18 dicembre 2009

La notte che Pinelli

More about La notte che PinelliAnche se con colpevole ritardo, in questo che è il 40nnale della strage di Piazza Fontana e della morte di Giuseppe Pinelli, vorrei, come l'anno scorso, contribuire per ricordare la strage e la figura di un uomo innocente morto in circostanze decisamente poco chiare.
Mentre l'anno scorso mi sono concentrato su un breve ricordo, quest'anno vorrei utilizzare come base La notte che Pinelli, libro scritto da Adriano Sofri, che sta scontando in carcere una condanna come mandante per la morte del commissario Luigi Calabresi, che nella notte fatale tra il 15 e il 16 dicembre interrogò Pinelli, che ricordo si trovava in questura fin dalla serata del 12, giorno della strage.
Prima di iniziare ad esaminare molto velocemente i fatti, però, vorrei proporvi le parole di Pinelli, definito da Sofri un anarchico vecchio stampo:
L'anarchismo non è violenza, la rigettiamo, ma non vogliamo nemmeno subirla: essa(1) è ragionamento e responsabilità e questo lo ammette anche la stampa borghese, ora speriamo che lo comprenda anche la magistratura.
(da una lettera di Pinelli del 12 dicembre 1969 a Paolo Faccioli, detenuto a San Vittore

21 ottobre 2009

'Ndrangheta (2)

Continua dalla prima parte
Uno degli aspetti più belli e interessanti della prima e della seconda parte del libro prese nel complesso è come Ciconte distrugge l'immaginario di ribelle costruito intorno agli 'ndranghetisti, immaginario che si alimenta anche dei racconti popolari sui briganti(1): le prime speculazioni, gli omicidi degli avversari, lo stretto legame familiare delle 'ndrine(2), la costruzione di un legame se possibile ancora più stretto con il potere politico.
Vorrei, però, prima di proseguire, tornare un attimo sui riti, in particolare sull'ingresso di un nuovo giovane nella 'ndrina, trascrivendovi dal libro di Ciconte questo passaggio:
Da dove viene Giovanotto?
Io vengo dall'Oriente da dove nascono tutti i venti e sottoventi e sono venuto a portare le novità a questo corpo di società.
Dove siete nato?
Io sono nato dentro a una chiesa matrice dove mia madre, dopo avermi abbracciato in carne, pelle ed ossa, mi ha gettato dentro il fuoco ardente e mi ha dato coltello e rasoio. Il rasoio per scacciare carognità, infamità e il coltello per difendere la mia persona.
Sembrano parole uscite da un fumetto di Morrison o da un romanzo di Sterling, o da un vecchio rito tribale: più che un vero significato esplicito, hanno una musicalità e un senso iniziatico, quasi la realizzazione di un rito magico, un modo per dare un'aria di mistero al rito stesso.
Proseguiamo, però: il primo vero salto di qualità delle 'ndrine è stato nella creazione delle filiali, ovvero far emigrare, insieme ai lavoratori, anche i criminali, verso il Nord, ma anche verso altri paesi (Canada su tutti) alcuni degli uomini più fidati per creare delle vere e proprie sedi estere da cui curare gli affari economici. E' l'inizio dell'internazionalizzazione, con commerci sul traffico di droga e di armi, commerci che per anni si sono retti grazie ai sequestri in mezza Italia. E grazie all'anonima sequestri, politica (quella onesta che non faceva affari con le 'ndrine) e inquirenti si sono concentrati su un'attività in pratica superficiale e minore, che è stata abbandonata non appena ha fruttato il denaro necessario per finanziare le altre attività, da quelle illegali a quelle lecite.
Infatti sembra emergere un nuovo modo di condurre gli affari, più legale e trasparente, magari attraverso dei membri onesti della famiglia, tenuti lontani dagli affari sporchi, quasi un modo per preservare il patrimonio nel caso di una improvvisa scomparsa del capo e della sua 'ndrina. Così, mentre tra gli anni Cinquanta e Sessanta si iniziavano ad esportare le 'ndrine, il tutto sempre con grande silenzio, si rinforzavano i rapporti con le altre organizzazioni criminali e si dava impulso a tutta una serie di traffici e contrabbandi, anche grazie a legami sempre più stretti con la politica, si iniziavano a controllare gli appalti. La cosa più assurda in tutta la vicenda è che non solo venivano aiutate le aziende settentrionali a vincerli, questi appalti(3), ma gli stessi imprenditori erano ben felici di firmare patti in nero con le 'ndrine. Non c'è da stupirsi, oggi, se nonostante l'evidenza, appena un anno fa i sindaci dell'interland lombardo negavano la presenza delle 'ndrine sul loro territorio, né se le uniche (o quasi) vittime dello strozzo calabrese sono imprenditori calabresi(4).

20 ottobre 2009

'Ndrangheta (1)

Una delle cose che, ultimamente, sto facendo è interessarmi alla nostra storia, in particolare a quella della 'ndrangheta. Essa è innegabilmente legata alla storia del brigantaggio, che se mai è stato un movimento di protesta civile, lo è stato al massimo all'inizio della sua attività. Ovviamente il brigantaggio è presto diventato un movimento criminale, badando al soldo e al tornaconto personale piuttosto che a una opposizione armata al potere oppressivo del regnante di turno(1). Le radici della 'ndrangheta, sono, quindi, nel brigantaggio, la cui esaltazione da parte di poeti e cantori della nostra terra ha in parte alimentato il forte legame tra 'ndrine e calabresi.
'Ndrangheta di Enzo Ciconte esamina proprio il rapporto tra la 'ndrangheta e la Calabria e, quindi, l'Italia e l'Europa: non dimentichiamo che l'ultima, eclatante strage di 'ndrangheta è avvenuta in Germania, a Duisburg.
Leggendo il libro di Ciconte si scoprono alcune cosa decisamente molto interessanti, che spiegano perché le proteste dei calabresi contro le organizzazioni criminali della nostra regione sono sempre passate sotto silenzio, tanto che periodicamente alcuni uomini politici italiani ci tirano per le orecchie perché non protestiamo quanto, ad esempio, i siciliani. La mafia calabrese, però, è sempre passata sotto silenzio: tutte le proteste, gli atti criminali e quant'altro sono stati liquidati come faccende tra briganti e persino la parola 'ndrangheta è stata utilizzata tardi nella storia giornalistica del nostro paese: correva l'anno 1961 quando su Cronache Meridionali Attilio Piccoli scrive un articolo dal titolo La "ndranghita" in Calabria.
Certo il termine non è entrato presto nell'uso comune, se non in questi ultimi anni, anche se mafia, con cui usualmente si indica l'organizzazione siciliana, è ancora oggi utilizzato sia per indicare le organizzazioni camorristiche sia per le 'ndrine: termine sicuramente più semplice e che colpisce di più la fantasia popolare, tanto che nel 1971 Antonio Guarasci, primo presidente della Regione Calabria, scrive un saggio dal titolo La mafia in Calabria, dove fa comunque largo uso del termine nel testo.
Ciconte, comunque, utilizza questa premessa sulle difficoltà di utilizzo del nome per identificare la 'ndrangheta in Italia, ma anche in Europa, semplicemente per sottolineare un concetto che sarà cardine di tutto il libro: il successo delle 'ndrine deriva proprio da questo loro nascondersi dietro un termine di così difficile pronuncia(2), che in realtà è un sintomo di quanto bene le nostre organizzazioni criminali sono riuscite a svilupparsi portando avanti un basso profilo e un forte legame con la loro terra d'origine. Alla base delle 'ndrine, infatti, ci sono stati e ci sono ancora, opportunamente aggiornati, una serie di riti che mescolano il sacro della religione cattolica con il profano delle credenze pagane, molto diffuse nella nostra terra ben prima dell'avvento del cristianesimo e strettamente connesse con l'ambiente circostante.

12 ottobre 2009

Venditti salva i politici calabresi

In che senso Venditti salva i politici calabresi? Nel senso che li ha uniti tutti sotto l'ombrello dell'indignazione per le dichiarazioni fatte dal palco di Marsala in un concerto dell'estate 2008.
Andiamo, però, all'inizio: alcuni anni fa il cantautore Antonello Venditti aveva offeso i calabresi alla fine di un suo concerto in Calabria, dandogli del maleducati, se non ricordo male. Nel 2008 ci ricasca. Vi trascrivo quello che ho ascoltato:
L'Italia, gli altri, quelli che stanno dopo lo Stretto, non stanno mejio de voi. Voi c'avete più speranza e più... veramente... di quello che sta vivendo l'Italia senza Ponte, diciamo quello... la... dopo Caronte c'è la Calabria, che è una cosa guarda che non voglio... perché Dio ha fatto la Calabria... perché... perché... Io spero che si faccia il Ponte almeno la Calabria esisterà... veramente... io a questo punto sto... perché qualcuno deve fà qualcosa per la Calabria. Lo sapete che mmé successo? Un ragazzo... calabrese... è partito da Reggio Calabria e io prendevo il traghetto e vedevo che lui leggeva e questo calabrese veniva in Sicilia perché in Sicilia trovava una ragione, una cultura, eccetera. In Calabria non c'è veramente niente, ma niente che sia niente!
Scusate eh! Vi parla un viaggiatore e quindi La preghiera del viaggiatore
La requisitoria inizia intorno al minuto e 4 secondi, e potete ascoltarla con le vostre orecchie:

23 settembre 2009

Giancarlo Siani

Giancarlo SianiScrive Wikipedia:
Il 23 settembre 1985, quattro giorni dopo aver compiuto 26 anni, appena giunto sotto casa sua con la propria Mehari, Giancarlo Siani venne ucciso: l'agguato avvenne alle 20.50 circa in via Vincenzo Romaniello, nel quartiere napoletano del Vomero, vicino a casa. Siani, trasferito dalla redazione di Castellammare di Stabia del quotidiano napoletano Il Mattino a quella centrale, all'epoca diretto da Pasquale Nonno proveniva dalla sede centrale de Il Mattino in via Chiatamone. Per chiarire i motivi che hanno determinato la morte e identificare mandanti ed esecutori materiali furono necessari 12 anni e 3 pentiti

In particolare fu un articolo a decretarne la condanna a morte da parte di Nuvoletta, Gionta e Baccante, uscito su Il Mattino del 10 giugno 1985. Non tutto l'articolo, però, ma solo un suo paragrafo:
Troppi elementi di contrasto con i rivali che decidono di coalizzarsi per stroncare definitivamente il boss di Torre Annunziata. E tra i 54 mandati di cattura emessi dal Tribunale di Napoli il 3 novembre dell'anno scorso ci sono anche i nomi di Carmine Alfieri e Antonio Bardellino. Con la strage l'attacco è decisivo e mirato a distruggere l'intero clan. Torre Annunziata diventa una zona che scotta. Gionta Valentino un personaggio scomodo anche per gli stessi alleati. Un'ipotesi sulla quale stanno indagando gli inquirenti e che potrebbe segnare una svolta anche nelle alleanze della «Nuova famiglia». Un accordo tra Bardellino e Nuvoletta avrebbe avuto come prezzo proprio l'eliminazione del boss di Torre Annunziata e una nuova distribuzione dei grossi interessi economici dell'area vesuviana. Con la cattura di Valentino Gionta salgono a ventotto i presunti camorristi del clan arrestati da carabinieri e polizia dopo la strage.

Bardellino, ma soprattutto Nuvoletta non riusciva a sopportare di essere implicato con l'arresto di Gionta: una simile infamia avrebbe potuto minare il suo controllo sulla popolazione locale. E così, dopo giorni di terribili discussioni, la scelta dell'esecuzione, perché nessuno poteva permettersi di instillare il dubbio nel prestigio dei camorristi. E così si può morire semplicemente per un articolo, come quello di Giancarlo Siani, che semplicemente voleva raccontare la realtà della sua terra, con tutte le sue luci e le sue ombre.

Per maggiori dettagli, leggere L'abusivo di Antonio Franchini

19 settembre 2009

Rifiuti tossici in Calabria

Il caso dei rifiuti tossici trovati tra Aiello Calabro e Serra d'Aiello dimostra come, in realtà, l'Italia ha intenzione di gestire le scorie prodotte dalle sue centrali!

Scrivevo in apertura di un articolo dedicato alla spazzatura a Cosenza, seguito ideale di quello che avevo dedicato, in parte, alla scoperta delle scorie radioattive in Calabria.
E ora, di noi e dei nostri guai radioattivi, ne parla anche Wiki News, la versione inglese, citando esplicitamente la 'ndrangheta.
Le fonti dell'articolo sono The Guardian e The Telegraph.

14 luglio 2009

La voce e il silenzio

questo blog ALZA la voce contro il bavaglio del DDL Alfano

Oggi ci sarà qualcuno che comunque darà fiato alla propria voce, mentre qualcun altro preferirà stare in silenzio. Ciò che accomuna tutti è la protesta contro il DDL Alfano sulla sicurezza e sulle intercettazioni (DDL 1611), un primo passo concreto per impedire la discussione civile sulla rete e il libero scambio di informazioni. L'idea di fondo è rafforzare il controllo sul mondo dell'informazione e sui cittadini che cercano di utilizzare il loro libero arbitrio.
Un modo come un altro per farci sentire sicuri...

Per approfondire:
dirittoallarete | 10 post sul diritto all'informazione | Luca Alagna

05 giugno 2009

Milano capoluogo di Calabria

mappa 'ndrine milanesi

Da un anno a questa parte Calabria Ora ha iniziato una serie di inchieste sulle 'ndrine nel Nord Italia, e in particolare a Milano. Un po' tutti ora se ne stanno accorgendo, anche in rete: ad esempio oggi 02blog pubblica Expo 2015: a Milano ci sarà una guerra di 'ndrangheta?. Il post parte proprio dalle inchieste di Calabria Ora.
In particolare due sono gli articoli, dall'edizione del 3 giugno 2009: La 'ndrangheta federalista e Lombardia fronte avanzato della lotta alla criminalità, entrambi di Paolo Pollichieni.
Nel primo dei due articoli, dove viene riassunto il rapporto della commissione antimafia con cifre, nomi e situazioni per quel che riguarda in particolare la Calabria e la 'ndrangheta, si esprime una viva e profonda preoccupazione per quello che si sta preparando in occasione dell'Expo 2015: una vera e propria guerra di secessione tra le cosche calabresi originarie e quelle locali, in puro stile leghista. Ho già avuto modo di rilevare, sul mio blog personale (vedi La morte non è uguale per tutti, ma anche Gomorra a Milano) come le guerre di mafia al nord non finiscono mai sulle prime pagine dei giornali nazionali o nei titoli dei telegiornali, quest'ultimi impegnati a piegarsi al potere con messaggi d'ottimismo forzato.
Tornando all'inchiesta di Pollichieni, nel secondo articolo viene esplicitamente indicata in Milano la città più importante per la lotta alla criminalità organizzata, sia perché capitale degli affari in Italia, sia perché le cosche criminali, di fatto, se la sono spartita.
Passo la parola, per dare maggiore forza a tutto ciò, alle citazioni tratte dall'articolo:
Non ci sono più tanti satelliti che ruotano attorno a un unico sole, la 'ndrangheta di San Luca, ma una struttura federata, disposta a dialogare con la vecchia casa-madre, ma non più a dipendere da essa, sia quanto alla nomina dei responsabili della periferia dell'Impero, sia quanto all'adozione delle nuove strategie e alla condivisione dei profitti.
(Vincenzo Macrì)

E ancora:
Soprattutto al Nord, certe aziende non si preoccupano di chi si nasconda dietro le finanziarie lussemburghesi, olandesi o inglesi, possedute da holding domiciliate nei paradisi dove è garantito l'anonimato societario, e che, attraverso banche svizzere, immettono denaro fresco nelle loro casse. Aumenti di capitale che permettono alle cosche di diventare, con il tempo, soci di maggioranza di aziende "pulite" almeno ad un primo sguardo.
(Gian Gaetano Bellavia)

Non dimentichiamo poi che buona parte dell'immigrazione clandestina fornisce alla 'ndrangheta grandi quantità di manodopera impaurita e a basso costo: maggiore sarà l'immigrazione clandestina, maggiori saranno i guadagni delle associazioni criminali.

L'occupazione della Lombardia prosegue e se non si arriverà a un accordo economico e politico, fidatevi, i calabresi che si trovano qui a Milano e nella regione padana si sentiranno, purtroppo, un po' più vicini a casa!
Le 'ndrine trapiantate in Lombardia sono legate da un "cordone ombelicale" alla "casamadre". Senza il "placet" emanato in Calabria sulle grandi strategie, sui grandi interessi non si decide nulla: e questo, se vale in Calabria per i tentativi d’infiltrazione relativi al Ponte sullo Stretto, varrà anche in Lombardia per l'Expo 2015 di Milano
(Piero Grasso, da Calabria)

29 aprile 2009

E anche in Irlanda parlano calabrese

pietro giudice

E dopo aver parlato di Federico, giusto poco più di 6 mesi fa, ecco che oggi parliamo di
Pietro Giudice
, uno degli autori del nostro blog.
Tra ieri e oggi è stata pubblicata un'intervista, in due parti, al nostro Pietro, sulle pagine di Science Backstage, fatta proprio da un altro nostro autore, .
Nella prima parte dell'intervista Pietro parla della sua attività di ricerca: a tal proposito vorrei citare questo passaggio, che sintetizza splendidamente la fisica più di mille discorsi e congressi:
Altra cosa fondamentale che credo bisogna chiarire e' il fatto che la fisica spiega i fenomeni naturali. Io non credo in questa affermazione: il fisico descrive i fenomeni naturali, come fa un poeta o un pittore. La differenza fondamentale sta nel fatto che loro fanno una descrizione qualitativa, il fisico ne fa una descrizione quantitativa, col (grande) vantaggio di poter fare previsioni: di poter cioe' dire esattamente come quel fenomeno evolvera' nel futuro o meglio quale sara' il risultato delle misure che posso fare su quel fenomeno col passare del tempo; se poi la descrizione e' ben fatta, spesso si riescono a prevedere fenomeni che prima non si conoscevano.
(leggi la prima parte completa)

La seconda parte è, invece, più interessante dal punto di vista politico. In questo caso Pietro descrive le differenze non già tra la ricerca in Italia e la ricerca all'estero, ma tra fare ricerca in Italia e farla all'estero. Leggete un po' questo passaggio a tal proposito:
Altra differenza rispetto all'Italia: l'organizzazione in generale e l'efficienza della burocrazia. In pochi giorni ho firmato il contratto, mi sono registrato presso gli uffici competenti del lavoro, ho avuto il numero identificativo, ho aperto il conto in banca, mi sono registrato presso l'ufficio che stabilisce le tasse, ecc. e sempre ho trovato persone gentili, disponibili, pronti a chiarirmi ogni dubbio e sempre sorridenti; mai una persona scorbutica e soprattutto mai una fila (se non comodamente seduto a leggere il giornale col tuo numeretto in mano). Insomma mai un'arrabbiatura; in Italia ancora non mi e' capitato di andare in un ufficio e non prendermi un'incazzatura.

E poi entra nel merito dei recenti tagli alla ricerca e di come questa situazione di assedio all'università e alla ricerca non sono esclusive dell'Italia, ma diffuse in tutta Europa (vedi, ad esempio, Contro il processo di Bologna):
(...) ovunque si e' parlato di tagli indiscriminati che, man mano che la crisi avanzava, venivano fatti alla scuola e alla ricerca: navigando un po' su internet se ne trova traccia. Per cui si', gli eventi italiani sono stati in parte riportati dai notiziari stranieri (senza dimenticare che stando in Italia sembra di essere al centro del mondo e che tutti parlano dell'Italia, ma in realta' l'Italia viene citata ben raramente dai notiziari che contano), ma senza il clamore italiano, anche perche' negli altri paesi erano (e sono) alle prese esattamente con lo stesso problema (forse perche' la regia e' unica).

Anche in questo caso l'invito è continuare a leggere la seconda parte dell'intervista.

25 aprile 2009

Viva l'Italia

Ho scovato questo video su youtube. Buona visione e spero che questo 25 aprile sia stata una bella giornata per tutti!

24 aprile 2009

Gli sciacalli dell'informazione

Quest'oggi, mentre viene annunciato il G8 all'Aquila, vorrei proporvi questo video di Marco Travaglio

Dopo quello che ci ha raccontato Pietro sulla nostra bella regione, vorrei invitarvi a riflettere: se accadesse un disastro di qualunque dimensione in Calabria (pensiamo innanzitutto ad un terremoto, ovviamente) che coinvolga una ricostruzione, sostituendo i nomi dei politici calabresi a quelli abbruzzesi si potrebbe ottenere un risultato analogo?
E voi, di quali politici regionali (non) vi fidereste?

18 aprile 2009

Terremoto in Calabria

In questi giorni tante sono le polemiche per cosa e' avvenuto (o meglio non e' avvenuto) in Abruzzo nelle settimane precedenti il sisma. Soprattutto tanto si e' scritto soprattutto in rete (visto che in televisione e' vietato discutere di cosa non e' andato bene ma si deve solo decantare quanto bravi sono i volontari e quanto buoni sono gli italiani).
Di sfuggita giorni fa ho sentito fare da uno psicologo una considerazione interessante; quando gli hanno chiesto cosa ne pensava riguardo all'altruismo e alla generosita' degli italiani in queste occasioni lui ha freddato tutti dicendo che si tratta di un atteggiamente "bambinesco", ci si fa prendere dalle emozioni, si piange, ci si strappa i capelli, ...
Il problema infatti e' che persone adulte dovrebbero razionalmente affrontare alcune questioni prima che avvengano proprio per evitare le tragedie.
Ed invece preferiamo far finta di niente, che i problemi non esistono, e chi sa al piu' tiene le dita incrociate.
Allora mi sono chiesto: quale e' la situazione in Calabria? i Comuni, le Province, la Regione cosa sta facendo per essere pronta alla catastrofe calabrese?
Prima di tutto vediamo cosa si sa riguardo ai terremoti in Calabria.
Basta andare sul sito della protezione civile nazionale oppure della protezione civile calabria per avere un idea. Qui voglio riportare un paio di mappe che mi sembrano illuminanti; la prima e' la classificazione sismica (al 2006) che, dividendo l'italia in 4 zone, ci da informazioni sul livello di pericolosita' in Italia:



La seconda mappa, trovata a questo link, ci da invece una stima dei crolli in 100 anni:



Da entrambe le mappe risulta evidente come in Calabria siamo seduti su una bomba pronta ad esplodere in qualunque momento. Nella puntata di annozero del 16 aprile 2009 il Capo della Sala Italia della Protezione Civile Titti Postiglione afferma (al minuto 47.55 della puntata)"... le faccio una previsione: tempo 10 anni un grosso terremoto potra' interessare il sud del paese ...". Dalla cartina di sopra risulta che tra il 5% ed il 15% delle abitazioni in tutta la zona tirrenica verranno distrutti. Ci sono anche stime della protezione civile sul numero di morti.
Insomma si sa tutto. E potrebbe arrivare tra un ora, domani, tra un mese o tra un anno. Ma siamo preparati? NO.

08 marzo 2009

Le mani sull' Italia

L'ennesimo attacco del nostro governo al Paese avviene attraverso l'annuncio del "piano casa" che da il via libera ad un aumento delle cubature del patrimonio edilizio esistente; precisamente: ampliare del 20% gli edifici esistenti e la possibilità di abbattere e ricostruire ampliando del 30% gli edifici vecchi.

Il tutto "in deroga ai regolamenti e ai piani regolatori".

Ma forse il colpo più grande è l'idea di abolire il permesso di costruire per sostituirlo con una certificazione di conformità per rendere più veloci le procedure per le autorizzazioni paesaggistiche.

Già sappiamo lo scempio nei nostri paesaggi dove le regole non sono mai state rispettate. In calabria le case sono (quasi) sempre state costruite abusivamente... spuntano come funghi; cosa succederà ora !?!?! tutti si sentiranno autorizzati a costruire, abbattere, ampliare, ... l'italia diventerà un cantiere; anni di lavoro per avere un piano regolatore che renda una città vivibilile, a misura d'uomo, buttati al vento....

Molto peggio di un condono edilizio.

Con questo provvedimento, che verrà adottato al prossimo consiglio dei ministri, gli unici a guadagnare saranno i costruttori.

Non posso poi sottrarmi dal commentare le parole di berlusconi:
"a chi ha una casa e che, nel frattempo ha ampliato la famiglia perché i figli si sono sposati e hanno dei nipoti, di aggiungere una stanza, due stanze o due bagni con servizi annessi alla villa esistente".
Che populismo! e poi si sa, tutti hanno una "villa" da ampliare!

E così mentre dall'altra sponda Obama punta al rilancio tecnologico per affrontare le tre grandi crisi in cui siamo immersi (crisi economica-finanziaria, crisi del clima, crisi energetica) in Italia torniamo alla vecchia ricetta per far ripartire l'economia... ricetta del mattone. Complimenti ancora al governo.

Concludo con un po' di ottimismo... "invece le cose stanno cambiando" diceva il consigliere De Vita nel film "le mani sulla città" (Francesco Rosi, 1963) "quelli che sono i vostri sudditi stanno prendendo coscienza, consapevolezza dei loro diritti di cittadini, ... "

15 febbraio 2009

Obbligo di vivere

Vi propongo la lettura dell' intervento di Stefano Rodota' su Repubblica di oggi (domenica, 15 febbraio 2009).
Come ogni intervento serio che (raramente) appare su Repubblica anche questo e' stato tolto dopo poche ore dalla pagina online.... e cosi' ripropongo io il link perche' ne rimanga traccia:
http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/politica/testamento-bio/rodota-legge-truffa/rodota-legge-truffa.html
Il giurista fa un analisi del testo che si vuole approvare sul "testamento biologico" chiarendone le conseguenze giuridiche.... senza giri di parole parla di "legge truffa", mettendo in evidenza come "nega la libertà di decisione della persona, riporta il suo corpo sotto il potere del medico, fa divenire lo Stato l'arbitro delle modalità del vivere e del morire" tanto da "cancellare ogni rilevanza della volontà delle persone".... buona lettura.

09 gennaio 2009

Contestazioni



Indipendentemente dalla contestazione e da chi e da cosa viene contestato, è interessante notare che:
1) la gente inizia ad applaudire l'esagitato ragazzo (giuste o sbagliate che siano le sue motivazioni);
2) il ragazzo viene prontamente, anche se non molto celermente, allontanato dalla libreria.
A voi le personali interpretazioni.