29 aprile 2009

E anche in Irlanda parlano calabrese

pietro giudice

E dopo aver parlato di Federico, giusto poco più di 6 mesi fa, ecco che oggi parliamo di
Pietro Giudice
, uno degli autori del nostro blog.
Tra ieri e oggi è stata pubblicata un'intervista, in due parti, al nostro Pietro, sulle pagine di Science Backstage, fatta proprio da un altro nostro autore, .
Nella prima parte dell'intervista Pietro parla della sua attività di ricerca: a tal proposito vorrei citare questo passaggio, che sintetizza splendidamente la fisica più di mille discorsi e congressi:
Altra cosa fondamentale che credo bisogna chiarire e' il fatto che la fisica spiega i fenomeni naturali. Io non credo in questa affermazione: il fisico descrive i fenomeni naturali, come fa un poeta o un pittore. La differenza fondamentale sta nel fatto che loro fanno una descrizione qualitativa, il fisico ne fa una descrizione quantitativa, col (grande) vantaggio di poter fare previsioni: di poter cioe' dire esattamente come quel fenomeno evolvera' nel futuro o meglio quale sara' il risultato delle misure che posso fare su quel fenomeno col passare del tempo; se poi la descrizione e' ben fatta, spesso si riescono a prevedere fenomeni che prima non si conoscevano.
(leggi la prima parte completa)

La seconda parte è, invece, più interessante dal punto di vista politico. In questo caso Pietro descrive le differenze non già tra la ricerca in Italia e la ricerca all'estero, ma tra fare ricerca in Italia e farla all'estero. Leggete un po' questo passaggio a tal proposito:
Altra differenza rispetto all'Italia: l'organizzazione in generale e l'efficienza della burocrazia. In pochi giorni ho firmato il contratto, mi sono registrato presso gli uffici competenti del lavoro, ho avuto il numero identificativo, ho aperto il conto in banca, mi sono registrato presso l'ufficio che stabilisce le tasse, ecc. e sempre ho trovato persone gentili, disponibili, pronti a chiarirmi ogni dubbio e sempre sorridenti; mai una persona scorbutica e soprattutto mai una fila (se non comodamente seduto a leggere il giornale col tuo numeretto in mano). Insomma mai un'arrabbiatura; in Italia ancora non mi e' capitato di andare in un ufficio e non prendermi un'incazzatura.

E poi entra nel merito dei recenti tagli alla ricerca e di come questa situazione di assedio all'università e alla ricerca non sono esclusive dell'Italia, ma diffuse in tutta Europa (vedi, ad esempio, Contro il processo di Bologna):
(...) ovunque si e' parlato di tagli indiscriminati che, man mano che la crisi avanzava, venivano fatti alla scuola e alla ricerca: navigando un po' su internet se ne trova traccia. Per cui si', gli eventi italiani sono stati in parte riportati dai notiziari stranieri (senza dimenticare che stando in Italia sembra di essere al centro del mondo e che tutti parlano dell'Italia, ma in realta' l'Italia viene citata ben raramente dai notiziari che contano), ma senza il clamore italiano, anche perche' negli altri paesi erano (e sono) alle prese esattamente con lo stesso problema (forse perche' la regia e' unica).

Anche in questo caso l'invito è continuare a leggere la seconda parte dell'intervista.

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