci separano dalla scadenza referendaria rilanceremo la necessità di accogliere con tre SI convinti i quesiti proposti, per bloccare la privatizzazione del servizio idrico, per aprire la strada alla ripubblicizzazione e per impedire il profitto sull'acqua. Fin d'ora però chiediamo:
  1. a tutti gli amministratori locali, ed in particolare al sindaco di Lamezia Terme, una moratoria del decreto Ronchi almeno fino all'effettuazione dei referendum;
  2. che l'ANCI regionale prenda una posizione decisa sulla questione delle tariffe illegittime attuate dalla Sorical, circa la quale abbiamo dato comunicazione da almeno due mesi al Presidente Perugini senza ottenere risposta;
  3. un incontro pubblico con il neo-presidente della Sorical, Sergio Abramo, che diverse volte in passato si è apertamente lamentato della gestione delle acque calabresi, e che non vorremmo avesse cambiato idea sulla necessità di una maggiore partecipazione e trasparenza circa le politiche di questa società. Un buon inizio sarebbe quello di rendere noto il proprio compenso e la buonuscita dell'ex-presidente Camo.
La campagna per l'acqua pubblica in Calabria non è un fatto isolato, ma si nutre di una storia che contribuisce a costruire. Solo lo scorso mese di ottobre, nemmeno un anno fa, si è tenuta la grande manifestazione di Amantea contro i veleni disseminati nel nostro territorio, e nel mese di dicembre un'altra grande manifestazione contro il ponte sullo Stretto. In Calabria più che altrove il mito dello sviluppo, come in ogni colonia, ha significato spregio della vita e della salute umana, oltre che depredazione delle risorse del territorio. La battaglia per l'acqua si proietta dunque come battaglia per i beni comuni, anzi per il bene comune, e quindi per la partecipazione e la democrazia. Dunque, si scrive acqua, ma si legge democrazia.

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