21 ottobre 2009

'Ndrangheta (2)

Continua dalla prima parte
Uno degli aspetti più belli e interessanti della prima e della seconda parte del libro prese nel complesso è come Ciconte distrugge l'immaginario di ribelle costruito intorno agli 'ndranghetisti, immaginario che si alimenta anche dei racconti popolari sui briganti(1): le prime speculazioni, gli omicidi degli avversari, lo stretto legame familiare delle 'ndrine(2), la costruzione di un legame se possibile ancora più stretto con il potere politico.
Vorrei, però, prima di proseguire, tornare un attimo sui riti, in particolare sull'ingresso di un nuovo giovane nella 'ndrina, trascrivendovi dal libro di Ciconte questo passaggio:
Da dove viene Giovanotto?
Io vengo dall'Oriente da dove nascono tutti i venti e sottoventi e sono venuto a portare le novità a questo corpo di società.
Dove siete nato?
Io sono nato dentro a una chiesa matrice dove mia madre, dopo avermi abbracciato in carne, pelle ed ossa, mi ha gettato dentro il fuoco ardente e mi ha dato coltello e rasoio. Il rasoio per scacciare carognità, infamità e il coltello per difendere la mia persona.
Sembrano parole uscite da un fumetto di Morrison o da un romanzo di Sterling, o da un vecchio rito tribale: più che un vero significato esplicito, hanno una musicalità e un senso iniziatico, quasi la realizzazione di un rito magico, un modo per dare un'aria di mistero al rito stesso.
Proseguiamo, però: il primo vero salto di qualità delle 'ndrine è stato nella creazione delle filiali, ovvero far emigrare, insieme ai lavoratori, anche i criminali, verso il Nord, ma anche verso altri paesi (Canada su tutti) alcuni degli uomini più fidati per creare delle vere e proprie sedi estere da cui curare gli affari economici. E' l'inizio dell'internazionalizzazione, con commerci sul traffico di droga e di armi, commerci che per anni si sono retti grazie ai sequestri in mezza Italia. E grazie all'anonima sequestri, politica (quella onesta che non faceva affari con le 'ndrine) e inquirenti si sono concentrati su un'attività in pratica superficiale e minore, che è stata abbandonata non appena ha fruttato il denaro necessario per finanziare le altre attività, da quelle illegali a quelle lecite.
Infatti sembra emergere un nuovo modo di condurre gli affari, più legale e trasparente, magari attraverso dei membri onesti della famiglia, tenuti lontani dagli affari sporchi, quasi un modo per preservare il patrimonio nel caso di una improvvisa scomparsa del capo e della sua 'ndrina. Così, mentre tra gli anni Cinquanta e Sessanta si iniziavano ad esportare le 'ndrine, il tutto sempre con grande silenzio, si rinforzavano i rapporti con le altre organizzazioni criminali e si dava impulso a tutta una serie di traffici e contrabbandi, anche grazie a legami sempre più stretti con la politica, si iniziavano a controllare gli appalti. La cosa più assurda in tutta la vicenda è che non solo venivano aiutate le aziende settentrionali a vincerli, questi appalti(3), ma gli stessi imprenditori erano ben felici di firmare patti in nero con le 'ndrine. Non c'è da stupirsi, oggi, se nonostante l'evidenza, appena un anno fa i sindaci dell'interland lombardo negavano la presenza delle 'ndrine sul loro territorio, né se le uniche (o quasi) vittime dello strozzo calabrese sono imprenditori calabresi(4).

20 ottobre 2009

'Ndrangheta (1)

Una delle cose che, ultimamente, sto facendo è interessarmi alla nostra storia, in particolare a quella della 'ndrangheta. Essa è innegabilmente legata alla storia del brigantaggio, che se mai è stato un movimento di protesta civile, lo è stato al massimo all'inizio della sua attività. Ovviamente il brigantaggio è presto diventato un movimento criminale, badando al soldo e al tornaconto personale piuttosto che a una opposizione armata al potere oppressivo del regnante di turno(1). Le radici della 'ndrangheta, sono, quindi, nel brigantaggio, la cui esaltazione da parte di poeti e cantori della nostra terra ha in parte alimentato il forte legame tra 'ndrine e calabresi.
'Ndrangheta di Enzo Ciconte esamina proprio il rapporto tra la 'ndrangheta e la Calabria e, quindi, l'Italia e l'Europa: non dimentichiamo che l'ultima, eclatante strage di 'ndrangheta è avvenuta in Germania, a Duisburg.
Leggendo il libro di Ciconte si scoprono alcune cosa decisamente molto interessanti, che spiegano perché le proteste dei calabresi contro le organizzazioni criminali della nostra regione sono sempre passate sotto silenzio, tanto che periodicamente alcuni uomini politici italiani ci tirano per le orecchie perché non protestiamo quanto, ad esempio, i siciliani. La mafia calabrese, però, è sempre passata sotto silenzio: tutte le proteste, gli atti criminali e quant'altro sono stati liquidati come faccende tra briganti e persino la parola 'ndrangheta è stata utilizzata tardi nella storia giornalistica del nostro paese: correva l'anno 1961 quando su Cronache Meridionali Attilio Piccoli scrive un articolo dal titolo La "ndranghita" in Calabria.
Certo il termine non è entrato presto nell'uso comune, se non in questi ultimi anni, anche se mafia, con cui usualmente si indica l'organizzazione siciliana, è ancora oggi utilizzato sia per indicare le organizzazioni camorristiche sia per le 'ndrine: termine sicuramente più semplice e che colpisce di più la fantasia popolare, tanto che nel 1971 Antonio Guarasci, primo presidente della Regione Calabria, scrive un saggio dal titolo La mafia in Calabria, dove fa comunque largo uso del termine nel testo.
Ciconte, comunque, utilizza questa premessa sulle difficoltà di utilizzo del nome per identificare la 'ndrangheta in Italia, ma anche in Europa, semplicemente per sottolineare un concetto che sarà cardine di tutto il libro: il successo delle 'ndrine deriva proprio da questo loro nascondersi dietro un termine di così difficile pronuncia(2), che in realtà è un sintomo di quanto bene le nostre organizzazioni criminali sono riuscite a svilupparsi portando avanti un basso profilo e un forte legame con la loro terra d'origine. Alla base delle 'ndrine, infatti, ci sono stati e ci sono ancora, opportunamente aggiornati, una serie di riti che mescolano il sacro della religione cattolica con il profano delle credenze pagane, molto diffuse nella nostra terra ben prima dell'avvento del cristianesimo e strettamente connesse con l'ambiente circostante.

12 ottobre 2009

Venditti salva i politici calabresi

In che senso Venditti salva i politici calabresi? Nel senso che li ha uniti tutti sotto l'ombrello dell'indignazione per le dichiarazioni fatte dal palco di Marsala in un concerto dell'estate 2008.
Andiamo, però, all'inizio: alcuni anni fa il cantautore Antonello Venditti aveva offeso i calabresi alla fine di un suo concerto in Calabria, dandogli del maleducati, se non ricordo male. Nel 2008 ci ricasca. Vi trascrivo quello che ho ascoltato:
L'Italia, gli altri, quelli che stanno dopo lo Stretto, non stanno mejio de voi. Voi c'avete più speranza e più... veramente... di quello che sta vivendo l'Italia senza Ponte, diciamo quello... la... dopo Caronte c'è la Calabria, che è una cosa guarda che non voglio... perché Dio ha fatto la Calabria... perché... perché... Io spero che si faccia il Ponte almeno la Calabria esisterà... veramente... io a questo punto sto... perché qualcuno deve fà qualcosa per la Calabria. Lo sapete che mmé successo? Un ragazzo... calabrese... è partito da Reggio Calabria e io prendevo il traghetto e vedevo che lui leggeva e questo calabrese veniva in Sicilia perché in Sicilia trovava una ragione, una cultura, eccetera. In Calabria non c'è veramente niente, ma niente che sia niente!
Scusate eh! Vi parla un viaggiatore e quindi La preghiera del viaggiatore
La requisitoria inizia intorno al minuto e 4 secondi, e potete ascoltarla con le vostre orecchie: