20 ottobre 2009

'Ndrangheta (1)

Una delle cose che, ultimamente, sto facendo è interessarmi alla nostra storia, in particolare a quella della 'ndrangheta. Essa è innegabilmente legata alla storia del brigantaggio, che se mai è stato un movimento di protesta civile, lo è stato al massimo all'inizio della sua attività. Ovviamente il brigantaggio è presto diventato un movimento criminale, badando al soldo e al tornaconto personale piuttosto che a una opposizione armata al potere oppressivo del regnante di turno(1). Le radici della 'ndrangheta, sono, quindi, nel brigantaggio, la cui esaltazione da parte di poeti e cantori della nostra terra ha in parte alimentato il forte legame tra 'ndrine e calabresi.
'Ndrangheta di Enzo Ciconte esamina proprio il rapporto tra la 'ndrangheta e la Calabria e, quindi, l'Italia e l'Europa: non dimentichiamo che l'ultima, eclatante strage di 'ndrangheta è avvenuta in Germania, a Duisburg.
Leggendo il libro di Ciconte si scoprono alcune cosa decisamente molto interessanti, che spiegano perché le proteste dei calabresi contro le organizzazioni criminali della nostra regione sono sempre passate sotto silenzio, tanto che periodicamente alcuni uomini politici italiani ci tirano per le orecchie perché non protestiamo quanto, ad esempio, i siciliani. La mafia calabrese, però, è sempre passata sotto silenzio: tutte le proteste, gli atti criminali e quant'altro sono stati liquidati come faccende tra briganti e persino la parola 'ndrangheta è stata utilizzata tardi nella storia giornalistica del nostro paese: correva l'anno 1961 quando su Cronache Meridionali Attilio Piccoli scrive un articolo dal titolo La "ndranghita" in Calabria.
Certo il termine non è entrato presto nell'uso comune, se non in questi ultimi anni, anche se mafia, con cui usualmente si indica l'organizzazione siciliana, è ancora oggi utilizzato sia per indicare le organizzazioni camorristiche sia per le 'ndrine: termine sicuramente più semplice e che colpisce di più la fantasia popolare, tanto che nel 1971 Antonio Guarasci, primo presidente della Regione Calabria, scrive un saggio dal titolo La mafia in Calabria, dove fa comunque largo uso del termine nel testo.
Ciconte, comunque, utilizza questa premessa sulle difficoltà di utilizzo del nome per identificare la 'ndrangheta in Italia, ma anche in Europa, semplicemente per sottolineare un concetto che sarà cardine di tutto il libro: il successo delle 'ndrine deriva proprio da questo loro nascondersi dietro un termine di così difficile pronuncia(2), che in realtà è un sintomo di quanto bene le nostre organizzazioni criminali sono riuscite a svilupparsi portando avanti un basso profilo e un forte legame con la loro terra d'origine. Alla base delle 'ndrine, infatti, ci sono stati e ci sono ancora, opportunamente aggiornati, una serie di riti che mescolano il sacro della religione cattolica con il profano delle credenze pagane, molto diffuse nella nostra terra ben prima dell'avvento del cristianesimo e strettamente connesse con l'ambiente circostante. Per assurdo, infatti, come ha sottolineato molto bene Criaco nel romanzo Anime nere, i criminali calabresi sono stati per lungo tempo i principali difensori di boschi e montagne, almeno lì dove non erano interessati alla speculazione edilizia.
Per rendere ancora più assurda tutta la situazione, ecco che Ciconte ci conferma come sin dall'Unità d'Italia(3) erano presenti i primi segni delle 'ndrine in Calabria. Non dimentichiamo poi che sul finire del XIX secolo si sono celebrati, nel silenzio generale, i primi maxi processi (imputati dell'ordine del centinaio di persone ad ogni processo!), tutti in Calabria: erano però cose da briganti, problemi di una regione povera e ignorante che esprimeva una classe criminale altrettanto povera e ignorante.
Questa considerazione da parte della classe politica nazionale non solo ha rafforzato le 'ndrine, che hanno così operato in maniera sempre più efficace, ma ha rafforzato anche il suo rapporto con la popolazione calabrese, che, sentendosi dimenticata e sottovalutata dai rappresentanti della Repubblica, si è rivolta sempre più spesso agli uomini d'onore. E' ovvio che questo senso di sicurezza era solo apparente: in base ai loro interessi economici, le 'ndrine facevano prosperare alcune zone, lasciando nella povertà e nello sfruttamento altre larghe parti delle nostre terre: esempio sono proprio i disboscamenti selvaggi che colpivano alcune zone dell'Aspromonte o della Sila piuttosto che altre, lasciando incontaminate magari quelle foreste legate da ricordi, malinconie, riti criminali.
(continua)
(1) Su tutti i Savoia, una protesta che ci accomuna ai padri degli amici della Lega
(2) Tanto che si potrebbe dire che la 'ndrangheta è più cosa nostra di quanto lo saranno mai mafia e camorra, nonostante le similitudini soprattutto con l'ultima
(3) Che sta per compiere 150 anni, e dopo la lettura di 'Ndrangheta forse potremmo chiederci: ma cosa dovremmo festeggiare, noi, visto che l'Unità d'Italia ha portato più danni al Sud e alla nostra regione, piuttosto che al Nord, che su questa unità e sulla forza delle nostre organizzazioni criminali ha innegabilmente prosperato?

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