31 ottobre 2008

Il rumore di una foglia che cade

Ieri mattina i Precari Invisibili della Ricerca dell'Università della Calabria si sono riuniti innanzitutto per guardarsi in faccia dopo la grande assemblea del 28 novembre. Il movimento sta, obiettivamente, crescendo: il passa parola non funziona solo con i buoni libri!
Passiamo all'assemblea: è stata decisamente ricca di contenuti, a tratti un po' caotica quando le proposte e gli interventi sono stati interessanti e dall'ampia partecipazione. Si sono vagliate le varie opzioni a disposizione (ad esempio la possibilità di divulgare presso la popolazione locale i contenuti della Legge 133/2008 di Tremonti, oltre alla possibilità di coordinarsi con i gruppi simili delle altre università italiane) e dopo una discussione di due ore e più, cui era presente anche una giornalista di Calabria Ora, la prima e più immediata azione è la stesura e l'invio di un comunicato stampa che, volentieri, pubblichiamo in questa sede all'attenzione dei nostri lettori:
Oggi 30 Ottobre 2008 si è riunita l’assemblea dei
PRECARI INVISIBILI DELLA RICERCA dell’UNICAL

Noi siamo quelli che ieri erano studenti; quelli che oggi riempiono i laboratori, che fanno le esercitazioni in aula, che lavorano di domenica per rispettare le scadenze, quelli che seguono i tesisti.
Noi siamo quelli che vogliono avere la possibilità di diventare ricercatori domani, ma che con la legge 133/08 non lo saranno mai.

Noi ci mobilitiamo per contestare:
  • il taglio dei finanziamenti come soluzione ai problemi dell’università e il modo in cui sono stati decisi: ad agosto, con un provvedimento straordinario, in nove minuti;
  • che alla "fuga dei cervelli" ed alla qualità della didattica si risponda con il blocco del turnover, che equivale ad incentivare la fuga all’estero e ad aggravare il rapporto numero studenti su numero docenti che in Italia ad oggi equivale già a 20,4 contro una media europea di 15,3;
  • che di fronte al bisogno di cambiamento dell’università pubblica si emani una legge che non modifica le forme di redistribuzione dei finanziamenti ma che preserva e rafforza i poteri forti;
  • che in opposizione alla proclamata esigenza di svecchiamento dell’Università si impedisca l’accesso a tutti i giovani che vogliono imparare e che sanno fare ricerca;
  • che, mentre si sostiene che questa legge favorisca la meritocrazia, sia stata bocciata l’Agenzia Nazionale Valutazione Università e Ricerca (ANVUR) finalizzata proprio alla valutazione della produzione scientifica di ogni singolo membro dell’Accademia.
Riteniamo che questo sia un attacco alla ricerca, non solo perché l’85% della ricerca italiana si svolge nelle Università Pubbliche ed è ricerca a cui i precari contribuiscono in maniera consistente, ma anche e soprattutto perché la trasformazione in Fondazioni di diritto privato (L.133/08 art. 16 comma 1 e ss) rischia di intaccare la libertà del sapere.

Pertanto ci rivolgiamo a tutti: studenti, dottorandi, dottori di ricerca, assegnisti, contrattisti, collaboratori di ricerca, ricercatori, docenti e personale tecnico-amministrativo, affinché partecipino attivamente alla protesta in corso contro la legge 133 del 21 Agosto 2008.

Vi invitiamo a prendere contatto con noi ed a partecipare alle prossime iniziative di protesta che verranno comunicate su: Ricerca precaria e a partecipare alla prossima assemblea Lunedì 3 Novembre 2008 alle 10:00 a.m. nell’aula CF1, cubo 32C, livello ponte carrabile.

A questo punto è buona cosa farvi un riassunto delle... puntate precedenti riguardanti le agitazioni universitarie di quest'ultimo periodo:
* Una stagione selvaggia
* Rumble Tumble
* Bad Chili

Argomenti correlati:
* Tirocini di ricerca, Regione Calabria
* Tirocini di ricerca: come sta andando (1) e (2)
* Anche in svizzera parlano calabrese

29 ottobre 2008

Bad Chili



Ieri è stata una giornata d'agitazione all'Università della Calabria, con un'assemblea che ha coinvolto larga parte degli studenti, dei docenti e dei precari dell'ateneo cosentino. La lunga giornata inizia con i precari invisibili della ricerca che, all'inizio del ponte coperto, si preparano per avviarsi verso l'aula magna, sede dell'assemblea dell'Università della Calabria. Tra l'emozione e la preoccupazione, ci troviamo con alcuni cartelloni e un grande striscione, Ricerca pubblica italiana - Da consumarsi entro il 31-12-08: molte le persone che passando gettano un occhio curioso, a volte più attento e interessato, allo striscione. Altri, invece, si interrogano se ci sarà lezione in mattinata: e non sono solo studenti, ma anche docenti. L'idea di fondo è e resta comunque ampia libertà di aderire all'assemblea, ma certo sarebbe preferibile la partecipazione di tutti, o almeno questo è quello che sperano i nostri bravi e giovani ricercatori.



Una volta giunti a 10-15 precari invisibili, parte un mini-corteo, che tra la curiosità e l'imbarazzo si avvia verso l'aula magna, la sede dell'assemblea accademica: qui, superato un assembramento posto di fronte all'ingresso dell'aula, si raccoglie un applauso spontaneo non appena entra lo striscione. Dentro, tra il vociare e la confusione, la situazione è in continua evoluzione: il locale è già pieno con persone in piedi o sedute lungo le scale e soprattutto continua a riempirsi, mentre fotografi e televisione iniziano a farsi vedere in giro, raccogliendo le prime istantanee della giornata. Il grande afflusso, però costringe gli organizzatori, ben lieti comunque, a spostare l'assemblea all'esterno, nel piazzale antistante il cubo in cui è posta l'aula magna: è qui che, dopo l'attesa del camioncino che costituirà il palco per la manifestazione di protesta, la gente inizia a riunirsi, sfruttando tutti gli spazi disponibili per appendere gli striscioni. Spunteranno sia sulla facciata dell'aula magna, sia su quella della segreteria, senza dimenticare le balaustre dei ponti coperto e scoperto. E proprio grazie ai ponti e agli spazi intorno alla segreteria si andranno a sisatemare nel corso della mattinata tutte quelle persone che non sono riuscite a sistemarsi nella piazza gremita: il microfono è acceso, la discussione può iniziare.
I primi interventi sono degli studenti: in pratica delle arringhe alla folla, parlando della manovra finanziaria, dei motivi per cui essere contro questi tagli generalizzati. Dopo questi primi interventi sale sul palco il rettore prof. Latorre. Il rettore parla in maniera piuttosto approfondita della manovra, iniziando sin dal taglio dell'ICI che, invece, avrebbe potuto rendere la manovra del governo più leggera di una trentina di miliardi. Secondo il rettore, poi, la manovra esprime strategia di disimpegno dall'istruzione pubblica da parte del governo: basti pensare che un quarto dei tagli previsti in finanziaria cadono tutti su scuola e università. Latorre, infine, invita a utilizzare la calma come mezzo di opposizione alle decisioni dell'attuale governo Berlusconi, di iniziare a interrogarsi anche sul federalismo fiscale che, tanto quanto i tagli, potrebbe portare disagi e problemi alla Calabria. In particolare, però, parlando dei circa 60 milioni di euro di taglio previsti per il 2009, l'invito di Latorre è soprattutto quello di lavorare per convincere il governo a limitare il provvedimento a questo primo taglio, avendo un anno di tempo per scongiurare i più consistenti tagli che partiranno dal 2010. In particolare secondo il rettore:

La sfida sarà far sentire democraticamente la nostra voce e far funzionare l'università.


Il secondo intervento di un certo peso viene da Perrelli, il preside della Facoltà di Lettere, la facoltà che ha guidato questa rivolta, almeno nella nostra università. Temo che loro andranno avanti è uno dei commenti d'esordio di Perrelli, che prosegue dicendo che questo è l'unico movimento sociale di opposizione alla politica neo-liberista della destra. Eppure le difficoltà sono tante: il movimento è comunque minoritario, essendoci da una parte l'opposizione non solo del governo ma anche di quella parte universitaria che ritiene corretta l'azione di governo. A questi va aggiunta l'indifferenza di larga parte del mondo accademico studentesco e docente: Perrelli, infatti, invita la folla a intraprendere azioni di informazione non solo nei confronti della società, ma anche degli studenti e dei professori che non sono intervenuti all'assemblea, ritenendo più opportuno continuare l'attività didattica regolare. Perrelli, quindi, bravo a esaltare la folla come praticamente tutti i "conferenzieri", chiude con quello che può ritenersi lo slogan dell'assemblea:

Siate coraggiosi e siate uniti!


E dopo la sua lezione in piazza sulla storia dell'università in Italia durante la Festa del Cioccolato, ecco giungere sul palco Franco Piperno. Il professore del Dipartimento di Fisica è bravo a esaltare la folla, eloquente, tiene il palco con piglio e autorità, come Perrelli prima di lui. Dopo aver sottolineato l'importanza dell'unità del movimento, come già Perrelli, Piperno ricorda che è in gioco non solo il taglio di 1,5 miliardi di euro, ma la situazione dell'università. Se viene ritirato il decreto, l'università avrebbe ancora gli stessi problemi. Secondo Piperno, il cambiamento deve avvenire dal basso: è importante che la protesta passi dagli studenti, perché sono i meno compromessi nella situazione. E continua: non ho visto i rettori schierarsi contro la riforma precedente, criticando di fatto, come faranno altri negli interventi successivi, la riforma del 3+2, riforma che ha causato la moltiplicazione dei corsi e la conseguente dispersione del sapere. L'intervento di Piperno si conclude con una prima proposta: visti i numeri del movimento, è opportuno chiedere ai presidi delle facoltà dell'Unical l'utilizzo di un'aula per facoltà per realizzare assemblee permanenti, per discutere non solo del provvedimento e dei problemi della nostra università ma anche di quelli delle singole realtà dipartimentali.
Gli interventi successivi sono, bene o male, dello stesso tenore: richiesta di spazi per discutere, inviti al corpo docente a interessarsi, dare corpo alla propria voce, alle proprie idee. Richieste forti di confronto con questo movimento e di intervento effettivo. Un po' fuori dal coro in questo contesto l'intervento di Romolo Perrotta, che promette parole che faranno male a qualcuno, ma che alla fine, obiettivamente, calca ben poco la mano, nonostante le più che condivisibili posizioni: Ridiscutiamo del 3+2 e della stessa istituzione universitaria, invita Perrotta, che poi ritorna sul 3+2 asserendo che la struttura di questo sistema di laurea così come è organizzato fa capo non solo al ministero ma anche alla Facoltà di Lettere e al suo presidente Perrelli. Il succo del suo intervento, comunque, al di là delle polemiche con le recenti dichiarazioni di Cossiga, presidente onorario del master in intelligence che ha iniziato i lavori per la sua nuova edizione proprio in questi giorni, è l'invito a levare ciò che con l'università non c'entra.
Gli interventi si susseguono, quindi, e ognuno inizia a dare voce alla propria rabbia e alle proprie paure sul futuro, e man mano che studenti, docenti, precari (di cui vi abbiamo dato conto ieri) si susseguono sul palco, si nota che il movimento, da un inizio apartitico, si porta verso la direzione tipica degli slogan dei partiti italiani: in effetti l'unico intervento pesantemente politico è quello di Perrelli, con i suoi riferimenti alla politica neo-liberista della destra italiana o con il suo accostamento masse studentesche-operai.
In conclusione, comunque, come proposte operative di protesta ritorna ancora una volta l'idea di Ingegneria di lezioni notturne, cui vengono accostate il blocco della didattica per un tempo limitato (una settimana), la proposizione di didattica alternativa (seminari in piazza), cortei nelle città (dovrebbe essere in preparazione un corteo per le strade di Cosenza per la prossima settimana): alla fine dell'assemblea, comunque, il movimento passa all'azione con l'occupazione (simbolica, a quanto pare e per il momento) di alcune presidenze e con l'installazione di assemblee permanenti in alcune aulee dell'ateneo.
Così alla fine della giornata l'Unical si ritrova in subbuglio e si unisce alla stagione selvaggia che sta attraversando l'Italia, e l'accostamento con il romanzo di Lansdale non è neanche tanto casuale o dovuto a un semplice titolo a effetto: si respira, comunque, lungo il ponte, una tensione profonda, che coinvolge ognuna delle persone che in questa accademia vivono, studiano, lavorano, mentre nelle assemblee permanenti si discute dei provvedimenti del governo e soprattutto di cosa fare il giorno dopo e in quelli successivi. Ogni persona si interroga, si riunisce anche fuori dalle aule per discutere in gruppi più piccoli: la scommessa, in questo senso, che il comitato del movimento è tenuto a vincere sarà, a parere di chi scrive, quella di mantenere il movimento fedele alle idee espresse da Piperno: no ai tagli, ma opporsi comunque a questo status quo che male ha fatto all'università. L'assemblea mattutina, però, risulta alla fin fine ricca di parole, ma in fondo povera nei contenuti, più interessata ad arringare ed esaltare gli animi, come era inevitabile aspettarsi da una riunione di così vaste dimensioni. E' in altre sedi, in consessi più ristretti e più facilmente gestibili che si dovranno trovare le idee e le proposte da portare al governo. Ricordiamo in questo senso che, al di là delle proteste e degli interventi, resta punto di riferimento il rettore e le sue parole: il suo intervento volto a un'azione diplomatica da distribuire nel corso di un anno sembra suggerire o quanto meno confermare l'idea, espressa già in un breve trafiletto su Fatti al cubo, di unirsi alle altre 13 università virtuose d'Italia, quelle che sono riuscite a presentare alla fine dell'anno accademico un bilancio positivo, di trattare in maniera separata i tagli, di scongiurarli proprio come premio per i loro sacrifici. E sicuramente anche questa peculiarità, unita con la territorialità dell'ateneo devono essere dei punti da sfruttare nel confronto con le istituzioni.
Interessante infine notare i frequenti richiami alla ricerca, richiami che non sono mai scesi nel merito. In questo caso, però, nel merito vorrei scendervi, tirando un po' d'acqua al mulino presso cui sono accademicamente cresciuto. Si è detto in questi giorni che le nostre università sono indietro nei ranking europei e mondiali, quello che però non si è detto è che i nostri ricercatori, quelli delle discipline scientifiche (che grazie al 3+2 e alla proliferazione dei corsi hanno per contro visto un maggior calo negli investimenti) sono tra i più preparati e apprezzati d'Europa. E in questa piccola finestra vorrei ricordare che la nostra università, attraverso il Dipartimento di Fisica, è presente attivamente in LHC, l'esperimento di cui si è parlato tanto nelle scorse settimane. Questo dovrebbe alla fin fine essere uno dei motivi, sicuramente il primo, per difendere innanzitutto la nostra università, rendendola simbolo della buona ricerca e della buona didattica, nonostante tutti gli sprechi che anche qui sono presenti.

Nota conclusiva: vorrei fornire, sul finale, alcune precisazioni per il lettore. Innanzitutto mi trovo nella non invidiabile posizione di precario anche se non ufficiale dell'università, nonché della scuola stessa. Questo potrebbe a tratti essere uscito fuori durante il racconto, e se magari non vi è sempre sembrato molto obiettivo, me ne scuso. Mi scuso anche delle non perfette citazioni che costellano l'articolo stesso: ho preferito lavorare alla vecchia maniera, prendendo appunti con un blocco note e la penna, piuttosto che con il classico registratore con cassetta dentro. In questo caso mi scuso sia con i lettori, ma soprattutto con le persone di cui potrei aver citato le parole in maniera scorretta e imprecisa: se ciò è avvenuto, me ne dispiaccio, ma spero comunque di aver reso lo spirito degli interventi e soprattutto della giornata.

28 ottobre 2008

Rumble Tumble


Questa mattina c'è stata, nella piazza antistante l'aula magna dell'Università della Calabria, una grande assemblea di studenti, docenti e precari della nostra università. In attesa del resoconto della giornata, che dovrebbe essere pubblicato domani, vi proponiamo il documento redatto dai precari dell'Unical e letto questa mattina all'assemblea:

Noi siamo quelli che oggi riempiono i laboratori, che fanno le esercitazioni in aula, che lavorano di domenica per rispettare le scadenze, quelli che seguono i tesisti. Noi siamo quelli che speravano di diventare ricercatori domani, ma che con la legge 133 non lo saranno mai. Noi contestiamo questi tagli come soluzione ai problemi dell’università, e il modo in cui questi tagli sono stati decisi: ad agosto, con un provvedimento straordinario, in nove minuti. Noi riteniamo che questo sia un attacco alla ricerca perché l’85% della ricerca italiana si svolge nelle università pubbliche italiane, ed è ricerca indipendente e di qualità, ed è ricerca fatta prevalentemente da noi precari. Noi contestiamo che di fronte ad accuse di invecchiamento dell’università si impedisca l’accesso a tutti i giovani che vogliono imparare e che sanno fare ricerca. Noi contestiamo che alla “fuga dei cervelli” si risponda con il blocco del turnover, che equivale ad incentivare la stessa fuga dei cervelli. Noi contestiamo che di fronte al bisogno di cambiamento dell’università pubblica si emani una legge che rafforza e favorisce i poteri forti. Noi siamo uniti dall’incertezza del domani e dal netto rifiuto di questo provvedimento legislativo. Pertanto ci rivolgiamo a tutti i dottorandi, dottori di ricerca, assegnisti, contrattisti, collaboratori di ricerca, ricercatori, e docenti affinché partecipino attivamente alla protesta in corso. Vi informiamo che la nostra protesta è appena iniziata. Vi invitiamo a prendere contatto con noi, e a partecipare ai prossimi incontri che verranno comunicati su: http://groups.google.com/group/ricercaprecaria
Il prossimo appuntamento è giovedì 30 ottobre ore 10, nello spazio antistante il parcheggio di Lingue.

Forse alla fine saremo come il rumore dei ciottoli di una strada sterrata mentre alcune auto vi stanno passando sopra, ma certo vi terremo informati, per quel poco che ci è consentito!

23 ottobre 2008

Una stagione selvaggia


Non mi riferisco al romanzo di Lansdale, il primo della serie di Hap e Leonard, ma ai movimenti di protesta che stanno sorgendo nei confronti del governo italiano, il governo Berlusconi, a causa da una parte della riforma scolastica firmata dal ministro Gelmini e dall'altra della manovra finanziaria che tocca l'università proposta dal ministro Tremonti. Vediamo un po' nel dettaglio cosa succede nel mondo accademico:

In questi giorni le proteste provengono un po' da tutti gli atenei italiani: soprattutto gli studenti e i giovani ricercatori e i vecchi precari della ricerca animano cortei e occupazioni, cercando di ottenere innanzitutto un confronto con il governo. Ciò che viene maggiormente contestato alla manovra, la legge 133/2008, è la trasformazione delle Università in fondazioni inserita nell'articolo 16 comma 1:

In attuazione dell'articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell'autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione e' adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e' approvata con decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1° gennaio dell'anno successivo a quello di adozione della delibera.

E' ovvio che un'università che non vuole diventare fondazione per mantenere, rispetto al privato, l'autonomia decisionale sulla didattica e la ricerca, dovrà affrontare una serie di tagli nei fondi, ultimo dei quali per aiutare le banche a superare quella stessa crisi di cui sono, in parte o in toto questo è opinabile, responsabili (vedi anche la versione completa stampabile della stessa legge):

Il Ministero dell'economia e delle finanze e' autorizzato, anche in deroga alle norme di contabilità di Stato, a sottoscrivere o garantire aumenti di capitale deliberati da banche italiane che presentano una situazione di inadeguatezza patrimoniale accertata dalla Banca d'Italia. Tale sottoscrizione può essere effettuata a condizione che l'aumento di capitale non sia stato ancora perfezionato, alla data di entrata in vigore del presente decreto, e che vi sia un programma di stabilizzazione e rafforzamento della banca interessata della durata minima di 36 mesi.

In particolare:

Con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, sono individuate per ciascuna operazione di cui al presente articolo le risorse necessarie per finanziare le operazioni stesse. Le predette risorse, da iscrivere in apposito capitolo dello stato di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, sono individuate in relazione a ciascuna operazione mediante:
a) riduzione lineare delle dotazioni finanziarie, a legislazione vigente, delle missioni di spesa di ciascun Ministero, con esclusione delle dotazioni di spesa di ciascuna missione connesse a stipendi, assegni, pensioni e altre spese fisse; alle spese per interessi; alle poste correttive e compensative delle entrate, comprese le regolazioni contabili con le regioni; ai trasferimenti a favore degli enti territoriali aventi natura obbligatoria; del fondo ordinario delle università; delle risorse destinate alla ricerca; delle risorse destinate al finanziamento del 5 per mille delle imposte sui redditi delle persone fisiche; nonché quelle dipendenti da parametri stabiliti dalla legge o derivanti da accordi internazionali;
b) riduzione di singole autorizzazioni legislative di spesa;
c) utilizzo mediante versamento in entrata di disponibilità esistenti sulle contabilità speciali nonché sui conti di tesoreria intestati ad amministrazioni pubbliche ed enti pubblici nazionali con esclusione di quelli intestati alle Amministrazioni territoriali con corrispondente riduzione delle relative autorizzazioni di spesa e contestuale riassegnazione al predetto capitolo;
d) emissione di titoli del debito pubblico.

Tutto ciò, come scrivevo, ha portato a una serie di reazioni e di proteste nel mondo universitario: giuste o sbagliate che siano nei modi e nei toni, certo hanno il merito di puntare l'attenzione verso un modo di riformare l'università italiana che non passa attraverso una legge ad hoc ma attraverso una manovra finanziaria, e quindi utilizzando la logica del mercato e dell'economia.
In questi ultimi giorni, poi, molta attenzione è stata prestata alla protesta da parte delle trasmissioni televisive di approfondimento giornalistico: molti gli interventi, molte le opinioni, il tutto al più superfluo. E togliendo il superfluo, vorrei portare l'attenzione sull'intervento conclusivo di Pierluigi Celli, attualmente direttore generale della LUISS, nella puntata del 22 Ottobre di Matrix:
Innanzitutto sottolinea la necessità di effettuare dei tagli in un momento di economia in crisi, e a maggior ragione in un mondo, quello della scuola e dell'università in cui molti e molto diffusi sono stati gli sprechi. Secondo Celli, poi, ci si poteva mettere mano in modo diverso. Soprattutto manca il modello culturale di scuola e università che si vuole prospettare... La ratio non c'è, oppure è difficile trovarla.
Riguardo la destinazione dei finanziamenti aggiunge: Le risorse non possono essere destinate senza alcuna selezione.
Continua poi il suo interessante esame della manovra, durante il quale tutti i presenti restano in silenzio (a dire il vero ogni intervento di Celli è stato ascoltato in silenzio), attaccando in un certo qual modo alcuni aspetti dell'università italiana:

Se viene a mancare un corso di comunicazioni o una facoltà di scienze delle comunicazioni in questo paese non se ne accorge nessuno, probabilmente siamo più contenti

senza poi risparmiare quella ricerca inutile, che serve a poco, in questo momento, all'Italia. In questo caso, però, non fa nomi e cognomi in maniera esplicita, questi li lascio ai lettori che vorranno commentare. Il passaggio più interessante del suo intervento, però, è il seguente:

Guardate invece quello che succede nelle facoltà scientifiche in cui avremmo bisogno di molti più investimenti. Andatevi a guardare le facoltà di matematica, fisica, ingegneria: queste sono le facoltà su cui non si può chiudere gli occhi perché non si può pensare di trattarle allo stesso modo con cui si trattano tutte le altre.

E guardate un po' sono anche le materie che, nelle scuole, diventano marginali nella formazione degli studenti, spesso affidate a insegnanti laureati in tutt'altro.
E le idee di Celli non sembrano discostarsi troppo da alcune idee che in questi giorni ho raccolto in giro per il nostro ateneo, l'Università della Calabria: in particolare un Dottorando di Fisica pone come primo obiettivo quello di responsabilizzare i gruppi di ricerca a tutti i livelli, a partire dai capi, tramite criteri di valutazione sulla ricerca stessa come primo punto per ottenere una università migliore. Non dimentichiamo che il precedente ministro Mussi aveva istituito un organo di valutazione, che non è mai partito.
Tra l'altro il Dipartimento di Fisica si sta interrogando in questi giorni sui possibili modi di protesta: spuntano fuori idee di cortei, blocchi della didattica, ma soprattutto (e sono le idee che in questi giorni dovrebbero diventare fatti) sensibilizzazione nelle scuole e nei comuni della provincia, distribuzione di volantini esplicativi, interventi alla Festa del Cioccolato. L'idea è quella di spiegare come una diminuzione dei fondi potrebbe portare al taglio dei servizi, o a un aumento delle tasse che potrebbe portare a una diminuzione dell'indotto economico che in questi anni è arrivato nell'area urbana di Cosenza-Rende, e tutto questo indipendentemente dalla virtuosità finanziaria e scientifica della nostra università.

(i video della puntata di Matrix citata nel post possono essere scaricati a partire dal sito ufficiale della trasmissione, in particolare l'ultima parte da cui sono estratti gli interventi di Celli)

20 ottobre 2008

Tirocini di ricerca: come sta andando (2)

Un piccolo aggiornamento dopo un lungo periodo di silenzio.
La Regione Calabria ha iniziato a pagare, non tutti i tirocinanti però, ai primi di Luglio circa il 60% del dovuto, nel frattempo, però, era stata allertata della precaria situazione anche la Commissione Europea, che ha recentemente risposto. Vi segnaliamo la risposta proponendovi il testo, gentilmente inviatoci da uno dei tirocinanti, Pietro Giudice:

Oggetto: Tirocini di Ricerca banditi dalla Regione Calabria

Rif.: Suo e-mail del 25 giugno 2008

ho ricevuto copia della lettera che il Libero Comitato dei Tirocinanti delle Università Calabresi ha indirizzato via-e-mail al Commissario Hubner, ed a cui sono stato incaricato di rispondere in qualità di capo dell'unità della DG Occupazione responsabile del POR Calabria 2000-2006, e più in particolare delle azioni finanziate attraverso il Fondo Sociale Europeo come nel caso del bando in questione.

La lettera ha l'obiettivo di attirare l'attenzione della Commissione Europea su alcune gravi disfunzioni riguardanti l'erogazione di borse di tirocini di ricerca, banditi dalla Regione Calabria nell'ambito del POR Calabria 2000-2006, misura 3.7.

Al riguardo desidero informarLa che abbiamo appena inviato una lettera alla regione Calabria, in particolare all'autorità di gestione del POR Calabria, richiedendo informazioni e chiarimenti in merito a questa vicenda.

Non mancherò di tenerLa informato, appena avrò ricevuto risposta dall'autorità di gestione in merito a questo specifico caso.

Philippe Hatt
Capo Unità

E ovviamente, se riusciremo ad avere ulteriori novità, saremo qui a ragguagliarvi della situazione.

P.S.: potete scaricare il pdf originale dal sito del Comitato

11 ottobre 2008

Anche in svizzera parlano calabrese

Federico, Giuseppe, CristinaMentre viene celebrato il Nobel per la pace, la nostra piccola Calabria, lo stivale d'Italia, celebra i suoi miti, o almeno quelli che vorremmo poter indicare come miti, amici, punte di diamante per noi tutti calabresi. In particolare giunge sulle pagine dei nostri giornali locali il contributo del gruppo di ricerca di Alte Energie del Dipartimento di Fisica di Cosenza. Un breve articolo sia sulla Gazzetta del Sud (sul cui sito, se non siete abbonati, potete leggere un breve estratto), sia sul Quotidiano della Calabria, entrambi usciti con articoli sull'LHC e i contributi cosentini all'esperimento.

NON ci sono solo protoni e “Bosoni di Higgs” nella sua vita, ma anche una scuola di tango argentino che frequenta nelle ore, poche, che gli restano libere dal più grande esperimento di fisica che la storia ricordi: l'acceleratore di particelle (Lhc) azionato a Ginevra lo scorso 10 settembre sotto i riflettori di tutto il mondo. Cervellone di casa nostra, Federico Zema è nato 33 anni fa a Reggio Calabria.

Così esordisce il Quotidiano, e nel corso dell'articolo Federico, che sono orgoglioso di considerare buon amico, ci spiega Atlas:

Atlas è come un enorme barile inclinato nel cui asse passa l'acceleratore: al suo centro Lhc fa collidere i protoni e Atlas è pronto a rivelare i diversi tipi di particelle.

E continua:

Atlas può fornire 150 milioni di possibili segnali elettrici a seconda delle particelle prodotte negli scontri e tutto questo avviene 40 milioni di volte ogni secondo. Le schede elettroniche raggruppano tali segnali e attraverso i computer noi siamo pronti a studiare cosa viene fuori.

LHC, però, è diventato famoso anche e soprattutto per la riproduzione delle condizioni del Big Bang e per la ricerca del bosone di Higgs: proprio a tal proposito si esprime più avanti Federico utilizzando queste parole

Il Bosone di Higgs è lontano dalla vita della gente - confessa -ma dal punto di vista della tecnologia è molto importante che questi esperimenti si facciano. Il fatto stesso che l'acceleratore riesca oggi a gestire, con tale precisione, particelle che in un secondo fanno undicimila volte il giro dell'anello, lungo 27 Km, qualche anno fa era impensabile. Le industrie di tutto il mondo hanno fatto la fila per partecipare alla realizzazione di Lhc perché hanno tratto enormi conoscenze che poi spenderanno anche nella tecnologia che usi a casa tua.

Belle parole che danno il senso del lavoro di ricerca della fisica sperimentale moderna nelle alte energie. E spero che in un futuro non troppo lontano potremo celebrare Federico e gli altri ragazzi di Calabria che a Ginevra stanno lavorando a questo importante esperimento. E magari, perché no, come obiettivo personale, proporvi qui o su altri lidi una bella intervista/rimpatriata con Federico e gli altri.
Vi voglio lasciare, però, non già con queste speranze del futuro, ma con un bel racconto sull'accensione dell'acceleratore:

E' stato come ridiscendere sulla luna e non dimenticherò mai quando il direttore Lyn Evans ha cominciato il conto alla rovescia: "Trois, deux, un ... faisceau!". Due flash sono apparsi sul primo schermo, come previsto. La tensione si e' sciolta e il Cern si e' unito in un unico abbraccio.

Il resto potrete leggerlo nella versione pdf della pagina del Quotidiano.

Buona lettura a tutti!!!